Ha rischiato la rimozione ma oggi è ancora lì: il destino della statua “incompiuta” nel cuore di Roma

Roma è una delle città più belle – se non la più bella – al mondo. Ogni anno milioni di turisti arrivano nella Capitale per ammirare il suo incredibile patrimonio storico, artistico e monumentale (qui tutte le info per i tour turistici a Roma). Dal Colosseo a San Pietro fino al Pantheon, la Fontana di Trevi oppure i Fori Imperiali, tutta la città è una sorta di museo a cielo aperto diffuso. Eppure c’è un monumento che sembrerebbe non piacere proprio a nessuno, tanto da aver creato anche una sorta di imbarazzo con il Vaticano.
Il bello è che si trova anche in un punto tra i più trafficati e percorsi della città: Piazza dei Cinquecento, praticamente attaccato alla Stazione Termini. A campeggiare su una delle principali porte di ingresso alla città così c’è un monumento considerato come la statua più brutta al mondo. Il paradosso che si tratta di un omaggio di Roma a uno dei personaggi più importanti e influenti del XX secolo, così poco riuscito che c’è stato bisogno immediatamente di un restyling. Nonostante questo ancora oggi la statua è considerata come un’opera incompiuta che in molti vorrebbero rimuovere. Scopriamo allora la storia e le curiosità della statua di Giovanni Paolo II a Roma.
Indice dei contenuti
La statua di Giovanni Paolo II a Roma
![]()
La statua di Giovanni Paolo II di Stazione Termini, chiamata “Conversazioni”, di Oliviero Rainaldi. Mikhail Malykh, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Anzitutto, ciò che vedi è la seconda versione della statua, che è leggermente migliore della prima. Rimane impressa, tocca i tuoi sentimenti, magari non nel modo inteso dalla statua e dall’autore stesso, ma ci riesce bene. Ma a proposito di intenzione originaria… quando, come, ma soprattutto perché? Non lasciarti rovinare da subito l’ingresso a Roma: lasciati deliziare dalla storia di un (involontario) capolavoro.
Anno domini 2011, Roma decide di omaggiare Giovanni Paolo II con una statua monumentale nel cuore pulsante della città, ovvero Stazione Termini, uno dei due caotici crocevia trafficati che accoglie a milioni fra turisti e non (l’altro è Stazione Tiburtina). Un’opera dall’intento nobile, quello di rendere omaggio al papa polacco, il Papa Buono, figura iconica per l’umanità intera. L’idea di una scultura in bronzo che raffiguri il pontefice non è male: un gesto di protezione col mantello aperto, in un abbraccio simbolico e accogliente, idea da una foto del 1993 quando Karol Józef Wojtyła in un convegno ha avvolto col mantello un bambino seduto su una scalinata.
L’opera di Oliviero Rinaldi
Il progetto è promosso col sostegno del Comune di Roma e affidato allo scultore Oliviero Rainaldi, conosciuto per lo stile modernista e astratto. E fin qui, tutto ok. Problema è che, come molto spesso succede con l’arte contemporanea, l’intenzione non corrisponde facilmente alla percezione pubblica. E fu così che il 18 maggio 2011, in cerimonia, la statua si svela. Ahia.
Conversazioni, si chiama la statua di Oliviero Rainaldi. Davanti a una folla di dignitari e cittadini romani si erge un monumento di 5 metri a Piazza dei Cinquecento ma qualcosa non va. La figura carismatica e paterna di Giovanni Paolo II è un po’ off, un po’ enigmatica, non si capisce. No, non si capisce, affatto: un mantello semplicemente tozzo e soprattutto una testa squadrata con un’espressione degna dei peggiori bar di Caracas. E quella che c’è qui sopra è la seconda versione!
La prima versione della statua
Brutto, brutto, aiutame a di’ brutto, diceva Enrico Brignano in “Io per voi un libro aperto”. Non sulla statua, ma il sapore è quello. Pippo-b, e pietro scerrato, CC BY-SA e CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Conversazioni, questo il nome della statua di Oliviero Rainaldi, che di conversazioni ne ha create eccome. Le reazioni sono decisamente a catena e poco lusinghiere: un blocco di bronzo, Papa Batman, l’ingresso istantaneo fra i monumenti più brutti al mondo secondo la CNN americana al tempo, le critiche dell’Osservatore Romano, i peggio nomignoli sui social media. Se per questo la CNN americana fa derivare il paragone da una lista fatta da Iain Aitch, che equipara la posa della prima versione a “Mussolini che tenta di rapire un minore“.
Insomma, si stava meglio quando si stava peggio. L’involontario successo mediatico piove da ogni angolo, mica solo dai romani. Pure in Polonia l’opera è stata accolta, perché il fatto che il papa non si riconoscesse proprio era universale. “Astratta, distante”, dicevano, dicono. Il paragone con tante altre statue di Wojtyła per il mondo ma pure per Roma è lampante, ma non è tutto, perché la situazione è peggio di quel che sembra. Si attacca il processo creativo, in una città piena di storia e di dettagli minuziosamente scolpiti si fa posto, per qualcosa di così importante, l’astratto. Conversazioni è stata ribattezzata semplicemente come “la campana di Termini” e le critiche non mancano.
Le polemiche a Roma e le modifiche
Le critiche raggiungono chi di dovere, tant’è che nel 2012 vengono fatte modifiche importanti. Il Comune di Roma e il Ministero dei Beni Culturali decidono di intervenire, e il volto del papa diventa riconoscibile, il mantello si alleggerisce e la base della statua rimpicciolita. Il restyling placa un po’ le polemiche ma rimane quel che è. Fai il paragone fra le due foto.
Dopotutto, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace, direbbe qualcuno. Il problema di fondo è che non piace e che l’originale era meglio: le polemiche peggiorarono a causa della bozza del progetto originale, resa pubblica da un cardinale, che effettivamente a Karol Wojtyła ci somigliava. Oliviero Rainaldi si espresse sul restyling di Conversazioni, con tanto orgoglio, dichiarando che il progetto aveva tenuto il suo valore artistico. In molti continuarono a vedere il tutto come un errore di comunicazione fra l’intento dell’artista e il gusto del pubblico, rovinando una commemorazione importante.