Isole di Cres di Cherso e Losinj di Lussino in Croazia…

Due mete per chi ama la natura, il silenzio e le spiagge solitarie
 
Partenza il: 11/07/2013
Ritorno il: 28/07/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

18 giorni per esplorare la natura di Cres e Losinj, tra bellissime spiagge deserte da raggiungere camminando ( a volte non poco.. ), o via mare, in canoa o con mezzi a motore. Una vacanza tra daini, faine, grifoni, delfini e tanti altri animali. Un salto indietro nel tempo, dormendo in case contadine di minuscoli villaggi con pochi e gentilissimi abitanti. Bagni in acque limpidissime, dalle più svariate gradazioni di colore. Rigeneranti ed economiche cene a base di pesce nei ristoranti in riva al mare. Ma anche i racconti delle persone, con spaccati di vita relativi alla tragedia della guerra di Jugoslavia degli anni ’90.

Ritorno a Cres dopo molti anni, stavolta molto più informato, soprattutto grazie ad Internet, che effettivamente ci ha cambiato la vita. Condivido il viaggio con Marina.

Partiamo, senza alcuna prenotazione, con l’idea di alloggiare in appartamenti, spostandoci nel corso del viaggio. All’inizio di luglio non dovrebbero esserci problemi di ricettività.

L’arrivo a Porozina, uno dei due accessi a Cres con traghetto, è sotto la pioggia.

Decidiamo di dirigerci a Beli, dove arriviamo verso le 22. data l’ora e la stanchezza accettiamo di trascorrere la notte nella topaia sopra il ristorante del villaggio.

Il giorno dopo ci sistemiamo dai nostri omonimi Riccardo e Marina, che ci affittano per 60 euro al giorno un appartamento veramente bello, fresco e con un tavolo all’aperto che dà su un paesaggio straordinario di mare e verdi rilievi. Cenare qui, nel silenzio, con tanto Mediterraneo che ci avvolge, mette addosso una pace leggera, insieme al desiderio di non andarsene più.

Beli è graziosissimo, appollaiato su una rocca. Ogni casa ha il suo antico pozzo, la cui acqua è la stessa che si utilizza ancora oggi per uso domestico. È molto gradevole passeggiare la sera per le stradine in salita, fino alla piazzetta della chiesa, dove i bambini giocano vociando sotto un grande albero.

La gente del posto è molto gentile e sorridente. Gli abitanti di Beli, tra cui diversi italiani, vanno molto orgogliosi della vivibilità del loro paesetto. È scritto persino sulle tovaglie di carta del già citato ristorante, dove si dorme male, ma si mangia onestamente: “a Beli c’è tutto quello che puoi desiderare“.

Effettivamente Belj è una realtà particolare dell’isola, e ha anche una sua storia molto interessante.

Per chi volesse approfondire, si possono trovare notizie storiche, geografiche, e sulla popolazione di Belj, Cres, ed altri luoghi della Dalmazia, oltre che sulle consuete guide turistiche, in un bel libro di Alessandro Marzo Magno, edito da Il Saggiatore: “Il leone di Lissa. Viaggio in Dalmazia“.

Per notizie più specifiche su Cres e Losinj, si può trovare negli uffici turistici delle due isole una buona guida turistica, di Nadir Mavrovic, intitolata “ Cherso e Lussino. Passeggiata sulle isole, isolette e scogli“.

Da Belj percorriamo a piedi un lungo sentiero che conduce a Frantin, un villaggio abitato soltanto da un pastore ubriaco, con la sua donna poliomielitica. La cartina acquistata all’azienda di soggiorno di Cres, il capoluogo dell’isola, si dimostra poco affidabile. Sembrerebbe un percorso breve, invece tra andata e ritorno cammineremo dalle 9 alle 13,30, per un totale di 4 ore e mezzo, pur con diverse soste per osservare e fotografare, all’ombra di meravigliosi boschi di querce, animali particolari come l’algiroide magnifico, il colubro carsico ( serpente gatto europeo ), i cervi volanti…

L’isola è veramente piena di animali. Soltanto nei primi 4 giorni della nostra permanenza, abbiamo visto una decina di daini, 3 faine, una lepre, un coniglio selvatico, e una gran quantità di uccelli, tra cui vari tipi di falchi, una ghiandaia marina, cormorani, e il mitico grifone.

Per ammirare quest’ultimo ci siamo fatti condurre in barca dai nostri omonimi ospiti, per 30 euro in due. Tra le scogliere a picco ne abbiamo scorti diversi, che sono anche riuscito a fotografare decentemente, nonostante il gran rollio della barca. Uccelli maestosi, dall’aria inquietante, ma anche tenera. Purtroppo il centro per il recupero degli esemplari feriti è stato trasferito, di recente, altrove, pare per “motivi politici“. Tutto il mondo è paese…

Lungo la costa si incontrano diverse spiagge di sassi bianchi. Ne esploriamo alcune, di queste spiagge, con la barca degli omonimi, e successivamente con la canoa indiana presa a noleggio al porticciolo di Beli, da una ragazza bella e simpatica. Ci facciamo un giro di una mezza giornata tra una baia e l’altra, strapazzandoci di sole e nuotate. Limpida e pulita l’acqua, bagni gradevolissimi. Un po’ modesti i fondali, ma troviamo due belle stelle marine, di un marrone intenso, puntinato dai colori più vivaci. In una di queste spiagge solitarie, mangiamo all’ombra di un bosco di ulivi e fichi, su un tavolo abilmente improvvisato da Marina con i residui di tavole di legno, trasportati a riva dalle onde. Le cicale cantano fino allo sfinimento durante e dopo il nostro pranzo, a base di pomodori e pecorino di Pag.

Nei dintorni di Beli vi sono diverse mulattiere che portano ad antichi villaggi, ora abbandonati. Ne percorriamo uno in macchina, dopo aver visitato la grande e secolare quercia di San Pietro. La povera Hyundaj i 20, nonostante il suo muso piuttosto basso, ci trasporta sulla mulattiera fino a Niska, attraversando boschi freschi e silenziosi, popolati da daini che in più occasioni ci tagliano la strada al galoppo. Il villaggio è descritto come un paese delle fiabe, ma è anche un po’ da film horror, con le sue case che paiono bombardate, sventrate dalla furia del tempo e dell’abbandono. Eppure, tra le macerie, trovano riparo le pecore, che la maggior parte dei pastori lasciano scorrazzare libere sull’isola. Animali dolci e timorosi, al nostro arrivo fuggono terrorizzate, con gran fracasso saltellando tra le travi abbandonate al suolo.

È uno spettacolo anche ammirare i loro salti tra le rocce, dove si arrampicano con destrezza di free climbers. Bisogna fare attenzione, però, a non trovarsi troppo sotto le loro evoluzioni. Evitare, quindi, le spiagge a ridosso di strapiombi. A noi, su una di queste spiagge, è capitato che alcune pecore, saltellando sopra le nostre teste, scaricassero parecchie pietre che solo per un caso fortunato non ci hanno colpiti.



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