Ameland, una piccola isola da scoprire

Prima di cominciare, vi auguro buona lettura. E poi aggiungo una precisazione: questo racconto si basa su una esperienza di più di un anno fa, che però mi porto (e porterò) sempre nel cuore per varie ragioni. Ma ora cominciamo. ...

 
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Prima di cominciare, vi auguro buona lettura. E poi aggiungo una precisazione: questo racconto si basa su una esperienza di più di un anno fa, che però mi porto (e porterò) sempre nel cuore per varie ragioni. Ma ora cominciamo.

Decidiamo (i protagonisti sono tre studenti in scambio universitario a Delft, Tommaso - italiano, Yik - malese, e il sottoscritto Matteo) di prenderci un fine settimana di vacanza nelle isole a nord dell'Olanda, e scegliamo Ameland. Unisce la bellezza di una natura incontaminata con il vantaggio di non essere del tutto, o quasi, disabitata: insomma un buon compromesso per un weekend diverso dal normale. Partiamo di sabato mattina presto da Delft, e in 3 ore e mezza circa si raggiunge la costa del nord in treno (fino a Leeuwarden) e autobus. La partenza della motonave diretta al porto di Nes ha una frequenza di un'ora circa dal porto di Holwerd. Per chi fosse nel nord dell'Olanda, non ci dovrebbero essere problemi a raggiungere il posto. Ma anche dal sud, con il sistema ferroviario olandese si può facilmente arrivare. Una cosa che ci colpisce subito sulla motonave è il tragitto non rettilineo che questa percorre, che porta il tempo di percorrenza ad un'ora circa per attraversare una fascia di mare piuttosto stretta: ebbene, se così non fosse la motonave toccherebbe il fondo, perché si tratta di una zona di mare molto speciale, tra la terraferma e le isole, che formano una corona e che la racchiudono (abbiamo sentito dire – ma non abbiamo fatto l’esperienza – che con delle guide è possibile attraversare tale tratto anche a piedi in bassa marea). Provate a osservare dall'alto la zona con Google Earth e ve ne renderete conto. Abbiamo scelto un giorno non ideale forse, il cielo è grigio e promette pioggia, il vento spira fortissimo e sinceramente, per essere maggio fa freddo: per fortuna la giacca a vento fa sempre il suo dovere! Arriviamo al porto di Nes verso le 15.30 e a piedi, zaino in spalla, ci dirigiamo verso il centro cittadino, a circa 15 minuti dal porto. Abbiamo affittato una camera presso una pensione per una notte; non ricordo il nome dell'affittacamere, ma non credo sia difficile trovarne qualcuno tramite il sito www.Ameland.Nl (fate clic sul pulsante "Toeristische Informatie" e avrete anche una sezione inglese). L'isola offre anche un paio di campeggi, per chi fosse appassionato di camping. L'isola consta di 4 centri principali, il più piccolo dei quali è formato di fatto da poche case: Nes, Hollum, Ballum e Buren. Nes è certamente il più comodo in quanto vicino al porto. Si può infatti arrivare a piedi e poi noleggiare una bicicletta per essere veramente olandesi: costo per due giorni tra i 12 e i 15 €, e ne vale la pena per girare l'isola. Nel primo pomeriggio a nostra disposizione ci dirigiamo verso il Mar del Nord, e da Nes raggiungiamo la costa esterna dell'isola in circa 10 minuti di pedalate. Parcheggiamo i bolidi a due ruote alle spalle della spiaggia e ci avviciniamo al rumoroso mare. Spira un forte vento e nuvole minacciose si stagliano all'orizzonte. Ci guardiamo attorno, qualche passo sulla spiaggia e sentiamo delle gocce di pioggia... In pochi attimi le nuvole nere ci hanno raggiunto e scaricano sulla nostra testa gocce sempre più grosse, siamo zuppi prima di riuscire a ripararci sotto la tettoia di un bar (fortunatamente aperto) sulla spiaggia. La scrosciata di tarda primavera si esaurisce velocemente come ci aveva colti e un pallido sole si staglia all'orizzonte. Ancora fradici ci avviamo verso le biciclette e pedalata dopo pedalata ci inoltriamo lungo la pista che va verso Hollum seguendo la costa. Un saliscendi continuo, tra le dune di sabbia alle spalle della spiaggia e i campi acquitrinosi alla nostra sinistra, con qualche casa sparsa che segnala la presenza dell'uomo. Incrociamo anche un altro paio di ciclisti come noi e facciamo qualche pausa per goderci la natura attorno. L'aria, il calore del corpo durante la pedalata e il pallido sole ci hanno asciugato... Ma il vento non perdona e ci porta ancora uno scroscio di pioggia, residuo del temporale precedente: siamo nuovamente bagnati fino al midollo, ma contenti perché la giornata certamente non è stata all’insegna della monotonia. Proseguiamo verso il faro dell’isola, ma prima di raggiungere di fatto l’estremità voltiamo verso sinistra, per concederci una pausa ristoratrice ad un ristorantino

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