Alghero: i turistipercaso raccontano la loro città

<p class='sottotitolo'>di Gavino P.</p> <div class='tabtestogrande'>La mia città è Alghero. Posta sulla riviera del corallo, nella Sardegna Nord-Occidentale è un posto in cui si fondono più culture, quella sarda, quella catalana, quella italiana. Porta d’oro del turismo in Sardegna nell’800 ...

La mia città è Alghero. Posta sulla riviera del corallo, nella Sardegna Nord-Occidentale è un posto in cui si fondono più culture, quella sarda, quella catalana, quella italiana. Porta d’oro del turismo in Sardegna nell’800 e fino ai primi del 900, ha abdicato il suo ruolo di regina turistica intorno agli anni 60 a favore della più conosciuta Costa Smeralda. Alghero non è mondana come la costa orientale sarda, ma non è nemmeno ‘di plastica’ come Porto Cervo o Porto Rotondo; d’inverno è abitata da circa 40.000 persone (e non da custodi o giardinieri di ville solo estive) e i suoi abitanti parlano la lingua di Barcellona (tanto che la stessa città è chiamata dai locali ‘Barceloneta’). Cosa offre al viaggiatore Alghero? Un comune che conta quasi 50 km di costa, 28 verso Nord, dove si staglia il ‘gigante addormentato’ ovvero il promontorio granitico di CapoCaccia, 15 verso Sud , lungo il selvaggio litorale Alghero-Bosa, con una varietà di balneazione rara a trovarsi altrove: spiaggie bianche e coralline (come quella cittadina di Maria Pia), baie incantevoli incastonate fra alte rocce (come le calette del Lazzaretto), sistemi dunali, scogliere accessibili, spiagge calcaree dorate e lunghissime (come Porto Ferro), grotte marine suggestive (come le grotte di Nettuno e la grotta Verde), fondali ricchi di pesci, crostacei e coralli di rara bellezza.

Ma Alghero soprattutto offre il suo romantico borgo, cinto da possenti bastioni aragonesi, e che si insinua sul suo mare come la prua di una nave.

Offre un centro color giallo-ocra pieno di vicoletti ombrosi che danno tregua alla calura estiva, offre gioielli architettonici quali la cattedrale con il suo campanile di forma ottogonale o il chiostro di San Francesco, offre stradine ostili ai tacchi a spillo, formate da lastre e ‘ginchettas’ (una sorta di sampietrini), offre localini di tutti i tipi, da pub a piano bar, da baretti notturni sulla spiaggia a discoteche, da enoteche a ristoranti, dove si può gustare una cucina contaminata dai gusti dell’entroterra sardo (agnello e porcetto) e dalle tradizioni catalane (paella e aragosta alla catalana, “la migliore del mondo”), il tutto irrorato da bianchi strutturati forse troppo facili a bersi e quindi traditori (vermentini di 12/13 gradi che vanno giù che è una bellezza con retrogusti di ginepro o di frutta). Eppoi Alghero offre una posizione invidiabile per visitare la Nurra, è a 50 km dalla mitica Stintino (meraviglia purtroppo deturpata da troppo cemento), a 45 da Bosa (centro veramente delizioso), a pochi chilometri da centri archeologici di una certa importanza (complessi nuragici di Palmavera e Torralba, necropoli di Anghelu Ruiu), ma soprattutto, dal 2001, da la possibilità di visitare con partenza da Stintino e Porto Torres la magnifica ed incontaminata isola dell’Asinara, con una flora ed una fauna molto ricche (cinghiali, mufloni, asini albini) e calette dove fare un bagno indimenticabile.

Ultimo, ma non per importanza, il Maestrale: un vento a volte dispettoso, a volte agognato, odiato quando si prende il sole sulle leggere spiagge coralline di Alghero, amato dai surfisti, da velisti e da tutti coloro che possono, alla sera, trovare un po’ di refrigerio dopo una lunga giornata calda; un vento che trasforma le dune e che porta, nelle nari del turista il profumo antico e selvatico della Sardegna, profumo di ginepro e di mirto, di fiori selvatici e macchia mediterranea e a volte, purtroppo, di terra bruciata, profumi ed odori che colpiscono i sensi come schegge di vetro, lasciando ricordi indelebili ed un male diffuso e contagioso fra i visitatori della mia terra : il mal di Sardegna Gavino P.

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