Sembra di essere nelle Highlands ma è Italia: il borgo piemontese dove si parla ancora la lingua dei guerrieri scozzesi

Cosa lega Gurro, un piccolo comune che conta poco più di 100 anime, alla Scozia? Una domanda che può sembrare strana, ma la risposta secondo alcuni studiosi affonderebbe le radici nel tardo Medioevo. Era il 24 febbraio 1525 quando le truppe francesi al soldo di Francesco I e quelle del Sacro Romano Impero di Carlo V si sfidarono alle porte di Pavia. Una battaglia che fece oltre 12mila vittime tra le truppe franco-spagnole, ma durante la quale combatterono anche delle truppe scozzesi. Non era raro, a quel tempo, rivolgersi a esperti soldati (i cosiddetti mercenari) provenienti da paesi che non c’entravano niente con la guerra in corso.
Dopo la battaglia, alcuni scozzesi erano intenzionati a tornare a casa, ma il freddo invernale li spinse a fermarsiproprio nel piccolo paesino di Gurro, nel Verbano-Cusio-Ossola piemontese. E da qui, semplicemente, decisero di non andarsene più: sposarono le donne del luogo, e visto che le montagne della regione ricordavano loro quelle della terra natìa, perché tornare? Ed è così che nacque la leggenda del piccolo borgo scozzese d’Italia, un luogo dalla bellezza fenomenale circondato da una natura che è tutta da percorrere passeggiando o andando in bicicletta.
Ecco cosa unisce Gurro alla Scozia
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Uno scorcio “scozzese” di Gurro. Foto di luca_g._95 su Instagram. Tutti i diritti riservati
Un po’ Highlands, un po’ terra di bagna cauda. Il Piemonte è decisamente una delle regioni più particolari d’Italia, e non è un caso che percorrendo le stradine di Gurro si noti qualcosa che, pur nella sua bellezza, apparentemente “stona”. È una differenza significativa tra il paese di nemmeno 200 abitanti e tutta la circostante Valle Cannobina, che è evidenziata dalla presenza, in particolare, di case a graticcio.
Questa forma di costruire, che è tipica del Centro-nord Europa (se ne trovano testimonianze soprattutto in Germania, nell’Alsazia francese e in vari punti del Regno Unito), qui è interpretata con una caratteristica ancor più particolare: le travi esterne degli edifici sono disposte a X, con una forma che parrebbe ricordare la croce di Sant’Andrea, che compare sulla bandiera della Scozia e ne è un simbolo nazionale. L’uso del graticcio non è una caratteristica comune in Italia, tanto meno in quest’angolo del Bel Paese. Lo si può vedere anche in quella che viene chiamata Casa di San Carlo, un antico edificio – peraltro abbastanza compromesso – dove tutta la facciata anteriore è in legno, che copre anche i balconi, e nella quale Carlo Borromeo, cardinale di Milano, soggiornò nell’anno 1574.
Un dialetto “gaelico” di Gurro
E poi ci sono loro, i tessuti scozzesi: sì, perché donne e uomini di Gurro li usano sovente nelle giornate di festa, indossando tartan, kilt e sporran (la borsa in pelle che viene messa alla cinta), a memoria – o forse solo per rivendicare questo rapporto speciale con la Scozia – della patria lontana. Una sfilata folkloristica e decisamente originale alla quale prendono parte tutte le generazioni: basti pensare che servono fino a 14 metri di tessuto per realizzare un abito tradizionale femminile, mentre il kilt e la stola indossata dagli uomini non sono certo meno impegnativi.
Il dialetto gurrese conta, e i ricercatori universitari lo hanno confermato, molti termini provenienti dal gaelico. Una piccola isola linguistica lontana da tutto il territorio circostante, a ulteriore conferma di questa che, da una piccola goccia nel passato, è oggi diventata l’identità che caratterizza questo luogo. Percorrendo vicoli in pietra, ammirando case metà di legno o metà di pietra, si riesce a capire perché a Gurro hanno tanta voglia, e tenacia, nel conservare questo legame con la Scozia.
Consigli utili
Gurro si trova a meno di mezz’ora dalle sponde del Lago Maggiore. La sua è una posizione apparentemente scomoda, ma magnificamente centrale per questa zona: nel giro di un’ora è possibile scoprire Santa Maria Maggiore (la città del Natale in Piemonte), Domodossola, Verbania e Cannobio, ma anche arrivare nella svizzera Locarno e, in poco meno di due ore, alla Cascata del Toce che, con i suoi 140 metri di salto e l’antico hotel sulla sommità, è un luogo di grandissimo fascino.
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