Bergolo (Cuneo) è un itinerario per caso, come lo chiamiamo noi, che si rivela una sorpresa per chi ama i luoghi remoti, ricchi di anima, arte e cultura, ma allo stesso tempo quieti, lontani dal mondo e davvero rigeneranti.
Un itinerario per caso, come lo chiameremmo noi, che si rivela una sorpresa per chi ama i luoghi remoti, ricchi di anima, arte e cultura, ma allo stesso tempo quieti, lontani dal mondo e davvero rigeneranti. Bergolo (Cuneo) è una meta turistica che ritengo eccezionale, nella nostra piccola grande Italia. Un antico borgo in pietra arenaria, edificato da gente operosa, abituata alla vita faticosa dei campi, tenacemente convinta a mantenere il posto assegnato dai natali in questo estremo angolo di mondo, dove le colline per una coltivazione di sussistenza richiedevano lo sforzo esagerato di un terrazzamento in muro a secco. Siamo al confine tra Piemonte e Liguria. Natura e cultura, perenne binomio. In questo luogo, quasi non si distinguono. Sali sulla collina più alta, sul crinale tra le Valli Bormida e Uzzone, e non capisci se sia più l’ambiente selvaggio, più la cura squisitamente umana di un borgo, o l’una e l’altra cosa. A convincerti, a rapirti. Ormai fuse, in armonia. Bergolo è la prova che natura e cultura possono fluidamente coesistere. Un luogo per la mente e per il cuore. È un fatto concreto, la pietra. E in questo, che è definito il paese di pietra, il motivo è elementare: tutte le case, gli edifici architettonici storici e religiosi, anche l’acciottolato del pavimento dell’unica via – perché Bergolo è un centro minuscolo, che conta appena un’ottantina di abitanti – sono costruiti nell’arenaria locale lasciata a vista, nuda, e l’armonia di un tale contesto urbano è impreziosita dai numerosi murales, dalle opere d’arte, dai bassorilievi che ne fanno un autentico museo a cielo aperto.
Bergolo è situato a 616 metri di altitudine sul livello del mare, che qui manda frequentemente il suo vento, scirocco o – chiamato proprio come nell’Alta Savoia francese – marin. Si sale da Cortemilia, quasi sempre, solcando versanti di noccioleti per una manciata di chilometri.
Siamo nelle valli langarole, e i manufatti sono così bene inseriti nel contesto ambientale che qui si organizza annualmente un corso teorico-pratico gratuito di bioedilizia e bioagricoltura, per insegnare a lavorare la pietra con quelle stesse tecniche antiche che corrispondono ai più moderni dettami ecologici, siccome a Bergolo l’arenaria è declinata in tutte le variabili di colore, posizione, incastro. Sull’unica via si affacciano le case del paese, poche. Un pavimento lastricato, pareti antiche riportate a vista, pure la chiesa e il campanile sono stati spogliati dall’intonaco e svelati. Poi i terrazzamenti che servirono a coltivare queste colline, e opere d’arte ovunque, oltre a una stagione di eventi culturali che ogni estate si rinnova ricca di stimoli. Dimenticavo un'organizzazione ricettiva di tutto rispetto, se paragonata alle dimensioni comunali: un ristorante rinomato, una pizzeria per veloci spuntini, una piscina collocata sul belvedere in pieno contesto ambientale naturale e numerosi percorsi escursionistici, camere d'albergo, residence, foresteria, area camping e un villaggio di bungalow nel bosco che è una vera chicca.
Se si arriva in un giorno qualunque, si trova un borgo incantato. La domenica, d’estate, durante le feste, c’è sempre gente. E spesso musica, di ogni genere. Si può procedere senza guida nella visita: non ci si perde. O forse sì… c’è da augurarselo. Qui ci si può lasciare invadere da questo ritmo lento, passeggiare senza sosta, guardarsi intorno e soddisfare ogni curiosità: a Bergolo si trovano, in ordine sparso, opere d’arte moderna, una chiesa secentesca con una pregevole pala d’altare, formaggi tra i migliori, addirittura un monumento memorial a Ezra Pound, un ambiente naturale intatto e ricco, infine il mondo intero evocato su una bussola, lassù, nel punto più alto