Una cattedrale senza tetto e una storia surreale: questo borgo in Basilicata è snobbato dai circuiti di massa

Leggendo il “curriculum” di Venosa viene da chiedersi come mai questa cittadina non sia tra le mete turistiche più gettonate del Sud Italia. In verità allargando lo sguardo questo discorso potrebbe essere fatto per tutta la Basilicata. Questa Regione infatti – in un territorio non particolarmente esteso – è capace di offrire ai visitatori parchi naturali, borghi incantevoli e spiagge paradisiache, oltre a una cucina da leccarsi i baffi. A riguardo, Venosa entra a pieno titolo nella categoria dei “borghi incantevoli”. In verità quest’etichetta può apparire un tantino ingenerosa nei suoi riguardi, visto che stiamo parlando di una cittadina di diecimila abitanti con ben oltre duemila anni di storia.
Teatro di innumerevoli battaglie già ai tempi delle sanguinose dispute tra sanniti e romani, nei secoli ha attraversato innumerevoli dominazioni e signorie, fino a svolgere un ruolo importante anche nella Seconda Guerra Mondiale come aeroporto alleato. Superati anche diversi terremoti, Venosa è celebre per essere la città natale di Orazio, uno dei poeti latini più celebri. Ma non solo, qui c’è un maestoso castello e una chiesa senza… tetto! Siete incuriositi? Ecco allora tutto quello che c’è da sapere su questo luogo tutto da scoprire della parte più a Nord della Basilicata.
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La città oraziana, e la sua storia
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Ben conosciuta per aver dato i natali al grande poeta Orazio, Venosa è uno scrigno di storia inconfondibile. Un lembo di terra meraviglioso abitata già dal Neolitico, strappato ai sanniti da Roma nel III secolo a.C. per farne una colonia latina e diventare a tutti gli effetti un “Municipium”, una città di Roma. Venusia, che derivi semplicemente dall’amore di Venere o dall’abbondanza di-vina delle viti, ha vissuto numerose guerre e vide passare tante civiltà, ognuna col proprio lascito indelebile sul territorio.
Dall’Impero Romano, poi Longobardi, Saraceni, Bizantini, fino ai Normanni: ed è tra i normanni e i benedettini che nasce la Santissima Trinità. Quest’abbazia – dichiarata monumento nazionale – paradossalmente è celebre per essere un’incompiuta. Sela prima chiesa risale all’anno mille, la seconda del XII secolo infatti mai è stata completata e ora appare come senza un tetto.
Ed è tra le colline di Venosa che Orazio, uno dei più celebri poeti della letteratura latina, ha trovato la propria musa. Qui ci passò l’adolescenza, pullulante com’era Venusia, grazie all’istituzione della Via Appia nel 190 a.C. Camminare per le strade è come seguirne un po’ le orme e le ombre, con la sua presenza palpabile e stimolante. D’altronde anche solo la storia del neolitico è parte delle sue storie non facilmente visibili, custodite appunto nell’archeologia della zona che è riuscita a scavare ancora solo in parte.
Cosa vedere a Venosa?
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A Venosa c’è di tutto a livello di storia. Si possono vedere testimonianze dagli scavi se andate al parco archeologico paleolitico di Notarchirico, fra un cranio di elefante capovolto e fossili della preistoria di settecentomila anni fa, oscurati dalla cenere del vulcano vicino chiamato Vulture. Tra gli scavi romani, le ville, le terme e l’anfiteatro c’è molto da vedere, per un borgo dall’incredibile patrimonio storico, artistico e monumentale.
Passeggiando per Venosa, vicino al centro ci sono le catacombe ebraiche, in un sito archeologico che risale al quarto secolo, una fra le icone di integrazione culturale più importanti del Sud Italia dove cristiani ed ebrei riposavano assieme senza alcuna forma di problemi. Sono testimoni della ripopolazione, o meglio ricolonizzazione, che Roma fece nella città di Venusia (successe un paio di volte). Passando avanti verso il medioevo invece si percepisce il solenne dell’abbazia benedettina mai finita, il Complesso della Santissima Trinità, con tracce romane, longobarde e normanne. Venne innalzata inizialmente dai benedettini, poiché ha una chiesa vecchia e una chiesa nuova, e la prima basilica paleocristiana nacque tra quinto e sesto secolo dove c’era un tempio pagano dedito a Imene.
Il Castello di Venosa
Dopo gli Angioini la città va agli Orsini. Importantissimo sarà l’operato di Pirro del Balzo, il duca che ha edificato il castello dal 1460 e la cattedrale di Sant’Andrea nel 1502. A tal proposito, il Castello di Pirro del Balzo (chiamato spesso Castello di Venosa, o Castello Aragonese) nasce su una più vecchia cattedrale romanica e domina il centro storico di Venosa. Castello fatto da una pianta quadrata, un fossato profondo e quattro torri cilindriche agli angoli. L’ingresso porta a un grande cortile che è circondato da un loggiato rinascimentale molto elegante; le torri sono merlate e fanno da tesoro alle armerie. Ricorda un po’ il Maschio Angioino, imponente com’è. Nato per difesa è cambiato molto, da dimora signorile da Carlo Gesualdo ma anche di recente come sede del Museo archeologico nazionale di Venosa nei suoi sotterranei.
Dedicate un po’ di tempo anche alla Fontana Angioina, che deriva dal privilegio dato a Venosa da Carlo II d’Angiò all’alba del 1300. Sta esattamente dove fino al 1842 si accedeva alla città, con un lungo abbeveratoio sul muro dove si trovano due leoni di pietra direttamente dalle rovine romane. E soprattutto, non perdetevi la casa di Orazio. Siamo nel centro storico, dove ci sono tanti laboratori artigianali da cui acquistare un piccolo pezzo di Venosa da portare a casa come ricordo, ma la casa di Orazio del 43 a.C. sta su Via F. Frusci 40 (solo su prenotazione) e offre uno sguardo sulla vita e le opere del celebre poeta.
Gli eventi da non perdere
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Castello Pirro del Balzo dove si fanno anche eventi – FotoLabRitratto / Shutterstock.com
Sul sito di Venosa c’è una pagina con un bel po’ di eventi programmati per l’estate a Venosa. Sono programmati fino al 13 settembre e spaziano da eventi nelle cantine, live music, dj set, alla Festa patronale di San Rocco in agosto, eventi teatrali, il Festival del Gusto in estate con eventi enogastronomici e tanto altro al centro storico di Venosa o anche direttamente alla sala del trono per la consegna del premio Castello “Pirro del Balzo”.