Vigevano, Pavia e la sua Certosa e Lomello

Da Torino a Vigevano, la reale sorpresa, per poi vedere la Certosa, Pavia e Lomello.
Partenza il: 14/09/2019
Ritorno il: 15/09/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Da Torino, Vigevano è una cittò a cui ti devi recare in autonomia, ci vai perchè vuoi vedere la piazza, senza pensare ad altri links vicini. Così si parte, un qualsiasi sabato mattina, Torino-Milano e via. Viaggio piatto e tranquillo come solo questa autostrada sa offrire, arriviamo velocemente a destinazione, trovando parcheggio nelle vicinanze della piazza, in un parking dichiarato a pagamento, e in realtà in disuso, a testimonianza di chi stava parcheggiando con noi e abitava nei dintorni. Quindi il parcheggio Farini, chiaramente fatiscente, è comunque diventato gratuito. Ci avviciniamo al centro e decidiamo di goderci un caffe’ non proprio sotto i portici, ma accanto: ci sono diversi bar, dove sedersi e godere la vista dei primi portici, con le biciclette che escono dalla piazza verso l’esterno, con estrema calma. Quando oltrepassiamo la prima arcata, lo stupore è la prima sensazione che si prova: la meraviglia verso la perfezione di questa struttura, nella prima luce del mattino, vuota di turisti e di locali, immensa ma intima, dipinta minuziosamente, ma semplice nella sua totalità. Continuo a girare su me stessa, per cercare di fissare disegni e ornamenti, chiedendomi quanto avrebbero fatto pagare all’estero, per avere accesso ad un simile capolavoro. Iniziamo così a passeggiare con lentezza, osservando vetrine alla nostra destra, ma soprattutto non staccando gli occhi dagli archi, dal pavimento e dalla raffinata precisione del tutto. Ci facciamo attrarre dalle viuzze che la attraversano, per poi tornare alla base. Vigevano è la piazza, tutto il resto, seppur di valore, non ha regge il confronto. Saliamo al Castello, lo visitiamo -scoprendo con stupore che le parti a pagamento sono poche-, ne apprezziamo la pulizia, la vastità, e soprattutto in seguito il piccolo parco. Mangiamo in una piccola trattoria, scelta a caso di fronte a S. Pietro, e poi cerchiamo una pausa di ombra e fresco alle panchine del prato del Castello, osservando un gruppo di ragazzi che cercano di ricostruire un giogo creato da Leonardo e godendo della vista dei palazzi reali.

Decidiamo di prenotare una stanza per la notte: scopriamo l’Agrivillage in Certosa, proprio accanto alla Certosa di Pavia, e con calma raggiungiamo l’auto, per partire. Il caldo anomalo settembrino si fa sentire eccome, condito dalla presenza di molte zanzare, per niente convinte di andare in letargo. Il viaggio verso la Certosa è lungo e noioso, e la vista di questa stupenda struttura non ci sorprende tanto quanto la piazza di Vigevano, fosse solo perchè ci eravamo già stati. Quindi fuggiamo dalle nuvole di zanzare presenti e ci rechiamo all’Agrivillage di Certosa. La nostra sistemazione è in bungalow con aria condizionata e ottime zanzariere, di fronte ad un prato verde con animali e fiori: da consigliare, considerato il prezzo, il silenzio e la pulizia. Alla sera, su consiglio del gestore, ci rechiamo alla Trattoria Samperone, a due passi dal village, con cui il gestore una convenzione che ci fa cenare ad un prezzo conveniente, con una modesta qualità, vino buono. La notte passa tranquilla e al risveglio siamo perplessi sul da farsi. Ci parlano della val Lomellina, per visitare abbazie e castelli, non importanti ma belli da vedere e visitare. Resistiamo alla colazione in loco -esclusa dal prezzo- e andiamo a Pavia. Parcheggiamo lungo ilTicino e ci rechiamo nel centro della città alla Piazza della Vittoria: i bar pigramente iniziano le loro attività, senza grande entusiasmo, una certa noncuranza caratterizza la sistemazione dei tavolini, i bidoni stracarichi dei resti del sabato, la colazione in se’, seppure non economica di certo, non ci ha stupito. Alle 9,30, la città decisamente dorme ancora. Ci rechiamo al Duomo, visitiamo il centro con tutte le chiese indicate nelle varie guide e nei vari siti: sicuramente quella che più ci ha colpito è stata San Teodoro. Terminiamo con il ponte coperto da cui si vede il Borgo Ticino. La città alle 11 finalmente si sta svegliando, famiglie tranquille percorrono le vie principali, molti sportivi lentamente si avvicinano al lungo fiume per fare jogging, i bar si riempiono, si ha proprio l’idea che i pavesi vivano la città ,e la godano gustandola con calma. Verso le 12 lasciamo il fiume per dirigerci a Lomello, meta prescelta tra le molte proposte dei paesini limitrofi. Tra risaie, caldo, strade tra i campi e chiese e castelli intravisti, simili tra loro ma ben mantenuti, arriviamo al paese in questione: alle 13 appare come un paese fantasma, logicamente la gente pranza: troviamo un bar aperto nella piazzetta principale, gestito da due persone gentili, e soprattutto all’ombra e al fresco. Lo scopo di questa visita è ovviamente la Parrocchia Prepositurale di S. Maria maggiore e battistero, che però apre le porte alle 15. Quindi pazientiamo, sorseggiando qualcosa di fresco, e leggendo, fino a quando un gruppo di sei locali si siede a fianco e inizia un comizio politico imbarazzante, con un tono di voce innegabilmente insopportabile, e con la presenza di vocaboli orrendi e irripetibili, comprensibili nonostante lo stretto dialetto. Volevamo resistere e non rinunciare alla nostra location, e invece, non volendo ribattere, civilmente ce ne siamo andati, con la sensazione che l’accoglienza possa anche mancare, in questo paese . Alle 15, con un giusto ingresso da 3 euro visitiamo S. Maria, molto bella, un contrasto netto tra l’eleganza essenziale e la semplicità di questa chiesa e lo sgradevole teatrino al bar, che non riuscivamo a cancellare. Dopo 30 minuti di foto e considerazioni, decidiamo di iniziare il ritorno.



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