Myanmar, il paese dai mille volti

Diario di Viaggio in MYANMAR Dal 17 Dicembre 2007 al 5 Gennaio 2008 DI LAURA GIAMPAOLO MATTEO (16) E CARLOTTA (15) GRIGNANI NEL CUORE E FRA LA GENTE DEL MYANMAR, IL NOSTRO VIAGGIO É STATO UN TURBINE DI IMMAGINI CHE ...

  • di grignanilaura
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Diario di Viaggio in MYANMAR Dal 17 Dicembre 2007 al 5 Gennaio 2008 DI LAURA GIAMPAOLO MATTEO (16) E CARLOTTA (15) GRIGNANI NEL CUORE E FRA LA GENTE DEL MYANMAR, IL NOSTRO VIAGGIO É STATO UN TURBINE DI IMMAGINI CHE CI HA TRAVOLTO! CI ASPETTAVAMO UN PAESE POVERO, FERMO A DECENNI FA, LONTANO DAL CONSUMISMO E DALLA MODERNITÁ, UN PAESE GENTILE, AD ANNI LUCE DALLA CULTURA OCCIDENTALE.

AVEVAMO LETTO DEL SUO ISOLAMENTO DAL RESTO DEL MONDO, DELLA SUA SEPOLTURA VOLUTA DA UN FORTE REGIME DITTATORIALE MA...

ANCHE SE LA LIBERTÀ É SICURAMENTE ANCORA UN’UTOPIA NON SI PUÒ AFFERMARE CHE IN MYANMAR IL TEMPO SI SIA FERMATO! LO SI NOTA NELLE GRANDI E NELLE PICCOLE CITTÀ, LO SI VEDE NEI DVD PROIETTATI SUI BUS LOCALI E LO SI ASCOLTA NEI CD DELLE MODERNE DISCOTECHE DI YANGOON.

CON UN CALEIDOSCOPIO DI IMMAGINI CHE TI CONFONDE E TURBA LE TUE ASPETTATIVE, IL MYANMAR TI SCONVOLGE! LE PARABOLE SATELLITARI NEI VILLAGGI PALONG, FRA LE CAPANNE DI BAMBÚ E NEL MEZZO DEI MAIALOTTI CHE PASSEGGIANO IN LIBERTÁ, LE STRADE IN PESSIME CONDIZIONI E GLI OPERAI CHE RATTOPPANO L’ASFALTO PORTANDO I SECCHI A MANO, IL THÉ CINESE GRATIS AL BAR ED IL RISO AD ESSICCARE SULLE STRADE, I MODERNISSIMI INTERNET CAFFÉ ED I CUMULI DI SPORCIZIA PER LE STRADE DI YANGOON, IL PESCE ESSICCATO E PUZZOLENTE VENDUTO NELLE BANCARELLE DEI MERCATI ED I ROCHER FERRERO ESPOSTI NEI LUCCICANTI SUPERMERCATI DELLE GRANDI CITTÁ, LE DECINE DI MENDICANTI ALL’INTERNO DEI TEMPLI ED I RISTORANTI LUSSUOSI DELLA CAPITALE, I MONACI CHE MASTICANO BETEL ED I GIOVANI MODERNAMENTE VESTITI COI LORO CELLULARI DI GRIDO.

I PESCATORI DEL LAGO INLE CHE REMANO CON UN PIEDE SOLO ED I MODERNI FUORISTRADA DI LUSSO.

I RICCHI DI YANGOON IN VACANZA A CHAUNGTHA BEACH E COLORO CHE YANGOON... NON SANNO NEMMENO DOV’É!

Lunedì 17 Dicembre 2007 (Huay Xai – Chang Kong – Mae Sai – Tachilek – Kengtung) Il nostro viaggio comincia da Huay Xai, una cittadina del Laos posta lungo le rive del Mekong, dove siamo approdati ieri sera, dopo un interminabile viaggio sul fiume tra i più grandi del mondo. Alle 8:00 lasciamo il Laos con una barchetta, che ci traghetta sulla sponda tailandese. Al check point di Chang Kong espletiamo le velocissime pratiche d’immigrazione in Tailandia e troviamo un tassista al volo che, per 1200 bath, ci porta a Mae Sai, al confine del Myanmar. Dopo dieci giorni di Laos, dove i costi dei trasporti, in proporzione al resto, sono altissimi, ci sembra incredibile spendere solo 40 usd per percorrere one-way oltre 100 chilometri! Ci fermiamo qualche minuto al punto panoramico del triangolo d’oro, per fare vedere a Matteo e Carlotta il confine tra Laos, Myanmar e Tailandia, segnato dal corso del Mekong e da un suo affluente. Siamo già stati qui, nel 1999, ma i nostri figli erano ancora piccoli e quindi non possono ricordarsene. Approfittiamo della sosta per prelevare dei bath al Bancomat, giacché il nostro autista non vuole dollari, e ripartiamo! Lungo tutta la strada mi crogiolo nel sogno dell’attraversamento del ponte pedonale che collega la romantica cittadina di Mae Sai a Tachilek, posto di confine del Myanmar. Quel ponte che, quasi dieci anni fa, da un tavolino di un bar adiacente, abbiamo osservato a lungo. In quell’occasione abbiamo fotografato i birmani, con i cappelli di paglia a cono e le loro biciclette cariche di merci e speranze, ed abbiamo fissato nella nostra mente anche le immagini di quelle donne che, con enormi cesti in bilico sulla testa, attraversavano lentamente il ponte. E quella mattina abbiamo pensato che... chissà... un giorno saremmo potuti andare in Birmania e magari attraversare quel pittoresco ponte a piedi, con gli zaini in spalla e con l’entusiasmo di intraprendere una nuova avventura! Ma verso le dieci, quando il nostro autista si ferma in una caotica città e ci comunica che siamo giunti a destinazione, le immagini formatesi nella mia mente qualche istante prima, si frantumano. Penso addirittura che ci abbia portato da qualche altra parte... ma mi sbaglio. Mae Sai è irriconoscibile. È diventata una città, con palazzi, centri commerciali, un traffico incredibile. Anche il ponte si è trasformato. Un ignobile arco di cemento con porte di cristallo segna il punto di confine con il Myanmar e sull’enorme ponte in cemento armato ora transita ogni tipo d’autoveicolo, compresi i mezzi pesanti. Fine del sogno. Il viaggio però continua! Passiamo il posto di controllo tailandese {NDR: Questa è stata la permanenza in assoluto più breve in un paese straniero... nemmeno due ore} ed attraversiamo in ogni caso il nostro sognato ponte, a piedi e coi nostri zaini in spalla... anche se fra i gas di scarico delle auto. In Myanmar sono le 9:30 (mezzo fuso orario in meno rispetto alla Tailandia) quindi non siamo nemmeno tanto in ritardo all’appuntamento con la nostra guida, che dovrebbe attenderci al posto di controllo, con i nostri permessi speciali. {NDR: Da Tachilek attualmente puoi entrare solo appoggiandoti a qualche tour operator che ti procura dei permessi speciali per 50 usd a persona}. Infatti la troviamo li, la nostra guida, davanti al check point con un cartello in mano riportante il nostro nome! {NDR: Ci avrebbe identificato comunque... dato che nell’arco di oltre un’ora d’attesa per la vidimazione dei visti non abbiamo visto nessun altro turista occidentale}. Sam Sai Wong, così si chiama la nostra guida (anche se ci suggerirà di chiamarlo Antonio, che è più semplice), ci ritira passaporti e visti e ci comunica che dovremo aspettare una mezz’ora. Non fa niente. Siamo in Myanmar! No problem

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