CAMEROUN? Pas de problème!

Primo viaggio nell’Africa Sub-Sahariana, forte dell’ospitalità e del supporto indispensabile di Edmond, un ragazzo camerunese che studia e lavora in Italia, ed estremamente desideroso di immergermi in questo mondo per me nuovo e che ho sempre sognato. Già solo l’arrivo ...

Diario letto 8693 volte

  • di Raoul_Resta
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Primo viaggio nell’Africa Sub-Sahariana, forte dell’ospitalità e del supporto indispensabile di Edmond, un ragazzo camerunese che studia e lavora in Italia, ed estremamente desideroso di immergermi in questo mondo per me nuovo e che ho sempre sognato.

Già solo l’arrivo all’aeroporto di Douala, la capitale economica del paese,è un vero e proprio shock. Ma andiamo con ordine. Io, Jacopo e Valentina partiamo dall’aeroporto di Malpensa la mattina di Natale e facendo scalo a Bruxelles arriviamo a Douala alle 18 circa con un volo assai caro, più di 1.000 euro. L’aeroporto di Douala è piccolo, fatiscente, poco illuminato, con dei feticci tradizionali che ci spiano dalle travi del soffitto. Ci troviamo catapultati dall’inverno europeo alla stagione secca africana; il caldo è a dir poco soffocante e di fronte all’aeroporto intravediamo centinaia di persone accalcate, venute ad assistere all’atterraggio.

Il recupero bagagli, nella sala d’ingresso dell’aeroporto è un vero e proprio delirio. Le valigie di tutti i voli della giornata arrivano su soli tre nastri trasportatori, senza nessuna distinzione e la gente si accalca e litiga per prenderli. Lo zaino di Valentina non si trova ed allora andiamo a compilare il modulo per la denuncia di smarrimento con l’aiuto (non richiesto) di due tizi che poi ovviamente ci chiederanno una mancia. Potremo dar loro solo un paio di euro, dato che l’ufficio di cambio dell’aeroporto è chiuso per il giorno di Natale.

Nel caos generale riusciamo ad incontrare Edmond e con lui ed il suo amico Tomas prendiamo un taxi che ci condurrà a Mangrove, il quartiere di Douala dove vive la famiglia di Edmond. Sul taxi siamo in 6, cosa normalissima da queste parti e facciamo conoscenza con uno degli aspetti più peculiari di questo paese: lo stile di guida. Il nostro tassista, che non guida meno peggio di nessun altro, si tuffa nel traffico ignorando assolutamente le precedenze e schivando le migliaia di motorini che spuntano da tutti i lati. Ripeto, tutto normalissimo.

Arriviamo a casa di Edmond dove la mamma ci offre del taro, il piatto tipico delle feste costituito da puré di un particolare tubero che si serve con una salsa gialla speziata e che accompagna carne o pesce, come in questo caso.

Appena finito di mangiare, di corsa a casa di Tomas, attenti a non farci vedere da nessuno, l’arrivo di 3 “blancs” farebbe gola a molti ladri. Dormiamo quindi nel piccolo ma accogliente appartamento di Tomas e nella notte ci faranno compagnia un gigantesco scarafaggio (ribattezzato Gina) ed un topastro che scorrazza allegro sulle travi che sostengono il tetto di lamiera della casa.

Occhio, stiamo parlando di Douala, un posto che deve considerarsi solo come un punto di arrivo e di partenza, niente a che vedere con quello che amo definire “il vero Camerun”.

Il giorno seguente partiamo alla volta di Yaounde, la capitale amministrativa del paese, dove alloggeremo presso la famiglia di una zia di Edmond.

Ci sono pullman a tutte le ore che collegano i due principali centri del Camerun, quindi lo spostamento non è affatto difficoltoso e anzi il viaggio è piacevole. Arrivati a Yaounde, ci accorgiamo che tira già un’altra aria, nel vero senso della parola...La città, che si estende su 7 colli (vi ricorda qualcosa?) gode di un clima decisamente migliore rispetto a quello di Douala, molto più ventilato e fresco. La famiglia ci accoglie a braccia aperte e cominciamo a capire come funzionano i legami famigliari. In Camerun ci si scambia i figli. Mi spiego meglio; è usanza trascorrere parte della propria vita presso zii, parenti o persone a cui la propria famiglia è legata per fortificare i legami tra la comunità e permettere ai giovani di ampliare il proprio bagaglio di esperienze. Infatti la famiglia presso cui siamo ospitati a Yaounde è così composta: Padre, lo zio farmacista, Madre, la zia, i figli di 13, 6 e 1 anno (il più piccolo è terribilmente spaventato dai noi “blancs”). In più ci sono il fratello naturale di Ed e un altro bimbo di 10 anni, figlio di un fratello dello zio. Completa la famiglia la “grand-mere”, un’anziana signora, elegantissima nei suoi abiti tradizionali che parla poco francese ed è sempre accompagnata da un’altra “tante” (zia) non meglio identificata. Dimenticavo, il quadretto si completa con Billi, fratello dello zio, forse

  • 8693 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social