Arte, cultura e centrali elettriche: 3 giorni alla scoperta dei musei sconosciuti di Roma

Non solo Musei Vaticani, Colosseo e Pantheon: la Capitale è un vero crogiolo di ricchezze storico-archeologiche e culturali, tra le quali si nascondono spesso alcune sorprese. In questo viaggio di 2 giorni a Roma abbiamo scoperto quelli che sono alcuni dei musei sconosciuti di Roma, luoghi sorprendenti che ci hanno fatto scoprire un lato insolito dell’Urbe.
Indice dei contenuti
Musei sconosciuti di Roma. Diario di viaggio
Primo giorno: viaggio
Questa volta siamo partiti da Modena nel pomeriggio, quindi siamo arrivati a Roma a casa di mia sorella alla sera tardi, ma almeno abbiamo salvato il sabato mattina.
Secondo giorno: a spasso per Roma dai Mercati Traianei alle Scuderie del Quirinale
Abbiamo preso la metro di buon mattino dalla stazione di Eur Magliana e siamo scesi a Termini, stranamente senza trovare ascensori rotti. Dopo una bella passeggiata che ci ha portati fino in Piazza Venezia ci siamo separati, perché le mie sorelle dovevano andare a vedere una mostra che io e i miei genitori avevamo già visto, dunque nell’attesa noi tre abbiamo deciso di intrufolarci al Museo dei Fori Imperiali nei Mercati Traianei, pensando che non ci sarebbe voluto molto per fare il giro. Alla faccia dell’errore di valutazione, alla fine sono state le mie sorelle a dover aspettare quasi un’ora che noi completassimo i tre piani del museo. Fortunatamente c’erano gli ascensori, anche se le parti esterne si sono rivelate parecchio sconnesse, inclusa la terrazza con vista sui Fori Imperiali. All’interno comunque ci sono i resti delle decorazioni dei fori, alcune statue poi dovevano essere veramente colossali a giudicare dai frammenti che ne erano rimasti, ho visto una testa che sarà stata più alta del mio busto!
Quando siamo finalmente riusciti ad uscire abbiamo deciso di girovagare un po’ per il centro alla ricerca di un bar dove pranzare e io, col fatto che eravamo in cinque, ho suggerito di dirigerci dalle parti di Piazza Navona per visitare la chiesa di Sant’Agnese in Agone che mi ricordavo essere inaccessibile. Infatti le mie sorelle hanno dovuto aiutare nostro padre a farmi fare più di dieci scalini per entrare, ma decisamente ne è valsa la pena! La chiesa all’interno è un vero trionfo del barocco romano e la cosa particolare è che nessuna delle pale d’altare è dipinta, sono tutte scolpite nel marmo. Sotto la chiesa ci sarebbe anche la Cripta di Sant’Agnese, eretta proprio nel punto in cui secondo la tradizione avvenne il suo martirio, ma, oltre ad avere altre scale, all’ora di pranzo era chiusa e noi nel pomeriggio avevamo prenotato la visita alla mostra Tesori dei Faraoni, alle scuderie del Quirinale. Abbiamo quindi continuato il nostro peregrinare per Roma e ci siamo trovati davanti alla Basilica di Sant’Andrea della Valle, non c’era tempo per visitare un altro museo, ma un’altra chiesa si; dunque, malgrado i sette scalini davanti, siamo entrati. Anche qui siamo rimasti a bocca aperta: l’ambiente è immenso ed il soffitto e l’abside sono ricoperti di dorature, che complici le grandi finestre rendono la chiesa estremamente luminosa. Questa chiesa nasconde anche una curiosità: proprio nella prima cappella di sinistra Puccini ha ambientato il primo atto de La Tosca. Dopo di ché era finalmente arrivato l’orario della mostra e siamo saliti sul colle del Quirinale. Effettivamente sono presenti dei manufatti splendidi che raccontano anche storie poco conosciute, come quella di Ahhotep II, l’unica regina guerriera della storia egizia. Peccato soltanto che l’audioguida fosse parecchio noiosa, mentre sui cartellini mancavano un po’ di informazioni. Abbiamo invece scoperto che alle Scuderie del Quirinale c’è anche il bar, e così ci siamo fatti una buona merenda a metà del giro. Infine ci siamo di nuovo diretti alla Stazione Termini per riprendere la metro e tornare a casa di mia sorella e indovinate un po’… l’ascensore che ci serviva non funzionava; ci siamo dovuti arrangiare con le scale mobili.
Terzo giorno: qualche sorpresa nei dintorni dell’Eur
Col fatto che nel pomeriggio saremmo dovuti ripartire per tornare a casa e ci aspettavano quattro ore di macchina, abbiamo preferito non rischiare di far tardi nel tornare dal centro. Ci siamo quindi fermati alla stazione della metro B “Garbatella” e siamo andati alla Centrale Montemartini, una centrale termoelettrica di inizio Novecento nella quale è stata allestita una gipsoteca con opere provenienti dai Musei Capitolini. Il percorso si è rivelato accessibile e anche molto lungo, non pensavamo ci fossero così tante statue, che tra l’altro ci vuole coraggio a chiamare reperti minori. Alcuni avevano dei soggetti veramente particolari, come la rappresentazione di una bambina seduta in atteggiamento pensieroso. Nella centrale ci sono poi ancora i macchinari che servivano per la produzione di energia che sono veramente mastodontici: in una sala c’era un forno che sarà stato alto come minimo dieci metri! A quel punto avevamo fatto l’ora di pranzo ed abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa ai Laghetti dell’Eur, riprendendo la metropolitana; avendo trovato anche i mercatini di Natale ci siamo anche fermati a guardare le bancarelle. Ultimissima tappa è stato il Museo delle Civiltà, anzi una sua parte, perché comprende vari musei ed è enorme (oltre ad essere in parte in ristrutturazione). Fatto sta che noi abbiamo visitato il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari Italiane, che si è rivelato accessibile. Il museo racconta i mestieri tradizionali italiani e anche delle attività o tradizioni delle varie regioni. Ci sono un paio di presepi napoletani spettacolari, oltre che enormi. Il resto lo abbiamo fatto veramente di corsa perché ormai era il momento di tornare a prendere la macchina. Ci hanno però detto che nella sezione della preistoria stanno allestendo una grande zona multimediale, che sarà pronta nel 2026.






