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Le sorprese della corea del nord

Già all’arrivo all’aeroporto di Pyongyang la prima sorpresa: i temuti controlli doganali non si rivelano poi così fiscali e i militari si prodigano con cortesia ad aiutare i visitatori nella compilazione dei moduli; i cellulari come già preavvisato vengono effettivamente ...

  • di alienab
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500

Già all’arrivo all’aeroporto di Pyongyang la prima sorpresa: i temuti controlli doganali non si rivelano poi così fiscali e i militari si prodigano con cortesia ad aiutare i visitatori nella compilazione dei moduli; i cellulari come già preavvisato vengono effettivamente trattenuti e restituiti al ritorno, ma per ciò che concerne macchine fotografiche, cineprese, videocamere, anche professionali, non appaiono esserci particolari problemi. Durante il tour ci capita di vedere varie comitive (australiane, sudcoreane, di Singapore, ecc.,) fornite di tutto punto in tal senso. Quello della cortesia e della disponibilità dei militari (che pure sono tantissimi in tutto il paese, anche in considerazione delle crisi diplomatiche e non in cui spesso è coinvolta la Corea del Nord) è un aspetto riscontrato anche in altre zone toccate dal viaggio, pure nei confronti di ufficiali che dalle mostrine sembrano essere di grado decisamente elevato.

E inoltre durante il viaggio viene sfatata anche un’altra diceria, e cioè che tutti i nordcoreani non sorridano mai e siano tutti tristi: fra le stesse guide, anche locali, peraltro tutte più che all’altezza della situazione, il sorriso e l’allegria spesso e volentieri regnano.

Della Corea del Nord si sa poco o nulla e quel poco che si racconta generalmente verte su aspetti negativi, buona parte dei quali poi, a contatto con la realtà, si rivelano falsi.

D’altro canto loro di noi sanno meno ancora: la media dei visitatori italiani è di cinque all’anno, tant’è vero che delle oltre 150 guide del paese nessuna parla italiano (e sì che ce n’é perfino una che parla turco). Parlando con una guida locale, l’unica notizia arrivata negli ultimi tempi sull’Italia è riferita alla spazzatura di Napoli.

Il viaggio si rivela completo sotto tutti gli aspetti. Tralasciamo il programma ufficiale che, come un po’ già previsto, viene stravolto, soprattutto nell’ordine cronologico, ma non necessariamente in negativo: le poche visite previste dal programma ma non effettuate (ad es. Gli studi cinematografici, l’ospedale, ecc.) sono poi tranquillamente sostituite da tante altre visite non previste. Tant’è vero che le città in cui dormiamo dalle 5 previste dal programma diventano 6, con l’aggiunta di Wonsan.

Il viaggio tocca un po’ tutti gli aspetti della Corea del Nord. Sotto l’aspetto naturalistico, si è in presenza di una natura verde e rigogliosa che ricorda ancora in meglio quella del Vietnam: non ci è mai capitato nei nostri viaggi, ormai alquanto numerosi, di vedere tanto verde (neppure in Costarica). Sotto l’aspetto monumentistico e culturale, tutto in Corea del Nord è gigantesco (piazze enormi, biblioteche su 6 piani con 30.000.000 di volumi, metropolitana che sembra quasi scendere al centro della terra, con enormi lampadari tipo cristalli di Boemia, ecc.). Sotto l’aspetto storico e politico, grosso rilievo viene dedicato alle vicende del paese: dalla guerra di liberazione contro i giapponesi terminata con la 2° guerra mondiale, alla guerra di Corea, alle successive vicende da guerra fredda, ecc.. Fra i vari musei visitati, da ricordare quello della resistenza coreana, dedicato alla guerra di Corea, con giganteschi plastici automatizzati riproducenti alcune fasi della vicenda: sembra di essere all’interno dell’azione; l’automatizzazione è così sofisticata che farebbe morire di invidia qualsivoglia nostrano geniale costruttore di presepi. E ancora, dalle parti dei Monti Myohyang, alcune parole è il caso di spenderle sull’International Friendship Exibition, due palazzi a più piani in cui sono conservati tutti i doni ricevuti da Kim Il Sung e Kim Jong Il, cioè rispettivamente dal padre della patria, presidente dalla Liberazione della Corea fin quasi alla sua morte, avvenuta nel 1994, e dall’attuale presidente, suo figlio. Per vedere tutti i doni non basterebbe l’intero viaggio (si parla di centinaia di migliaia di pezzi per il primo, di decine di migliaia per il secondo): visitiamo solo un pò di sale e a dir la verità proviamo un minimo di vergogna per la pochezza quantitativa e qualitativa dei regali provenienti dall’Italia, anche solo confrontati con quelli di altre nazioni europee a noi vicine e che pure, alla pari di noi, non intrattengono particolari rapporti dipolomatici con la Corea

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