Le foto di Pola

All'alba la città croata di Pola, sulla punta estrema dell'Istria, svela la sua bellezza al viaggiatore che ha voglia di camminare senza meta nelle sue vie e tra le persone

  • di fabicastano
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Apri il pc e ti volti: il cielo si sta esibendo in un nuovo numero artistico. Il tramonto è di quelli da fermare subito. Clic. Intanto inizi a scaricare dalla digitale gli istanti che hai scelto nell’ultimo viaggio. Colleghi il cavo della fotocamera e torni indietro sfogliando i ricordi. Cammini, sono le sei del mattino, e Pola sonnecchiando riprende il ritmo. Hai accompagnato una persona molto importante per te alla stazione dei bus. Mentre vedevi il pullman andarsene hai iniziato a sentire un brivido di solitudine e libertà. Hai deciso: prima di tornare all'alloggio ti farai trasportare dal flusso degli eventi. Le città, in base all’ora in cui vengono vissute, mutano. La luce dell’alba, sfumata di pesca, dà una morbidezza nuova agli edifici intorno. Dopo un cappuccino per buttar giù degli zuccheri e stare sveglio muovi i primi passi fuori dalla stazione. Lo stupore nasce subito, lì vicino. Le pietre dell’arena romana sono rosa. Ieri, quando l’avevi visitata alle tre del pomeriggio, rifletteva una luce aggressiva che mandava in confusione. Ora l’arena è qui, mansueta, nel suo ovale perfetto, a mettersi in mostra vezzosa nonostante gli anni, e a farsi fotografare. Sei sulla parte alta del pendio e di là, oltre gli archi, si vede il mare di un blu-verde misterioso. Prendi qualche respiro di iodio che va giù nei polmoni tesi; l'aria, con quel sapore, è la stessa che i gladiatori respiravano pensando all’esibizione della sera: che poteva essere un trionfo o l’ultima. Dopo alcune foto appoggiando la macchina al parapetto, allo iodio si sostituisce un aroma di pane e brioches calde, appena sfornate. Sembri ipnotizzato da quel profumo, come un serpente che resta legato al flauto dell’incantatore, e lo segui senza opposizione.

La sensazione di disagio che si era concentrata in pancia alla stazione si sta diradando. Da alcuni giorni cercavi la chiave per entrare nello spirito della città croata. Ora che l'hai presa alla sprovvista lei ti sta mostrando una parte nuova, come accade alle persone.

Annoti sul taccuino queste parole, forse l’inizio di una poesia “ogni luogo, ogni persona, ogni incontro o silenzio nascondono una porta che da direttamente su dio”. La parola Dio l’avevi scritta con la lettera maiuscola, ma c’è qualcosa che non va. La correggi subito in minuscola. Perché il dio che immagini tu, in quel momento, non è certo un anziano barbuto che ci guarda da una nuvola per punirci. No! Quel dio che senti è intorno, dentro di te, è amico, è dolce, è famiglia, radici, sorpresa, comprensione e dolcezza, è donna probabilmente, mamma: tutte cose che con la lettera maiuscola sembrano non andare d'accordo.

Sul pc appare la foto della chiesa bianca, dietro l’arena, che hai raggiunto subito dopo, seguendo il serpentone d'aroma. Ti fermi lì un attimo, ti avvicini alla porta dell'edificio. Una donna all’interno prega guardando in alto, immobile: sarà lì da ore. Una suora, sull’altare, si muove laboriosa e mette a posto il necessario per la prima messa di giornata. In quello spazio, tra dentro e fuori, ti senti disorientato. Guardi all’interno. Pensi: dio dov’è? Lì dentro o qui fuori nel mondo? La stasi dura poco: saluti Gesù con l’occhiolino e ed esci.

Nelle viuzze di Pola, superato l’arco romano di Ercole, ti imbatti in persone che sono interessanti, eccentriche, o solo normali: tutte porte di comprensione sulla bellezza della vita che ti fluisce intorno.

Ecco la foto della panettiera. Lei, con mani pazienti, con unghie turchesi, aveva impastato quella delizia di pane che diffonde profumo e calore. Sempre con quelle mani, mentre le rubo un’immagine, sta picchiettando sul telefono, sembra presissima. Alle sei del mattino a chi starà scrivendo? A chi starà pensando? Mi nota, mi segue per un momento con lo sguardo. Ma sono già via, sento un vociare confuso che viene di là

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