Educazione e civiltà per il turismo itinerante

Il vostro reportage collettivo su camper e campeggi è alla seconda puntata. Se hai perso la prima puntata del reportage puoi <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=332'>rintracciarla qui</a>. Se anche tu sei appassionato o neofita del turismo itinerante in camper e campeggi, <a href='/viaggi/forum/testo.asp?ID=30882'>partecipa ...

 

Il vostro reportage collettivo su camper e campeggi è alla seconda puntata. Se hai perso la prima puntata del reportage puoi rintracciarla qui. Se anche tu sei appassionato o neofita del turismo itinerante in camper e campeggi, partecipa alla discussione nel forum.

Questa settimana pubblichiamo il contributo dell'amico Turista per Caso Gianni Presepi, che viaggia da decenni in camper. Gianni - che era dei nostri anche al Raduno per Caso - parla di buona educazione da camper e di soste fuori dai campeggi, raccontando un edificante episodio che ha vissuto in camper in un paesino della Spagna. L'insegnamento è che - come scrive lui stesso - "educazione e civiltà aprono le porte del mondo". A seguire potete leggere la sintesi di uno scambio di consigli tra voi Turisti per Caso dal forum Viaggi in camper e campeggio. I temi: noleggio del mezzo ideale e mete consigliate per il primo viaggio in camper. La più consigliata è la Francia. Buona lettura! Negli ultimi decenni ho praticato il "Plein Air". All'età di 14 anni ho cominciato con una piccola canadese, proseguendo poi con una tenda più grande. Poi ho viaggiato in roulotte, carrello tenda, per arrivare infine al camper che ha allietato i miei viaggi nell'ultimo ventennio. Ho letto molte riviste e periodici del settore e tutte in qualche parte dedicavano spazio alle sventure capitate a tanti camperisti durante le soste fuori dai campeggi.

Non voglio parlare in questa occasione di atti di delinquenza o teppismo o di camper svaligiati, pure da me subiti, che appartengono a una sfera più complessiva che non riguarda solo chi si dedica al plein air.

Non voglio nemmeno parlare di vessazioni subite da parte di sindaci che non hanno ben compreso quale valore sociale ed economico possa rappresentare il turismo dei camperisti, aprendosi più volentieri a un turismo più visibile, fatto di cemento e che lascia segni indelebili sul territorio. Al contrario del nostro turismo itinerante che, se praticato con civiltà ed educazione, non lascia segni nel tempo se non quelli di un ambiente più pulito e di una economia in movimento.

Ecco, di quest'ultimo aspetto voglio parlare, e di ciò che si può lasciare alle popolazioni dei paesi attraversati se lo si fa in modo educato e civile.

Mi rendo conto che l'argomento è generalizzabile a molte categorie di persone, ma poiché parliamo di camperisti, è a loro che mi rivolgo in particolare.

Troppe volte, fosse anche una sola, si è visto un camperista scaricare le acque reflue in modo selvaggio senza curarsi di null'altro se non di liberarsi di liquami imbarazzanti ed è capitato di sentirsi dire, se avevi il coraggio di rimbrottarlo, di farsi gli affari propri o anche peggio.

Troppe volte, fosse anche una sola, in un'area di sosta riservata ai nostri veicoli abitativi si trova una famiglia in camper con televisori accesi che per funzionare hanno bisogno di generatori di corrente tenuti spesso in moto, e vi lascio intuire i disturbi dovuti al rumore e agli effluvi. Oppure altri che usano le aree di sosta come veri e propri campeggi utilizzando all'esterno tavoli e sedie e spesso schiamazzando come anitre al bagno. O altri che si fermano per la notte in qualche piazza paesana rumoreggiando e posizionandosi in modo inopportuno o fastidioso e occupando gli spazi senza curarsi degli usi delle persone che lì vivono e abitano

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