Slovenia tra arte e cultura

Una piccola nazione dove tutto sembra essere rimasto intatto nel tempo
 
Partenza il: 23/04/2016
Ritorno il: 29/04/2016
Viaggiatori: 7
Spesa: 500 €

La natura la fa da padrone, con i suoi magnifici laghi, le cascate e le vette innevate. Ma non mancano borghi deliziosi, per non parlare della capitale Lubiana.

Avevamo già visitato alcune cittadine slovene lungo la costa approfittando di un viaggio a Trieste qualche anno fa e considerata la loro bellezza e dopo i racconti di alcuni amici, abbiamo deciso di esplorare un po’ l’interno di questa piccola nazione, così vicina all’Italia ed effettivamente molto attraente.

SABATO 23 APRILE

La prima tappa di questa nuova avventura prevede di arrivare innanzitutto a Gorizia dove pernotteremo per tre notti. Così partiamo con il Frecciarossa 9406 delle ore 7:50 da Roma Termini e scendiamo a Venezia Santa Lucia alle 11:40. Presso l’agenzia Europcar di Piazzale Roma, abbiamo prenotato un auto a noleggio; siamo in tre e perciò ne abbiamo scelta una di piccola cilindrata: ci assegnano una VW UP che però non ci soddisferà per niente. Ad ogni modo, ci mettiamo subito in viaggio e dopo una breve sosta per rifocillarci, intorno alle 15:00 arriviamo a Gorizia con la pioggia. Riusciamo ad individuare senza troppa difficoltà il B&B “Flumen” in Via Brigata Cuneo (www.bbflumen.it), ai piedi della città, affacciato sul fiume Isonzo. Il fiume ha un colore verde smeraldo meraviglioso, pare che sia unico nel suo genere. Il B&B è molto accogliente, una casa immersa nel verde: dispone di sole tre camere nuovissime, che in realtà sono miniappartamenti composti da una stanza da letto molto grande, bagno con doccia immensa, una cucina ben accessoriata in cui la mattina si fa la colazione, sempre abbondantissima, servita dalla giovane e cortesissima proprietaria.

Le previsioni del tempo per i prossimi giorni non sono delle migliori e già oggi il cielo non promette niente di buono: per fortuna ha smesso di piovere e perciò decidiamo di visitare subito il Borgo Castello, la parte antica della città, composta dal castello vero e proprio e da una serie di bei palazzi che oggi ospitano diversi musei tra cui il Museo della Grande Guerra e il Museo della Moda ai quali si accede con un unico biglietto di € 6,00 a persona. Il Museo della Grande Guerra è molto suggestivo, raccoglie cimeli e testimonianze di anni terribili, ricostruzioni accurate, armi usate nel conflitto quali le mitragliatrici, ma anche mazze ferrate e i famosi “pugni di ferro” austriaci. Il Museo della Moda è altrettanto interessante, un excursus sugli usi dell’epoca della guerra in chiave civile.

Usciamo dal museo e saliamo sugli spalti del castello per ammirare le colline del Collio tutt’intorno e i piccoli borghi in lontananza, dove è già Slovenia. Si nota anche il casinò di Nova Gorica, creata senza soluzione di continuità con Gorizia, quando furono stabiliti i nuovi confini dopo la Seconda Guerra Mondiale. Poi, decidiamo di non visitare gli interni (pur se avevamo i biglietti omaggio forniti dal B&B) ma scendiamo in città percorrendone le vie centrali e rimanendo impressionati da come, pur essendo sabato pomeriggio, la città sia quasi deserta: la proprietaria del B&B ci confermerà poi che la città ha perso molto negli ultimi anni, anche se mantiene ovviamente una sua eleganza che parla di fasti passati. Villini nobili, giardini curati, l’aria tipica della città mitteleuropea, però sconsolatamente deserta. Visitiamo la chiesa di Sant’Ignazio in piazza della Vittoria, percorriamo Via Rastello, ci troviamo in piazza Cavour, poi decidiamo che è ora di andare e cena e scendiamo nuovamente verso il B&B, nelle cui vicinanze si trova il locale che abbiamo già prenotato da Roma: “Al Ponte del Calvario” (www.alpontedelcalvario.com) – Via Vallone delle Acque, 2 Località Grolna di Piedimonte. Il posto è molto carino, anche un po’ ricercato se vogliamo, ottima cucina di nicchia, pur se i primi piatti un po’ scarsi nella quantità. Comunque servizio impeccabile, grande cordialità al prezzo di € 27,00 a persona. Qui assaggiamo per la prima volta i famosi “cevapcici” delle piccole salsicce tipiche della zona che ci verranno riproposte continuamente. Siamo stanchi e raggiungiamo rapidamente il B&B per un sonno ristoratore.

DOMENICA 24 APRILE

Ci svegliamo con il cielo coperto, ma d’altra parte siamo consapevoli che non avremo splendide giornate di sole. Dopo la magnifica colazione in camera, che arriva pochi minuti dopo aver suonato un campanello, ci incontriamo con i nostri amici che alloggiano nel centro di Gorizia per raggiungere, in pochi minuti di auto, salendo attraverso i primi vigneti del Collio, il Sacrario Militare di Oslavia, in località Piuma. Già da lontano colpisce con la sua mole bianca e solitaria, costruito nel 1938 per custodire le spoglie di 57.740 soldati italiani per lo più ignoti, caduti nei dintorni della città nel corso delle undici battaglie che vi ebbero luogo durante la Grande Guerra.

Visitare luoghi come questi suscita sempre una grande commozione, tanto più che dalla terrazza del Sacrario lo sguardo abbraccia il Monte Sabotino, il Podgora, il Monte Calvario e l’Hermada, tutti nomi che abbiamo sempre sentito ripetere nei racconti dei nostri nonni, ma ai quali spesso abbiamo pensato come se in realtà non ci appartenessero, così lontani nel tempo e nello spazio. Personalmente, desideravo vederli da quando, qualche anno fa, avevo visitato la zona del Piave, dove mio nonno, artigliere, aveva combattuto e di cui raccontava cose terribili, essendo riuscito miracolosamente a sopravvivere. E’ come se in questa occasione, ne avessi onorato la memoria, la sua e quella dei suoi sfortunati compagni di una guerra assurda.

Proseguiamo nel nostro itinerario per fermarci poco dopo ad ammirare il Ponte di Solkan (Salcano, in italiano), un ponte ferroviario sopra il fiume Isonzo alle pendici del monte Sabotino, già in territorio sloveno. Venne edificato nei pressi di Gorizia (allora sotto l’Impero Austroungarico) per consentire il passaggio sul fiume Isonzo della linea ferroviaria Jesenice – Trieste, inaugurata nel 1906, che faceva parte del complesso della ferrovia Transalpina. E’ veramente imponente, sembra sia il ponte ferroviario con la più ampia arcata in pietra in Europa. E l’Isonzo è sempre più verde, nonostante il cielo nuvoloso. Percorriamo a questo punto tutta la Valle dell’Isonzo (in sloveno il fiume si chiama Soca), circa cinquantacinque chilometri, appartata e protetta, che regala scenari meravigliosi con il fiume smeraldo che corre incassato tra le pareti, fino ad arrivare a Kobarid (in italiano Caporetto), tristemente nota per la disfatta subita dall’esercito italiano il 24 ottobre 1917 ad opera delle truppe austro-tedesche.

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