Il misticismo antico dell’India del Sud

“Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ...

  • di mapko64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

“Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. E’ il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile” (R. Kapuscinski – In Viaggio con Erodoto).

La spiritualità della civiltà indiana, che mantiene ancora oggi divinità e tradizioni antiche di millenni, ha sempre esercitato un grande fascino sulla mia fantasia, un modello contrapposto al materialismo occidentale. Un paio di anni fa avevo visitato il coloratissimo Rajasthan nel nord del paese ma era rimasto con il desiderio di tornare per esplorare regioni meno battute dal turismo. Ho scelto quindi il sud, culla della civiltà indù, viaggiando da solo con i mezzi pubblici come un vero indiano. L’India è un mondo a parte: al nord tuttavia le grandi migrazioni indoeuropee nell’antichità e le invasioni di gente islamiche in tempi più recenti hanno in qualche modo contaminato l’elemento originario mentre al sud tutto ciò non è avvenuto. La pelle scura della gente tradisce l’origine dravidica e i culti nei templi sono antichi di millenni. Persino la cucina, quasi vegetariana, sembra rispettare questa linea di tradizione: mai avrei pensato che si potesse mangiare così bene, gustando piatti vari e saporiti, eliminando totalmente la carne dalla propria dieta! Il viaggio di due settimane attraverso il Tamil Nadu e il Kerala, i due stati più meridionali, è stato una vera immersione nel misticismo del paese: le giornate passate nei templi di Madurai e Trichy mi hanno reso partecipe di cerimonie e culti affascinanti, mostrandomi una popolazione profondamente legata alla sua religione. Da un punto di vista artistico il sud non può competere con le meraviglie architettoniche del nord ma le montagne di statue nelle gopura dei templi rappresentano comunque un elemento originale ed avvincente; d’altra parte i templi della dinastia Chola sono dei veri gioielli come pure le sculture rupestri dei Pallava a Mamallapuram. L’aspetto più coinvolgente è stato senza dubbio l’incontro con la realtà indiana. Lasciando la vecchia Europa ho avuto l’impressione che un’astronave mi avesse catapultato su un altro pianeta. Un’umanità eterogenea anima le città: santoni dalle lunghe barbe con il volto dipinto da segni colorati vivono grazie alle offerte dei fedeli, vacche sacre con le loro curiose gobbe sulla schiena circolano liberamente nutrendosi di spazzatura. Le sensazioni e i ricordi sono veramente tanti, tali da provocare una sorta di stordimento. Le città sono dei formicai nei quali spesso l’unica attrattiva è il tempio. Un’eccezione è senz’altro Kanniyakumari, pittorescamente situata sulla punta estrema dell’India. In un viaggio dedicato alle città ho potuto ammirare il rigoglio tropicale delle palme e il verde smeraldo delle risaie, oltre che dai finestrini senza vetro dei bus anche durante la crociera sulle backwaters del Kerala, un’esperienza che temevo troppo turistica ma che invece si è rivelata coinvolgente per la ricchezza dei paesaggi e la visione della vita a stretto contatto con l’acqua della gente dei villaggi. L’India è un paese contraddittorio in cerca di un delicato equilibrio tra una millenaria tradizione di spiritualità e le esigenze di uno stato moderno. In alcuni settori, ad esempio nel campo informatico, ha raggiunto livelli d’eccellenza; al sud la classe media parla perfettamente inglese, un mezzo di comunicazione indispensabile nella babele linguistica. In molti casi però la civiltà moderna ha prodotto effetti devastanti, soprattutto nei centri abitati assediati dall’inquinamento atmosferico, dalla plastica e dalla spazzatura. Viaggiare per conto proprio con i mezzi locali mi ha consentito di immergermi nella realtà del paese. Naturalmente bisogna avere un certo spirito di adattamento, ma tutto sommato il sistema di trasporto è capillare ed efficiente se considerato con la giusta mentalità. Tornando a casa, più che in altri viaggi, mi sono sentito arricchito, portato a riflettere su questioni che la frenesia della vita moderna ci porta spesso a mettere in disparte

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