Alla scoperta di un paese solidale e responsabile

Domani si parte. Domattina finalmente si parte alla volta della Repubblica Dominicana. Sono un po’ nervosa è il mio primo viaggio responsabile, chissà cosa mi aspetta, chi saranno i miei compagni di viaggio, come ci riconosceremo. Io che quando parto ...

  • di Carmen68
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in gruppo
 

Domani si parte.

Domattina finalmente si parte alla volta della Repubblica Dominicana. Sono un po’ nervosa è il mio primo viaggio responsabile, chissà cosa mi aspetta, chi saranno i miei compagni di viaggio, come ci riconosceremo. Io che quando parto per le vacanze ho sempre tutto programmato, nulla viene lasciato agli imprevisti, questa volta mi sono fatta convincere da mia cugina e da una sua amica per questa nuova esperienza. Spero di non dovermene pentire.

I giorno E’ mattina. Intorno alle 9.00 ci troviamo al check-in di Roma Fiumicino e ci stiamo domandando chi saranno i nostri compagni “d’avventura”. Il mistero si dissolve quasi subito, i nostri sguardi vengono attirati da altri che sono alla ricerca dei nostri. Ancora non ci conosciamo ma ci siamo subito riconosciuti, sarà l’entusiasmo per il viaggio che stiamo per intraprendere che ci illumina lo sguardo diversamente dagli altri turisti in coda per il check-in o forse l’abbigliamento o le valigie o tanti altri piccoli particolari che ci fanno capire che il gruppo formato dall’agenzia Viaggi Solidali si sta riunendo per iniziare insieme questa vacanza. Bella già questa sensazione: partire senza sapere cosa aspettarsi, con dei compagni ad ora sconosciuti, ma con cui divideremo nei prossimi giorni tutto: emozioni, sensazioni, opinioni, odori, atmosfera, cibo. Partiamo. Dopo 10 ore di volo atterriamo a Santo Domingo, l’accoglienza non è delle migliori, sta imperversando un temporale pazzesco, non è quello che ci aspettavamo. Sapremo più tardi che la Repubblica Dominicana è attraversata dall’uragano Ernesto che eccezion fatta per qualche temporale notturno non ci pregiudicherà troppo il viaggio, però il grigiore del cielo viene subito scordato grazie alla calorosa accoglienza di Ramon, la nostra guida che ci accompagnerà per la prima parte del viaggio e Lorenzo che starà con noi per tutto il tempo. La prima notte a Santo Domingo la passiamo a casa di due signore fiorentine, sorelle, di cui una dottoressa che dopo un programma di vaccinazione sul posto, in accordo con il nostro paese, ha scelto di rimanere per dare una mano ai dominicani a riscattarsi da un lungo periodo di dittatura e che ora sta provando a rinascere a vita nuova.

II giorno Partenza con pullman turistico alla volta di Salcedo, una tra le province più povere della Repubblica Dominicana con destinazione Loma, un piccolo villaggio sulle colline dedito alla coltivazione del caffè. Grazie all’aiuto, alla cooperazione di Ucodep, un’organizzazione di Arezzo, gli abitanti del posto sono stati coinvolti nel recupero delle già esistenti piantagioni di caffè, abbandonate negli anni passati, perché il prodotto non era concorrenziale sul mercato internazionale, a causa delle multinazionali straniere che coltivano e vendono il caffè a prezzi più bassi, prezzo ottenuto dallo sfruttamento della manodopera. La popolazione negli anni passati migrava nella capitale sperando in una vita migliore, finendo invece ai margini della metropoli e andando ad ingrassare la fiumana di poveri che già vi risiedeva. Ad attenderci troviamo Elias, il responsabile del posto per Ucodep., che ci spiega più in dettaglio il progetto, che si chiama “ruta del caffè” e ci farà assaggiare il primo di tantissimi caffè “Jamao”che berremo per tutto il soggiorno a Loma. E’ veramente ottimo. La sera dopo aver cenato in un “restaurante recomendado” a base di “pescado” e “platano frito”; anche il ristorantino fa parte del percorso “ruta del caffè”, veniamo portati nelle famiglie che ci ospiteranno a casa loro per tutto il tempo che staremo lì. III giorno La mattina io e Giuliana, altra compagna di viaggio, ci svegliamo al profumo di “platano frito” mischiato all’aroma del caffè. Olga, la figlia del padrone di casa ci sta già preparando la colazione e in nostro onore, visto che l’ospite è sacro, sta organizzando un pasto completo quasi continentale. Caffè, marmellate fatte con frutti squisiti che non saprei riconoscere, salame fritto, uova sbattute, caffelatte, platano fritto, noi assaggiamo tutto perchè anche attraverso il cibo si riesce ad avvicinarsi ad un'altra cultura e condividerne i gusti. Olga è curiosa vuole sapere tutto di noi, del nostro paese, chi siamo, cosa facciamo, perché abbiamo scelto di visitare il suo paese. Ci racconta che vorrebbe anche lei scappare da quel “posto”, fare quello che facciamo noi, ci vede belle, ricche, perché abbiamo la macchina fotografica digitale, il cellulare ma purtroppo queste cose non sono per lei, sa che tutto questo rimarrà un sogno, non può lasciare la sua famiglia che ha bisogno di lei e poi non se lo può permettere economicamente. Partiamo per la passeggiata alla scoperta di una piantagione di caffè. Camminando lungo il sentiero “El cafetal” abbiamo la possibilità, grazie a Denio, la guida locale, di osservare ed apprendere i sistemi di coltivazione del caffè arabica d'ombra: lo sviluppo del frutto, la raccolta e la trasformazione finale. Scoprire l'ambiente naturale di una piantagione, le tecniche di coltivazione ed il lavoro delle famiglie che da generazioni si dedicano a produrre caffè è un ottimo modo per valorizzare la deliziosa e aromatica bevanda che caratterizza la vita quotidiana di ognuno di noi. La giornata nonostante il temporale notturno e le nebbie si mostra bellissima e il pomeriggio veniamo accompagnati a visitare una piantagione di cacao e la casa/museo delle sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabel trucidate dal dittatore Trujillo. La sera ci aspetta una festa in nostro onore, la comunità che ci ospita a Loma ha organizzato una serata danzante al ritmo della bachata e merengue

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