L' isola delle banane e delle canne (da zucchero)

Nella discesa che collega Morne Rouge, il paesino alle spalle del Mont Pelee -il vulcano- alle spiagge della selvaggia costa nord, la nostra auto raggiunse una velocita’ folle… un’ inchiodata pazzesca ci ha arrestato davanti ad un casco di banane ...

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  • di Paolo Fabbri
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Nella discesa che collega Morne Rouge, il paesino alle spalle del Mont Pelee -il vulcano- alle spiagge della selvaggia costa nord, la nostra auto raggiunse una velocita’ folle... un’ inchiodata pazzesca ci ha arrestato davanti ad un casco di banane che era appena stato perso da un camioncino che percorreva la stessa strada, ma in salita. Il mezzo era senz’ altro stracolmo, la salita era ripidissima, quindi, da buoni genovesi, potendo acaparrarci 2-3 chili di banane “aggratisss”, abbiamo scorticato i copertoni della macchina in una furibonda frenata, per raccattare le banane da terra: queste, non solo sono state parte della nostra frutta in loco, ma ce le siamo anche portate a casa!! La Martinica non e’ solo l’ ile aux fleurs o l’ ile vert, come viene comunemente chiamata da chi la propone turisticamente, e’ anche, e soprattutto, l’ isola delle banane. Escludendo: Fort de France e la relativa bruttina periferia industriale, il terzo nord dell’ isola che, per buona parte, ha ancora conservato l’ aspetto originario –con una rigogliosa e fittissima foresta pluviale- e la costa sud, piuttosto sviluppata turisticamente –ma per fortuna senza eccessi-, l’ isola e’ ricoperta dai banani. Non mancano anche le canne da zucchero, ma, anche se non mi piace definirla l’ isola delle canne (la Giamaica si trova un po’ piu’ a nord, nord-ovest per l’ esattezza), in parte lo e’, e produce un ottimo e profumatissimo rum. Al suo interno, vi si trovano 14 distillerie ancora attive e visitabili.

Franca ci e’ venuta a prendere all’ aeroporto, ha portato con se un incantevole fiore tropicale ed il suo dolce sorriso; un paio di mesi prima, con un bel colpo di mano, avevamo strappato un paio di biglietti Nizza-Parigi-FortdeFrance (e ritorno) a 484 euro a testa, ma si poneva il problema del soggiorno: un bel “trova” con oggetto “alloggi martinica”, su un motore di ricerca, ci ha condotto a lei ed al suo sito (akimboo.Com), dove abbiamo iniziato a conoscerla e ad “invidirare” la sua scelta di vita (abbiamo letto: “genovesi, –“come no!i” primo commento con Ilenia- da anni residenti in questo angolo di paradiso, siamo a vostra disposizione...”).

Con la sua macchina ci ha condotto a Diamant, sulla costa sud, a 25 chilometri circa dall’ aeroporto, era li’ che, con il suo tramite, avevamo affittato un minialloggio; e, anche qui, una splendida accoglienza: frigo pieno, baguette, caffe’ e moka italiana, letto fatto, asciugamani da mare e salviette da camera incluse, ole’.

La prima notte ai Carabi, per chi arriva dall’ Italia e’ sempre cortissima: si arriva nel tardo pomeriggio locale (gia’ notte in Italia), ci si addormenta praticamente subito e ci si sveglia sconvolti e doloranti prima dell’ alba (mezzodi’ in Italia). Giustappunto: alle cinque eravamo gia’ belli brillanti seduti sul letto: che fare? Colazione e passeggiatina sulla spiaggia del Diamant. Prima sorpresa: i martinicani uomini sono accaniti footer, infatti prima delle 7 erano gia’ a farsi la loro bella corsettina sulla battigia (che meraviglia! noi ci alziamo e la nostra splendida vista autostrada, non ci consente nemmeno di aprire le finestre...).

Aspettavamo Franca per le 8 e ½ per saldare l’ appartamento e per avere due dritte sulle cose da fare e da vedere; puntualissima si e’ presentata con una caterva di cartine e di suggerimenti giusto per integrare la guida lonely planet per e avere esperienze piu’ dirette. Prima regola per le Antille: affittare un’ auto. Siamo andati con il supporto di Franca presso l’ autonoleggio piu’ genovese possibile; abbiamo scelto con criterio l’ auto “la plus economique”: per forza ci hanno dato quel gabinetto di macchina... una 106 con 70.000 km, per altro quasi tutti percorsi sulle montagne russe (le stradine da percorrere per scovare le spiagge piu’ belle), a volte sterrate, a volte, ma solo se si e’ fortunati, di cemento rigato; ergo: frizione al limite ed ammortizzatori zero totale. “Non chiudetela!” ci ha riferito il noleggiatore, “non perche’ possano rubarla –ovviamente-, ma perche’ qualche immigrato proveniente da Dominica o da Santa Lucia potrebbe aprirla, rompendomi il finestrino”..

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