Più di 1000 anni fa un vescovo inglese venne fino in Toscana per ammirarla, e ancora oggi è una delle chiese più belle della regione

Stefano Maria Meconi, 15 Mag 2026
più di 1000 anni fa un vescovo inglese venne fino in toscana per ammirarla, e ancora oggi è una delle chiese più belle della regione

C’era una volta Sigerico, un religioso britannico che, verso la fine del X secolo, percorse l’allora lunghissima distanza tra Canterbury e Roma per ricevere il pallio da papa Giovanni XV. Oggi quel percorso lo si fa in aereo, qualche romantico gli preferisce il treno, ma più di 1000 anni fa ci si spostava a piedi, o al massimo con i cavalli. Il diario di viaggio che Sigerico di Canterbury scrisse, raccontando le sue 80 tappe che lo portarono fino alla Città Eterna, sarebbe diventato l’ispirazione per la Via Francigena. Insieme al Cammino di Santiago, questo è uno dei sentieri di pellegrinaggio più frequentati in Europa, e molte delle sue tappe si trovano in Italia. Compresa una che, 1036 anni fa, l’arcivescovo visitò, rimanendone incantato.

La 21° tappa della Francigena e la meraviglia della Toscana

Ci troviamo a Coiano, una piccola frazione dell’attuale comune di Castelfiorentino. Un luogo idilliaco, a cavallo tra la Val d’Elsa e la Val d’Egola, in quei contesti da cartolina che fanno della Toscana una terra amatissima dai turisti. Amore che, nelle sue declinazioni, resiste ormai da migliaia di anni. Di ritorno da Roma, e più precisamente nella 21° delle sue tappe, Sigerico si fermò proprio qui, per ammirare la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, una delle chiese più belle (e antiche) di tutta la regione. Sebbene la prima fonte che ne parla con certezza risalga al 1029, infatti, questa doveva esistere, magari in una forma arcaica, già trent’anni prima, quando avvenne il passaggio dell’appena nominato arcivescovo di Canterbury.
Alla pieve afferirono, per molto tempo, tutte le altre chiese del circondario, grazie al controllo diretto del vescovo di Volterra e, successivamente, al patronato della nobile famiglia Machiavelli, proprio la stessa del politico e scrittore Nicolò. Nonostante un rifacimento settecentesco, oggi la pieve mantiene la sua bellezza originaria, la cui unica aggiunta successiva è costituita dal campanile, del primo Ottocento.

Perché la Pieve di Coiano è così amata dai pellegrini?

pieve di coiano

Semplice: per la sua architettura autentica, per i colori ocra che richiamano quelli delle colline toscane, per l’idilliaco contesto in cui svetta. Coiano è infatti una frazione davvero piccola, appartenente a un comune, Castelfiorentino, che nonostante il suo nome si trova al crocevia tra tre province: Firenze per l’appunto, ma anche Siena e Pisa. Proprio quella Toscana autentica che piace e conquista, in cui la Pieve dei Santi Pietro e Paolo emerge nel suo semplice splendore. L’architettura è quella tipica del romanico pisano, diffuso in Toscana ma anche in Sardegna: facciata a cuspide centrale con due ordini sovrapposti, archetti a tutto sesto, fregi decorativi e l’uso della pietra di arenaria, particolarmente intensa dal punto di vista cromatico. All’interno, la semplicità della struttura è in realtà un elogio del monumentalismo antico: tre navate, colonne disposte su due file a separarle, il presbiterio rialzato dallo spazio destinato ai fedeli. Elemento curioso, sono dei capitelli a tema floreale, che apparterrebbero all’edificio di cui Sigerico fa menzione nel suo diario. Proprio per questo motivo, alcuni storici hanno avanzato la ricostruzione secondo cui l’edificio oggetto del racconto sia stato demolito o alterato, e quello che vediamo oggi è un complesso architettonico successivo.

Cosa vedere a Castelfiorentino

Chiamata non a caso la “piccola Firenze”, per il nome e per il suo storico legame con la città dei Medici, Castelfiorentino ha molto da mostrare al visitatore. Un patrimonio fatto di edifici storici come la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, ma anche come l’imponente Chiesa di Santa Verdiana, con la sua facciata barocca che sembra voler imitare le grandi basiliche di Roma. E come la Villa di Cambiano, sorta su un antico edificio appartenuto a Cosimo I de’ Medici e che include uno splendido giardino all’inglese, una location naturale che sembra quasi voler richiamare l’eredità spirituale del passaggio di Sigerico.


Stefano Maria Meconi
Stefano Maria Meconi


Leggi anche Leggi gli altri diari di viaggio
In evidenza