Natale a diani

E’ passato poco più di un mese dal mio ritorno a casa e già mi sembra una vita, sto seriamente pensando di tornare quest’estate, soldi permettendo. Il mal d’Africa esiste davvero. Il Kenya ti entra dentro. E’ tutto così diverso ...

  • di Valentina.do
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

E’ passato poco più di un mese dal mio ritorno a casa e già mi sembra una vita, sto seriamente pensando di tornare quest’estate, soldi permettendo. Il mal d’Africa esiste davvero. Il Kenya ti entra dentro. E’ tutto così diverso da qui, tutto più semplice. Hakuna Matata. Il mio volo Neos è partito il 22 dicembre da Roma, siamo io Valentina e il mio boy Daniele. Abbiamo prenotato con la Karambola, 1180 euro per la settimana di Natale non è male. Abbiamo scelto Diani. La nostra agenzia ci aveva consigliato Watamu, ma era tutto sopra il nostro budget; a Malindi non volevamo proprio andare, troppi italiani. A Diani ce ne sono veramente pochi, ed è una delle cose che ci è piaciuta di più. Secondo me è tristissimo andare all’estero e trovarti circondato da persone che parlano la tua stessa lingua e soprattutto hanno le tue stesse abitudini. Prima di partire mi ero documentata tanto e ho trovato pochissime notizie su Diani, quindi spero che questo racconto possa essere d’aiuto per tutti quelli che hanno l’intenzione di partire per questo meraviglioso paese. Andateci. E’ l’unica cosa che posso dire. Il Kenya ti incanta. E avevo anche letto che il mare in Kenya non è un granché. A Diani è veramente bello, non ce lo aspettavamo proprio. Soprattutto con la bassa marea, escono fuori delle sfumature dai mille colori, stupendo. E la spiaggia è da paura. E’ di un bianco veramente accecante, finissima, di una compattezza unica, pensate che ci vanno in bicicletta!!! Comunque andiamo per ordine: partiamo da Roma con un’ora di ritardo, volo tranquillo, anche se i sedili sono veramente strettissimi e scomodissimi. Atterrati a Mombasa il caldo si fa sentire. Fila per il controllo passaporti, c’è chi fa il visto (noi l’abbiamo fatto in aeroporto in Italia, il costo è uguale), ritiriamo i bagagli e via nel nostro pulmino che ci accompagnerà a Diani. Mombasa è caotica, un sacco di gente per le strade, molte delle quali scalze, soprattutto i bambini; mentre passavamo con il pulmino ne ho visto uno dormire sul marciapiede, con degli scatoloni e delle pozzanghere di fianco a lui. E’ inutile dire che non ci sono parole. Poi appena il pulmino si ferma un attimo ti trovi circondato da persone che ti propongono collanine, quadretti colorati, statuette, un po’ di tutto. Mombasa è un’isola. Per arrivare a Diani si devono fare una decina di minuti di traghetto per un piccolissimo tratto di mare; non possono costruire un ponte perché non ci sono i soldi. I traghetti sono straripanti di gente; anche alle 5 di mattina, perché è pieno di gente che va a lavorare e che deve fare un sacco di chilometri a piedi prima di arrivare a destinazione; prima di imbarcarci abbiamo visto una specie di piccolo container che funziona come prigione temporanea, dalle piccole finestrelle si vedevano alcune persone affacciate e, mentre stavamo guardando, ecco due poliziotti trascinare dentro con forza un altro ragazzo.

Io mi limito a descrivere una minima parte delle cose che ho visto, ma vi assicuro che mentre sei lì, vedere certe immagini ti fa scattare mille pensieri, mille sensazioni che non riuscirei a spiegare nemmeno scrivendo un libro. Un viavai di gente, c’è chi torna a casa, chi va a lavorare facendo ogni giorno parecchi chilometri a piedi, donne che portano vasi, sacchi o altro sulla propria testa, mentre tengono in braccio i loro bambini, camminando con un’eleganza ed una dignità che noi ce la sogniamo; ma soprattutto un sacco di bambini, alcuni piccolini che tengono per mani i fratellini o le sorelline ancora più piccole di loro; e appena ti vedono ti salutano con la manina, altri ti corrono incontro e ti urlano Jambo, altri ancora ti chiedono se hai soldi o penne. E lasciata la città si incontrano invece i villaggi, che sono proprio un’altra cosa, anche se poi alcuni di quelli che vedremo nel safari saranno ancora più poveri

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