Breve ma intenso viaggio alla scoperta di una delle magnifiche dimore dei Medici e della storia di Prato

Un itinerario quasi completamente senza barriere alla scoperta di una delle più belle città della Toscana e dei suoi dintorni da cartolina
breve ma intenso viaggio alla scoperta di una delle magnifiche dimore dei medici e della storia di prato

Il giro di Prato, complice anche il maltempo è stata più una toccata e fuga, ma con un po’ di fatica io e mia madre siamo riuscite comunque a visitare i principali monumenti della città, oltre a includere una visita “fuori porta” alla villa medicea di Poggio a Caiano, una delle più importanti della Toscana.

Due giorni a Prato: diario di viaggio

Primo giorno: Prato

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La prima tappa della giornata è stata quella per cui eravamo andate a Prato: una mostra al Museo del Tessuto e visto che c’era un posto disabili comodo davanti al museo ne abbiamo approfittato per lasciare lì la macchina. Il museo si è rivelato perfettamente accessibile e girandolo abbiamo scoperto la storia dell’industria tessile della città. Oltre alla mostra su alcuni stilisti italiani, molto interessante è stata anche la sala con una collezione di paramenti sacri; abbiamo infatti scoperto che molti nobili tra ‘600 e ‘700, quando i loro abiti si rovinavano o passavano di moda, donavano i tessuti spesso in seta e fili d’oro o d’argento, ai conventi che poi li usavano per creare le vesti liturgiche. Finito il museo ci siamo dirette a piedi verso il centro della città vero e proprio e andando verso la cattedrale siamo passate accanto al Castello dell’Imperatore, costruito su una collinetta da Federico II di Svevia. La cosa curiosa è che di questo castello i muri esterni ed il portale d’accesso decorato con statue di leoni sono perfettamente conservati, ma all’interno c’è solo un prato. Per arrivare all’ingresso ci sono un po’ di scalini e l’ascensore non arriva al portone, quindi è stata quasi una fortuna che siano rimasti solo i muri; pur non riuscendo ad entrare non mi sono persa niente. Sulla stessa piazza del castello sorge la Basilica di Santa Maria delle Carceri, che avrebbe avuto una pedana per superare i due gradini, peccato che la pedana portasse alla porta laterale che era sprangata. A quel punto abbiamo pensato di andare a vedere la Cattedrale di Santo Stefano che invece era accessibile. All’interno ci sono degli splendidi affreschi medioevali, peccato che quelli nel presbiterio di Filippo Lippi sono raggiungibili solo con degli scalini; si vedono bene però le decorazioni della cappella dove in origine era conservata la Sacra Cintola, che secondo la tradizione popolare sarebbe la cintura della Madonna. Dopo aver pranzato in un bar sulla piazza, siamo tornate al Museo dell’Opera del Duomo, accanto alla cattedrale, perché pensavamo che il percorso portasse anche ad un ingresso accessibile per vedere gli affreschi del presbiterio, purtroppo avevamo capito male. Comunque, dopo aver convinto la ragazza in biglietteria ad attivarci il servoscala per entrare, siamo riuscite a vistare quasi tutto il museo ad eccezione degli scavi archeologici, che sono raggiungibili solo dopo una rampa di scale. Gli ambienti più suggestivi sono senza dubbio alcune sale sotterranee attorno alla cattedrale che ospitavano un cimitero ed una piccola cappella con affreschi duecenteschi. Nel museo è inoltre esposta una copia della Sacra Cintola. Dopo aver fatto altri due passi per il centro, visto che si era un po’ rannuvolato, abbiamo pensato di infilarci anche all’interno di Palazzo Pretorio che ospita la Galleria Civica. Malgrado la struttura risalga al ‘200 la visita è accessibile. Principalmente si tratta di una pinacoteca con qualche scultura sia medioevale che contemporanea. Una menzione particolare la merita il Tabernacolo del Mercante, una specie di nicchia dipinta da Filippino Lippi e in origine collocata in Piazza Mercatale. Nel ’44 venne però preso in pieno da una bomba e ridotto letteralmente in briciole, c’è voluto un restauro quasi miracoloso per rimetterlo insieme. Ultima tappa della città, prima di dirigerci a Poggio a Caiano dove avevamo l’albergo, è stata la chiesa di San Francesco, fondata nel 1228 appena otto giorni dopo l’approvazione dell’ordine francescano. All’interno spicca il Crocifisso Datini, particolare perché nel ‘600 la scultura lignea venne incorniciata con un dipinto appositamente realizzato da Pier Antonio Michi. Quando si è messo a piovere abbiamo capito che era ora di dirigerci verso l’albergo.

Secondo giorno: la villa medicea di Poggio a Caiano

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La villa medicea di Poggio a Caiano teoricamente sarebbe visitabile solo ad orari prestabiliti con tour guidato, ma visto che quando io e mia madre siamo arrivate non c’era praticamente nessuno ci hanno fatto entrare lo stesso. Comunque tra siti internet ed uffici informazioni dovrebbero mettere le informazioni giuste, noi avevamo trovato due orari diversi. La villa si trova letteralmente sulla cima di una collina e io consiglierei di andare a cercare parcheggio sul piazzale della chiesa di fronte, perché altrimenti ci si trova a dover affrontare delle salite veramente ripide. La Villa comunque, una volta superata la ghiaia che ricopre i vialetti del parco, è accessibile e per fortuna! Le sale all’interno sono veramente splendide. Questa residenza tra l’altro, caso più unico che raro, è stata abitata ed abbellita da tutte e quattro le famiglie regnanti che governarono la Toscana: venne costruita per ordine di Lorenzo il Magnifico e poi usata dai suoi discendenti fino all’estinzione della famiglia de’ Medici; insieme a tutto il Granducato di Toscana passò ai Lorena; durante il periodo napoleonico Elisa Bonaparte Baciocchi, nominata Granduchessa di Toscana, soggiornò qui varie volte e fece rifare i propri appartamenti in stile neoclassico; infine anche Vittorio Emanuele II e sua moglie Rosa Vercellina soggiornarono qui varie volte perché questa era una residenza di caccia e si fecero decorare alcune stanze. Con così tanti passaggi di mano non stupisce che le sale nascondano tante storie e che alcune siano veramente particolari, tanto per raccontarvene una: la villa ha un teatro. Venne fatto costruire da Margherite-Louise d’Orleans, che aveva sposato Cosimo III de’ Medici, con un matrimonio decisamente poco felice, tanto che il marito ad un certo punto la rimandò in Francia, ma prima la confinò qui, con un seguito di centocinquanta persone (era pur sempre la Granduchessa). Margherite ovviamente però si annoiava, dunque per distrarsi fece realizzare un teatro. Al secondo piano della villa è stato allestito il Museo della Natura Morta, che raccoglie le opere d’arte della collezione dei Medici. C’è una sorprendente serie di tele di Bartolomeo Bimbi che mostra con ogni particolare possibile tutte le varietà di frutta e verdura prodotte a cavallo tra Seicento e Settecento nel Granducato di Toscana, molte delle quali ormai non esistono più: la produzione agricola moderna ha preferito l’introduzione di monoculture e specie più produttive a scapito della biodiversità, causando la scomparsa di moltissime varietà. Quando abbiamo finalmente terminato il giro abbiamo provato a fare due passi per il giardino, malgrado qualche discesa un po’ ripida, purtroppo il maltempo ci ha costretto a tornare alla macchina in fretta. Ad ogni modo la parte visitabile non è grande. A Poggio a Caiano non avevamo segnato nient’altro, quindi siamo tornate verso casa.

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