Giro ad anello sul massiccio dello Sciliar

Tre giorni di trekking e ferrate tra valli incantate, ospitalità alpina e panorami dolomitici
 

L’idea di questo viaggio nasce durante l’inverno 2021, seconda (o terza, ho perso il conto) ondata di contagi da Covid19, con conseguente lockdown e isolamento sociale. Una sera mio padre, da sempre grande appassionato di montagna ed esperto escursionista, mi chiama e mi chiede: “Hai preso ferie a luglio? Si va sul massiccio dello Sciliar”. Io, che non so nemmeno dove si trovi né ho mai sentito nominare lo Sciliar, rispondo: “le prendo subito!”, tanta è la voglia di pensare all’estate, quando avremmo potuto finalmente tornare a viaggiare e organizzare escursioni, liberi dalle restrizioni dettate dalla pandemia.

Questa è la cronaca del mio primo viaggio “zaino in spalla”, della mia prima notte trascorsa in un rifugio alpino, della meraviglia che la natura del massiccio dello Sciliar offre a chi decide di scoprirlo camminando. Ma anche di zaini pesanti, salite e discese, fatica, sudore, ginocchia sbucciate, gambe stanche, sfide vinte e prove superate, sorrisi e soddisfazione, per aver portato a termine un cammino di quasi 30 km e 1400 metri di dislivello.

Giorno 1 – Rifugio Bolzano

Sveglia presto e partenza in auto da Reggio Emilia. Usciamo dalla Brennero al casello di Bolzano Nord, e seguiamo le indicazioni per Tires. Parcheggiamo in località Bagni di Lavina Bianca in un ampio parcheggio. Per i prossimi tre giorni, il nostro mezzo di locomozione saranno unicamente le nostre gambe. Proprio dal parcheggio parte il sentiero n. 2 verso la nostra prima tappa, il rifugio Bolzano. Dopo una lunga ma comoda passeggiata tra i boschi, arriviamo al primo tratto impegnativo del nostro cammino: la Gola dell’Orsara, un impressionante taglio nella montagna da risalire lungo un ripido sentiero fatto di stretti tornanti e alcuni ponticelli in legno che permettono di superare dei punti franosi. La pendenza è tanta, ma noi la affrontiamo con calma e a passo lento, prendendo delle pause per gettare lo sguardo alle nostre spalle, dove svetta maestoso il massiccio del Catinaccio. Risalita la gola, si continua su un sentiero più agevole, ci lasciamo sulla sinistra la malga Sessel e attraversiamo il Rio Sciliar. Ci dirigiamo verso una sella che sembra un anfiteatro naturale, continuiamo prendendo il sentiero alla nostra sinistra, che sbuca su un vastissimo pascolo verde dove il silenzio è interrotto solo dai muggiti e dallo scampanellare dei bovini in alpeggio. Finalmente scorgiamo davanti a noi la caratteristica sagoma del rifugio Bolzano, un grande rifugio di proprietà della Sezione CAI di Bolzano costruito all’inizio del secolo scorso, dove trascorreremo la notte. Tempo di percorrenza: 5 ore con diverse soste.

Prenotando con largo anticipo, mio padre era riuscito a riservare una delle poche camere doppie di cui il rifugio  dispone.  La maggior parte dei posti letto è collocata in ampie camerate con letti a castello. Il rifugio dispone poi di una sola doccia per tutti gli ospiti, cosa che provoca lunghe file ai bagni nei periodi di alta stagione. Nonostante l’attesa, ho trovato educati e pazienti gli ospiti del rifugio, fatto che conferma il caratteristico fair play  dell’escursionista di montagna. Alle camere si accede solo senza scarponi, per questo è necessario mettere nello zaino un paio di ciabattine. Nelle camere non ci sono lenzuola e asciugamani, occorre portare i propri. La struttura è pulita e ordinata, il personale cordiale, e il cibo tipico super. Abbiamo cenato con un piatto unico a base di crauti, patate e wurstel, buono ed energetico, e lo abbiamo annaffiato con una Radler, una birra miscelata in parti uguali con limonata, molto fresca e dissetante. Poi tutti a letto presto, per recuperare le forze in vista della ferrata che ci aspetta l’indomani.

Giorno 2 – Rifugio Tires

Il punto di forza del rifugio Bolzano è la sua posizione strategica affacciata sul massiccio del Catinaccio: aprendo le ante della finestra della camera la mattina presto, ho potuto ammirare gli spettacolari colori dell’alba sul Rosengarten, assaporandone tutte le sfumature e le gradazioni della luce che illuminava la roccia dolomitica. La colazione al Bolzano è uno spettacolo, servita in una grande sala con vetrate panoramiche: pane casereccio, burro, marmellate fatte in casa e ciambelle, per fare il pieno di energia in vista della nostra seconda tappa, il rifugio Alpe di Tires. Lo raggiungeremo percorrendo un tratto di via ferrata, la via ferrata Maximilian.

Salutiamo il rifugio Bolzano, e prendiamo il sentiero 4 che attraversa l’altopiano dello Sciliar. Incontriamo anche alcuni cavalli al pascolo, che si avvicinano ai nostri zaini, attratti probabilmente dalle bevande zuccherine che ci sono dentro. Abbiamo anche la fortuna di sentire il tipico fischio e vedere in lontananza una famiglia di simpatiche marmotte. Oggi il peso dello zaino sulle spalle, che contiene anche tutta l’attrezzatura per la ferrata, comincia a farsi sentire. Arrivati all’attacco della ferrata, indossiamo imbragatura caschetto e moschettoni, e affrontiamo questo percorso di cresta che si sviluppa lungo la costola rocciosa che collega i Denti di Terrarossa con la Cima di Terrarossa. Tratti attrezzati si susseguono a tratti non protetti e di arrampicata, la cresta ci regala panorami stupendi sulle Dolomiti e l’Alpe di Siusi, alternati da nuvole bianche e suggestive. Il percorso è impegnativo, in alcuni tratti molto muscolare, ma estremamente divertente e spettacolare. Per fortuna indossiamo pantaloni lunghi a protezione di ginocchia e gambe, ma in qualche tratto le ginocchia strisciano contro la roccia, penso che porterò a casa diverse “ferite di guerra”. Anche questa ferrata la prendiamo con calma e gustando il panorama.

Arriviamo dopo circa 2,5 ore in vista del bellissimo rifugio Alpe di Tires, ne scorgiamo il caratteristico tetto rosso spiovente sotto di noi. Se non siete esperti di vie ferrate, il rifugio Tires può essere raggiunto anche con un più comodo sentiero che corre ai piedi della cresta. Il Tires è una struttura completamente ristrutturata di recente, anche qui non dormiremo nella camerata, ma in una stanza doppia, più costosa, dotata di una doccia ad uso privato. Niente WC in camera però, dovremo fare la fila ai bagni comuni. Ci gustiamo uno strepitoso yogurt ai frutti di bosco all’ora della merenda. Prima di cena raggiungiamo con una breve passeggiata la suggestiva Forcella dei Denti di Terrarossa, la roccia assume qui un colore arancione-rossastro come suggerito dal nome. Dalla Forcella ammiriamo uno spettacolare tramonto. A cena piatti tipici altoatesini, come canederli e zuppe, sono la specialità del rifugio. Poi tutti a letto, abbiamo bisogno di riposare perché il cammino di rientro sarà lungo.

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