Sorprendenti Balcani

Croazia e Bosnia, con una deviazione in Serbia, una tappa in Slovenia, e alcuni ricordi di Montenegro e Albania... Il fascino delle frontiere, i segni della storia, e tante nuove scoperte

  • di ludiaman
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Quello che segue non è un vero e proprio diario di viaggio. È piuttosto il racconto di come una “normale” vacanza al mare in Croazia si sia trasformata strada facendo in una sorprendente scoperta dei Balcani e della loro storia. Ogni tappa, ogni frontiera attraversata, è evocativa di mondi e popoli diversi, e ci spinge a esplorare un po' più in là, a fare memoria di un evento storico, a ricordare un altro viaggio fatto in passato...

L'unico programma certo, fino a pochi giorni prima della partenza, era una settimana in Croazia, a Senj, dove avevamo prenotato un appartamento con amici. Quattro adulti e due bimbi, di due e tre anni, per alternare mare e turismo tra le città, i parchi e la costa dalmata. Ma siccome non siamo capaci di stare fermi, abbiamo macinato parecchi chilometri per esplorare i dintorni. Poi, salutati gli amici, abbiamo proseguito verso sud: quattro giorni con base a Ploce per conoscere la costa meridionale. E poi, prenotando di volta in volta la tappa successiva su internet, ci siamo mossi verso l'interno: Mostar, Sarajevo, Mokra Gora (Serbia), ed infine verso nord per tornare (con calma) a casa, attraversando ancora Croazia e Slovenia.

I dettagli logistici e li lasciamo in fondo: per chi vuole, andate all’ultima pagina. Noi intanto cominciamo raccontando impressioni e suggestioni.

A proposito delle frontiere (quelle fisiche e quelle mentali)

Muovendosi nei Balcani ci si rende conto di tre cose: primo, le dogane esistono ancora (e chi se le ricordava dopo Schengen?!). Secondo, la cortina di ferro non esiste di più, ma nelle nostre teste è ancora lì e non si smuove. Terzo, le frontiere sono bellissime (le dogane invece no).

Sul primo punto c'è poco da dire: per arrivare a Dubrovnik, per esempio, bisogna passare in Slovenia, poi in Croazia, poi in Bosnia per una decina di chilometri, poi di nuovo in Croazia. Code, documenti, carta verde... non siamo più abituati, per fortuna!

Il secondo punto è più interessante: provate a chiedere a qualcuno di parlarvi degli stati Europei o dei Paesi nostri vicini. Vi parleranno, con maggiore o minore cognizione di causa, della Francia e della Svizzera, forse dell'Austria e poi allontanandosi della Germania, della Spagna... Ma la Slovenia in quanti la citeranno? La Bosnia, così piena di turisti tedeschi, da quanti italiani è visitata? E dell'entroterra croato cosa sappiamo, a parte che c'è un bel parco a Plitvice? Non è ignoranza, e se lo è ne siamo vittime tutti: è proprio una forma della nostra mente che quando guarda una cartina d'Europa vede solo la parte a ovest e quella a nord. Come se le Alpi Giulie fossero una barriera invalicabile. Curioso, no?

Terzo punto: a volte in un viaggio all’estero il fascino non lo dà la distanza, ma la frontiera. Non solo varcarla, ma viverla (“Io danzo sulla frontiera”, canta Jovanotti). I Balcani sono affascinanti per questo, sono un crocevia incredibile di popoli: italiani e veneziani, austriaci e ungheresi, turchi, greci, slavi, illiri, romani... Rimaniamo ad oggi: basta viaggiare su un'autostrada croata in stagione turistica e si vedono targhe italiane, tedesche, austriache, slovene, ungheresi, polacche, slovacche, ceche, serbe, bosniache, turche, romene: quante di queste ne vediamo da noi? Chi se lo ricordava che il continente europeo è composto anche da questi Paesi?

E sulle strade poi non ci sono solo i turisti. Istruttiva in proposito la coda che abbiamo trovato in autostrada, al ritorno, alla dogana fra Serbia e Croazia: per rientrare in UE bisognava incolonnarsi, e a lungo. E nella colonna si vedevano automobili con targhe diverse, tra cui tante italiane, francesi e tedesche. Belle macchine, per lo più

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