Turistipercaso in primo piano: Matusca

<em>Chi sono i Turistipercaso dietro agli schermi? Le interviste della rubrica “Turistipercaso in primo piano” servono proprio a scoprire qualcosa in più sui lettori-viaggiatori che navigano il sito e ne popolano la Community. Questa settimana <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=487'>Kia81</a> </em><em>intervista per noi ...

  • di Kia81
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Chi sono i Turistipercaso dietro agli schermi? Le interviste della rubrica “Turistipercaso in primo piano” servono proprio a scoprire qualcosa in più sui lettori-viaggiatori che navigano il sito e ne popolano la Community. Questa settimana Kia81 intervista per noi Matusca.

A Rosario sono le 5:30 del pomeriggio...Ripasso il mio foglio con le domande e compongo il numero di Matusca...Driiiiiin, driiiiiiiin... Suona! Matusca risponde, me la vedo che risponde al telefono un po' accaldata dai 30°C di questa tarda estate argentina che non vuole lasciare il passo all'autunno... E dopo i primi momenti di imbarazzo entrambe ci sciogliamo e le parole arrivano a raffica... Ed ecco il risultato di una luuuuuuunga telefonata transoceanica...

Kia81: Partiamo con una domanda banale: presentati ai tuoi amici di TPC! Chi è Matusca e cosa fa nella vita? Matusca: Difficile dire chi sono, lascio dedurlo dalle mie risposte. Per anni ho insegnato lettere, prima ad adulti nelle 150 ore, poi in università straniere (Argentina - Rosario, Honduras - Tegucigalpa e Brasile - Curitiba) e infine nella Scuola Media in Italia. Ora già da due anni sono in pensione. Vivo un po' in Italia ed un po' in Argentina, a Rosario. Non faccio niente di particolare: collaboro con il centro d'Italianistica dell'Università (seminari, conferenze), sto traducendo parti di un libro di Pareto per l'Università ed approfitto delle occasioni culturali, che sono moltissime, che la città offre: c'è l'imbarazzo della scelta. A volte collaboro anche con un gruppo di mapuche residenti in Rosario. In Italia faccio un po' di attività politica e visito i miei amici, che vivono quasi tutti fuori Piombino.

Kia81: Tu sei una giovane sessantenne, hai sempre viaggiato molto e hai vissuto la "rivoluzione sessantottina", gli anni cupi del terrorismo negli anni '70, il boom economico degli anni '80, la caduta del muro di Berlino ecc.. Com'è cambiato il tuo modo di viaggiare in questi anni e come, secondo te, è cambiato il modo di viaggiare dei giovani d'oggi rispetto a 30/40 anni fa? Matusca: No, il mio modo di viaggiare non è cambiato. Ho sempre viaggiato con i mezzi pubblici e per anni, quando lavoravo all'estero, anche in macchina quindi con maggior libertà di spostamento e meno imprevisti (si fa per dire, in America Latina di imprevisti ce ne sono quanti ne vuoi) ma ho viaggiato con il mio ex marito e con amici, tutti come me: si va secondo un itinerario più o meno prestabilito, ma lo si cambia se ci sembra il caso, ci s'infila nei posti che ci sembra meritino, da qualche parte si arriverà, ci sarà comunque qualcosa da vedere, qualcuno da conoscere. Un cambio però c'è stato: praticamente fino a quasi tutti gli anni ´70 molti dei nostri viaggi sono stati in autostop: in Austria, in Cecoslovacchia, in Grecia, in Spagna. La gente si fermava e ti faceva salire senza problemi. Mezzi pubblici ed autostop ti permettono di entrare in contatto con la gente, non dico di conoscerla a fondo ma di avere rapporti umani non banali. E niente viaggi organizzati. Ho fatto pochissimi viaggi organizzati tra cui in URSS (allora era l'unica maniera), Istanbul un fine anno e l'Isola di Pasqua perché ero sola, la gente che conoscevo c'era già andata. E poi evitavamo (ed evitiamo) come la peste i villaggi turistici. Oggi mi sembra, almeno leggendo alcuni itinerari, che molti vadano con viaggi organizzati, nei villaggi. Non sanno quello che si perdono, ci si diverte e si conosce molto di meno. Per me il viaggio è sempre stato un'occasione di conoscenza umana, politica, sociale e storica e di relativizzare il mio punto di vista su tante cose ed anche di mettermi alla prova di fronte agli imprevisti. Eppoi, gli imprevisti sono il sale dei viaggi

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Commenti
  1. Matusca
    , 15/1/2011 12:04
    Ho visto ora la tua lettera e spero che ti serva ancora. Riguardo all'Honduras sono anni che non ci vado anche se ho mantenuto i contatti con una collega di là e con altri professori. Giá quando andai io Tegucigalpa e san Pedro Sula erano molto poco sicure (del tipoi che ti dicevano di non prendere il taxi dopo le 10, o che ci fossero guardie armate sulle porte dei supermercati e dei centri commerciali. Non mi pare che la situazione sia migliorata. Certo c'è stato un periodo di molta maretta con manifestazioni, con l'esercito nelle strade, questo dopo il colpo di stato del giugno 2009, ma a questo livello la situazione si è normalizzata (nel senso che l'esercito è rientrato nelle caserme), almeno a sentire i TG, i giornali argentini e TELESUR (una specie di CNN sudamericana con capitali argentini, venezuelani, brasiliani ed uruguayani). Per il resto non credo sia affatto migliorata, come non è migliorata la situazione economica. Però devo dire che fuori da quelle città citate (e Comayagua, forse) la situazione è diversa. Parlo di paesetti piccoli ma molto interessanti tipo Copán (ha rovine maya, belle, vicino), cittadina coloniale tranquilla e simpatica o Choluteca o Tela sui Caraibi dove la vita è più tranquilla e sicura.
    Non so, se vuoi chiedermi qualche altra cosa di piú preciso scrivi pure
    magari a matuscapescini@hotmail.com
    Ciao
  2. Turisti Per Caso.it
    , 10/1/2011 12:44
    Emanuel, scrivi a Matusca in uno dei suoi forum Guida per Caso, così è più facile che intercetti il tuo messaggio. Questa è la sua pagina del profilo personale:
    http://turistipercaso.it/u/matusca/
  3. Emanuela Agati
    , 5/1/2011 15:28
    Gentile prof. Matusca,
    sono una insegnante di lettere che vorrebbe insegnare italiano in Sud America. Vorrei poter attingere dall'enorme bagaglio delle sue esperienze per poter affrontare al meglio la mia, in particolare il viaggio da sola e il soggiorno di lavoro.
    Ho letto per esempio che in Honduras le persone girano per strada armate, che c'è una sorta di coprifuoco, e tante altre cose "rassicuranti".
    Condivido la sua idea del viaggio, come crescita, apertura, condivisione e arricchimento, e anche come modo per alleggerirsi di tanti pregiudizi.
    Se volesse rispondermi o scrivermi in privato le sarei grata.
    Cordiali saluti
    E.

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