Laos, lungo il fiume e sull’acqua

In viaggio dalla Thailandia (Bangkok- Chiang Rai) al Laos
Scritto da: mixer
laos, lungo il fiume e sull'acqua
Partenza il: 26/11/2013
Ritorno il: 23/12/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Itinerario: Bangkok, Chiang Rai e Huay Xai – Luang Nam Tha – Muang Sing – Muang La – Nong. Kiaw – Luang Prapang – Muang Ngoi Neu – Vang Vieng – Vientiane – Pakse

È il 26 di novembre e questo viaggio inizia come tutti gli altri, freneticamente, dopo un anno di aspettative.

Automobile, metro, treno per Fiumicino, attesa e… finalmente in volo!

L’Emirates da Roma fa scalo a Dubai e successivamente a Bangkok, dove arriviamo ampiamente stropicciati.

Prendiamo lo shuttle per il Don Muang (gratuito, basta mostrare la carta di imbarco o il biglietto telematico), impiegandoci un’ora, inghiottiti dal traffico bangkokkiano e, con l’ottima compagnia aerea Nok Air (80 euro tot) voliamo a Chiang Rai.

Sono quasi le 19 ed arriviamo in hotel stanchissimi, con gli occhi marmorizzati a sangue. Il Nak Nakara (b&b 32 euro), è un hotel molto carino e la stanza confortevole e grande. Usciamo subito, senza neanche lavarci, per cercare qualcosa da mangiare. Il night market ci offrirà i primi deliziosi noodles del viaggio ed i primi cortesi sorrisi degli avventori tailandesi che ci consigliano su come condire in modo appropriato la zuppetta con salse e sementi varie. Riusciamo a tornare in hotel appena in tempo per la necessaria doccia, poi sveniamo sul letto.

Il giorno successivo, dopo colazione, conosciamo Luca e Mantana (simpatico italiano lui, bellissima tailandese lei), della Fant-Asia travel, con i quali avevo prenotato una macchina con autista per i 5 giorni di esplorazione nel nord del Laos (circa 500 euro). Questa coppia ha aperto un’agenzia di viaggi da qualche anno e sono specializzati in “viaggi di nozze” in Thailandia ma hanno diversi contatti con altri tour operator, anche indipendenti, del sud est asiatico. Chiang Khong, il confine con il Laos, è distante da Chiang Rai circa 120 km e il tragitto, un paio di ore, trascorre in piacevoli chiacchere. Qui salutiamo Luca e Mantana e dopo aver espletato in pochi minuti le operazioni doganali tailandesi, saliamo a bordo della mini imbarcazione (80 bath=2 euro) che ci porterà, in 5 minuti, “dall’altra parte” a Huay Xai, in Laos. Eccolo, finalmente, ancora una volta, il nostro amato Mekong! In questo tratto le due sponde del fiume non distano più di 500 metri e dalla barca vediamo, praticamente quasi terminato, il ponte che tra pochi giorni unirà anche via terra i due Paesi. Conosciamo il nostro autista che, a causa della impronunciabilità del suo nome, diventerà per noi Mr. B e, mentre lui attende, ci mettiamo in fila per ottenere il visto laotiano (per noi europei è pari a 35 usd).

Ci impiegheremo un’ora, nella quale il nostro, assieme ad altri passaporti viene controllato, iscritto su un registro, bollato, ricontrollato e aribollato … vedo uno dei funzionari addirittura annusare quello di un tedesco, e finalmente, al termine di questa girandola di passaggi, scatta “indovina di chi è?”. Dal momento che nel frattempo si è scatenata una pioggia torrenziale, tutti i turisti (un centinaio circa) si sono ammassati sotto l’esiguo tetto del piccolo spazio al coperto che corrisponde all’ufficio doganale. Non si capisce più nulla, tra chi abbia consegnato già il passaporto e chi lo debba ancora riavere; il rumore assordante della pioggia che si abbatte sul tetto in lamiera aggrava la situazione: quando al di là del vetro, il funzionario chiama il nominativo e la nazionalità …. nessuno risponde perché l’interessato non ha capito o sentito …. E tutti gli astanti cominciano ad urlare il nome del fortunato, verificando, una volta individuato il soggetto, che il passaporto sia effettivamente consegnato al suo legittimo proprietario. Insomma un vero teatro all’aperto: quanti sperticati applausi quando l’appaiamento passaporto-proprietario viene effettuato con successo!

In marcia dunque, sotto la pioggia.

Capiamo subito che Mr B. non capisce una parola di inglese (Lucaaa!!! poca conoscenza, avevi detto, ma poco … non è nulla…!) quindi è molto faticoso, ma alla fine, anche divertente, cercare di comunicare con lui.

Riusciamo comunque ad arrivare dopo 3 ore e mezza a Luang Nam Tha e quando gli dico di portarci alla Zuela G.H ( b&b 22 euro/due notti), che pronuncio così come è scritto, per mezzora non ci capiamo, ma quando, stremata, per caso urlo: SUUUUUELAAAAAAA, miracolosamente appare il nostro alberghetto!! (magia della fonetica!).

Ottima Guest House, accogliente e personale cortesissimo.

Luang Nam Tha è una cittadina piccola e tutta la vita scorre lungo la strada principale, dove è concentrata la vita turistica, non manca uno stupa dorato e un night market dal quale già provengono degli ottimi e invitanti profumi!

Il giorno dopo, sfortunatamente, continua la pioggia a dirotto e ci appare chiaro che non riusciremo a fare i trekking tra i villaggi più remoti, per di più siamo arrivati a Muang Sing, piuttosto tardi rispetto agli orari di partenza previsti.

Visitiamo vari villaggi, tra cui uno di etnia Lao Len, al confine cinese, poverissimo, nel quale si confondono e con la pioggia ed il fango l’effetto è ancor più misero, bambini, maiali, polli e capanne. I tetti di queste ultime sembrano dover sprofondare da un momento all’altro, martellati da una pioggia violenta…

Considerate, che in questo periodo dell’anno fa piuttosto freddo, noi indossiamo i “piumini” e le scarpe chiuse, con i quali siamo partiti dall’Italia. Quindi se intendete portare qualcosa di utile nei villaggi, utilissimi e graditi saranno gli indumenti caldi e le scarpe invernali.

I bambini sono tantissimi, e tutti, avvicinandosi chiedono da mangiare e da vestire.

La nostra sacca, pigiata di vestiti, maglie, pupazzetti, collane e braccialetti, penne, matite, pennarelli, che a Roma sembrava così pesante e stracolma, ora ci appare assolutamente ridicola e insufficiente. Dobbiamo lasciarla in auto, a malincuore, per evitare che si possano creare problemi tra i bambini: sono troppi e non riusciremmo mai a distribuire equamente quanto portiamo.

Impazziscono però per i palloncini gonfiabili che quasi ci vergogniamo di dare. Fabrizio ne porta sempre molti, per i più piccoli, ma che qui, anche gli adulti, mostrano di gradire comunque. E’ una nota di futile colore, un diversivo, probabilmente, rispetto alla quotidianità cui sono abituati.



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