Sotto una buona stella

La preparazione di un viaggio è fatta di tante accortezze. Premure e preoccupazioni che vanno dalla ricerca del luogo di destinazione in tutti i suoi dettagli più suggestivi, alla previsione delle condizioni meteorologiche ottimali, fino alla fatidica scelta dell’abbigliamento più ...

  • di Sormaestro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

La preparazione di un viaggio è fatta di tante accortezze. Premure e preoccupazioni che vanno dalla ricerca del luogo di destinazione in tutti i suoi dettagli più suggestivi, alla previsione delle condizioni meteorologiche ottimali, fino alla fatidica scelta dell’abbigliamento più consono a tutte le occasioni che si vivranno in quel periodo. Solo le emozioni restano fuori e le vivremo di giorno in giorno accompagnati dalla nostra buona stella.

Decidiamo di partire di Domenica, per evitare il traffico dei fine settimana di Agosto. Stavolta abbiamo accolto la proposta dei due nostri amici di unirci a loro alla scoperta delle Dolomiti della Val di Fassa. Il viaggio è piacevole, poco traffico, poche code ai caselli, negli autogrill, ma tanto caldo che ci portiamo dietro fin dalle prime ore della mattina. In macchina però, con l’aria condizionata, sembra già di essere in quota, tanto che terrò il maglione fino all’arrivo. La nostra destinazione è Moena, proprio all’imbocco della valle. All’arrivo la fata delle Dolomiti così viene soprannominata, ci accoglie con un bel pomeriggio di sole. Famiglie a passeggio lungo le vie cittadine, negozi aperti nonostante il giorno di festa e, inaspettatamente, il traffico della statale 48 delle Dolomiti che attraversa il paese e conduce fino a Canazei lungo tutta la Val di Fassa. Agli incroci uno stuolo di attente vigilesse in guanti bianchi dirige il flusso dei villegianti. Il nostro albergo si trova proprio al centro di Moena, appena attraversato il ponticello sull’Avisio, il fiume della Val di Fassa. La Famiglia che lo conduce è subito cordiale ed accogliente. Da queste parti è usanza far precedere l’appellativo di “famiglia” al cognome del gestore, usanza che secondo noi rende queste persone molto più vicine ai propri clienti. Sarà un caso ma siamo capitati all’Hotel Stella. Giusto il tempo di scaricare i nostri bagagli e siamo già in strada per apprezzare il clima di montagna e respirare l’aria frizzante dei quasi 1.200 metri: piazza de Ramon, poi giù per la strada de’ Turchia dove per tutto il quartiere bandiere con la mezzaluna sono appese alle finestre e decorano fontane e lampioni, e poi ancora su per il viale pedonale accessibile solo ai frontisti che, presumo siano gli abitanti di fronte, e costeggia il fiume. Sulle finestre e sui balconi delle tipiche case di montagna composizioni di fiori multicolori, tetti spioventi e ciocchi di legna accatastati uno ad uno a formare precise figure geometriche. A piaz de Sotegrava c’è il Tourist Information e subito come mio solito mi dirigo a raccogliere carte, mappe, cartine, informazioni per le nostre escursioni, per fortuna loro la Domenica pomeriggio è chiuso. Fuori però, una stazione barometrica con tanto di bollettino meteorologico attrae l’attenzione di tutti i passanti: le informazioni sul tempo in montagna sono fondamentali, come impareremo nei giorni successivi, un’occhiata a queste previsioni prima di partire può evitare spiacevoli sorprese in quota. Il sole scende lentamente dietro le montagne e per gli ospiti degli alberghi è quasi l’ora di cena; purtroppo non riesco a partecipare all’incontro con Corrado Augias che si teneva proprio oggi a Moena, ma chissà se gli altri ne avrebbero avuto così tanta voglia. Dopo cena non manchiamo lo spettacolo in piazza di un gruppo folk in costume tipico che intrattiene i turisti con danze tirolesi.

E’ lunedì e ci svegliamo di buon mattino pronti per affrontare la Val di Fassa. I nostri amici hanno già esperienza di escursioni in montagna così è facile per noi organizzare la giornata. Dopo aver consumato la colazione in albergo decidiamo di partire zaino in spalla alla scoperta dei sentieri che attraversano Moena. Facciamo provvista di acqua, pane, cioccolata, frutta e ci avviamo con lo spirito dei pionieri alla volta di Soraga. Dal centro di Moena, nei pressi della fontana di Dante, parte il sentiero. Un lungo saliscendi immerso nei prati che dall’alto costeggia la statale 48. Il nostro passo è abbastanza veloce e lungo il cammino incontriamo diverse persone a passeggio come noi che cordialmente salutiamo, i più anziani ci fermano per scambiare due parole, curiosi di conoscere la nostra provenienza geografica di cui il dialetto che parliamo è un buon indicatore. Lungo la strada c’è anche l’occasione di scegliere fra diverse alternative, più o meno impegnative, ma il nostro fisico ci fa propendere sempre per quella più facile. Prima Palua e poi Soraga sono i paesini che si attraversano lungo questo itinerario. Immancabile la sosta per il caffé, abitudine cittadina che fatico a perdere anche a queste altitudini, e quella al forno dove si trova il pane appena sfornato e i golosi dolci tipici, lo strudel su tutti, poi crostate e torte di cioccolata, anche questi irrinunciabili. Attraversiamo l’Avisio e siamo sul sentiero che fa ritorno a Moena. Viene indicato come sentiero natura: di tanto in tanto pannelli colorati riportano esempi di esercizi fisici da praticare per mantenere la forma e lo spirito giusto lungo tutta la passeggiata. Il rumore dell’Avisio che scorre alla nostra destra ci accompagna ancora mentre delle piccole cascate di ruscelli di montagna ci invogliano ad assaggiare l’acqua pura che sgorga freschissima. E’ già mezzogiorno e inaspettatamente sono stanco, mi manca il fiato e faccio fatica anche nelle salite meno impegnative. I miei compagni danno la colpa all’altitudine, seppur minima, ma credo che invece la buona abitudine di una ricca colazione vada rispettata soprattutto da queste parti e decido che l’indomani cambierò le mie scelte troppo scarne e cittadine. Intanto gli altri approfittano della breve sosta per rifocillarsi assaggiando il “Puzzone”, tipico formaggio locale. Il panorama ci propone la vista di un laghetto artificiale, siamo di nuovo alle porte di Moena, il sole è ancora alto e decidiamo di proseguire per Someda. Arrivati in paese un piccolo museo ci incuriosisce ed entriamo. Si tratta di una mostra di cimeli risalenti alla I° Guerra Mondiale: foto dell’epoca, divise militari, storie di terribile crudeltà che un giovane del luogo racconta ai visitatori come le ha ascoltate dalla viva voce del nonno, testimone principale di quegli avvenimenti. Appena fuori sulla piazzetta del paese una panchina ed una fontana ci accolgono per il pranzo. Lo consumiamo velocemente per approfittare della bella giornata. Il sole ci ricarica e subito pieni di energia ripartiamo alla volta di Ronchi, poco distante, dove si trovano gli impianti di risalita per le montagne. Anche questa passeggiata è molto piacevole e segue il corso del Rio San Pellegrino che scorre verso Moena. A metà strada si passa accanto ai resti di un fortino austriaco anch’esso risalente ai tempi della guerra, quando queste valli segnavano i confini dell’impero austro-ungarico. Arrivati inganniamo l’attesa per l’apertura pomeridiana degli impianti sorseggiando un caffé al vicino rifugio. La signora che ce lo prepara è incuriosita dal racconto della nostra giornata di cammino e si sorprende come per la nostra giovane età avessimo percorso le comode passeggiate del fondovalle anziché affrontare le ben più impegnative montagne. Non ci resta che prendere la cabinovia per salire alla cima Cune. Siamo a 2200 metri e da questa altezza il panorama è veramente suggestivo. Tutto intorno a noi le vette più alte delle Dolomiti fanno capolino dai diversi punti cardinali. E’ ancora presto per poterle riconoscere al primo sguardo. Camminare su questi sentieri in alta quota con lo sfondo di queste montagne ci fa dimenticare la stanchezza della lunga giornata di cammino. Per un attimo il silenzio dell’alta quota è interrotto da un rumore in lontananza: un temporale si sta avvicinando minacciosamente e nonostante la nostra inesperienza, non indugiamo a rientrare a valle per riprendere il sentiero verso Moena. Lungo la strada ci sorprende la pioggia e stavolta siamo veramente poco preparati. Ci viene in aiuto un vecchio impermeabile antivento messo nello zaino ed un piccolo ombrello da passeggio. Arriviamo in albergo stanchi e bagnati dalla pioggia ma soddisfatti per la bella giornata trascorsa a piedi intorno a Moena. Si pensa subito all’indomani quando dovremo assolutamente dotarci di un attrezzatura più adeguata alle escursioni di montagna. Decidiamo anche di rinunciare alle escursioni con le guide alpine del posto, sicuramente troppo impegnative per chi come noi affronta per la prima volta i sentieri dell’alta quota

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