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Sensazioni d'Oman

Questo diario di viaggio vuole essere, più che un resoconto di posti attraversati, un fluire spontaneo di sensazioni prodotte dalle atmosfere uniche del Sultanato d’Oman. L’itinerario di due settimane ha toccato la regione di Muscat e marginalmente quella costiera di ...

  • di luca72
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Questo diario di viaggio vuole essere, più che un resoconto di posti attraversati, un fluire spontaneo di sensazioni prodotte dalle atmosfere uniche del Sultanato d’Oman. L’itinerario di due settimane ha toccato la regione di Muscat e marginalmente quella costiera di Batinah, la regione montuosa di Dakhiliya (Wadi Bani Awf, Jebel Shams, Wadi Ghul, Al-Hamra e Misfat, Bahla, Nizwa, Birkat-Al-Mawz), la regione nordoccidentale del Dhahirah (Ibri, Bat e Al-Hayn), la regione desertica di Sharqiya (Minsfah, Wadi Bani Khalid, Wahiba Sands, Ras-Ar-Raways, Al-Ashkharam, Sur, Ras Al Hadd e Ras Al Jinz, Qalhat, Wadi Shab, Fins), marginalmente la regione centrale di Al-Wusta (Al-Kholuf e Sugar Dunes) e la regione meridionale del Dhofar (Salalah, Mughsail, Mirbat, Jebel Samhan). Per chiunque fosse interessato ad organizzare un viaggio in Oman siamo a disposizione per fornire riferimenti e informazioni utili contattandoci direttamente: Luca e Fiorella - gianninil@alice.It.

Giovedì 9 aprile, golfo d’Oman Profumo di incenso e di sandalo nel suq di Mutrah, l’antico porto di Muscat, dal tetto in legno intarsiato, vociante di un’umanità araba di uomini in bianco e donne in nero. Fuori, il sole si riflette sulle chiare costruzioni della Corniche. Tranquillità e ordine. Il sapore delicato e gustoso dell’harmour rimanda ad un tempo passato in cui era pesce solo per ricchi, perché andava scovato faticosamente tra gli scogli. Oggi lo si trova anche in questo locale di poche pretese a fianco della porta di accesso al suq, e di quegli anni resta solo l’esclamazione “harmour guy” che gli omaniti usano riferendosi ad un giovane benestante.

Marina di Muscat. Faraglioni, rocce calcaree dalle forme bizzarre, roccaforti portoghesi e torri di guardia a cingere il Sultan Qaboos Palace, la spuma bianca che frange le acque verdi del golfo d’Oman. Bedar conduce sicuro l’imbarcazione fino ad insenature tormentate, dove il rosso, l’arancio ed il bianco delle rocce sovrastano solitarie cale di sabbia intonsa.

Notte araba di luna piena, fermi sotto l’Orsa Maggiore a tentare di pescare pesci astuti, l’aria dolce e calda, Bedar rivede nel mio volto quello del suo più caro amico Alì, scomparso 10 anni prima in un incidente. Come due amici di sempre, ci intendiamo sulla vita che per forza deve continuare, di qua e oltre. Inshallah.

La spiaggia illuminata dal falò, una tenda con cuscini, semplici tavoli dove ci accomodiamo a parlare con gente straniera, mentre ci viene servito pesce fresco dal mercato di Mutrah, arrostito su una brace nella sabbia. Tutto pare lontano ed il tempo fermo, in questo spicchio di mondo nascosto dai profili scuri di monti aguzzi e selvaggi.

Venerdi di Pasqua 10 aprile, Hajar Mountains Silenzio, intagli di luce e odori antichi di dattero tra le pareti di fango e calce del Rustaq fort, elaborata geometria di archi, porte, scale e spalti merlati ai piedi dei misteriosi profili delle Hajar Mountains. C’e’ un che di primordiale nei wadis dell’Oman, che riporta al tempo di Noè e dell’Eden perduto. I Sumeri chiamarono l’Oman Magan, la “Città del Rame”, le sue tonalità verdi ancora oggi si alternano con il nero dei basalti e con il rosso dei cristalli, baratri e vertigini convivono come opposti assoluti e complementari. Mangiamo riso e king fish all’ombra di una palma all’imbocco della fenditura dello Snake Gorge, a fianco di un placido falaj che trasporta le acque a villaggi sconosciuti, mentre la nostra guida Saif si apparta per recitare la preghiera del Venerdi

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