Il borgo abbandonato in Abruzzo che ha dato vita alla più grande rivoluzione degli ultimi decenni

Dalla decadenza al rinascita! Cosa vedere a Santo Stefano di Sessanio, il borgo del primo albergo diffuso d’Italia
Alessandro Cipolla, 17 Giu 2026
il borgo abbandonato in abruzzo che ha dato vita alla più grande rivoluzione degli ultimi decenni

Probabilmente questa è la prima volta che sentite parlare di Santo Stefano di Sessanio. Eppure questo piccolo borgo incastonato tra le alte vette dell’Abruzzo – in totale conta poco più di 100 abitanti –  all’interno di un contesto ambientale e naturale davvero unico, quello del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, in un certo senso ha fatto scuola nel complesso mondo del turismo nel Belpaese. Santo Stefano di Sessanio è un piccolo borgo fortificato perfettamente conservato che vanta un primato speciale per il turismo: qui, infatti, è stato istituito il primo albergo diffuso d’Italia, che lo ha salvato da uno stato di decadenza.
Per prima cosa però occorre spiegare cos’è un albergo diffuso. Stiamo parlando di una forma di ospitalità ben diversa da quella degli hotel tradizionali: invece di concentrare camere e servizi in un unico edificio, le stanze per gli ospiti sono dislocate in abitazioni esistenti – spesso all’interno di contesti storici – sparse all’interno di un borgo o di un centro abitato. I servizi comuni come reception, sala colazione o ristorante, solitamente si trovano in un edificio centrale, mentre le camere come detto occupano case private ristrutturate situate a poca distanza l’una dall’altra lungo le vie del paese. Insomma, tutto il borgo diventa un albergo e Santo Stefano di Sessanio è stato il pioniere di questa offerta turistica in Italia.

Come è nato il primo albergo diffuso in Italia

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Nel corso del XIV secolo Santo Stefano di Sessanio, sotto l’egemonia dei De’ Medici, diventò una cittadina fiorente che viveva di agricoltura e di pastorizia, nonché un importante centro economico della Signoria di Firenze, soprattutto grazie al fiorente commercio della lana “carfagna”, che qui si produceva, che in Toscana si lavorava e che si vendeva in tutta Europa. Dopo l’unità d’Italia, però, anche a causa di un forte fenomeno di emigrazione, il borgo iniziò un processo di decadenza e gli abitanti abbandonarono molte abitazioni.
Qualche anno fa, fortunatamente, il suo fascino ha conquistato  l’imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren che decise di acquistare diversi immobili e di ristrutturarli per creare un nuovo modello di ospitalità che si differenzia dai tradizionali alberghi concentrati in un unico edificio: l’albergo diffuso, infatti, si sviluppa su sistemazioni distribuite in diverse strutture all’interno di un centro storico o un piccolo villaggio, come quello di Santo Stefano. Questo approccio consente agli ospiti di vivere un’esperienza più autentica e immersiva nella cultura e nella vita quotidiana della comunità locale.
Grazie all'”albergo diffuso Sextantio”, il borgo ha trasformato le case in alloggi per accogliere turisti e visitatori, rendendo questa una meta originale dove anche le piccole botteghe hanno ripreso vita, riportando alla luce laboratori artigianali, vecchi mestieri e tradizioni.

Cosa vedere a Santo Stefano di Sessanio tra chiese e palazzi storici

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Considerato uno dei borghi più belli d’Abruzzo e d’Italia, Santo Stefano di Sessanio è rimasto immutato nel tempo e permette di ammirare edifici costruiti in pietra calcarea bianca e tetti realizzati con coppi, un centro storico che è un dedalo di vicoli e diverse strutture di grande interesse storico e artistico.
Il punto d’ingresso della città è Porta Medicea, dalla quale ci si immerge in un mondo rimasto fermo nel tempo a centinaia di anni fa con scalinate in pietra, archi, camminamenti, case in pietra e nel quale spicca la Torre Medicea del XIV secolo che si trova in cima al borgo. Un tempo era alta 20 metri e svolgeva il ruolo di avvistamento. Purtroppo, con il terremoto del 2009 è quasi completamente crollata, ma poi è stata ricostruita completamente.
Fuori dalle mura di Santo Stefano di Sessanio si trova la Chiesa di Santa Maria Martire, ricostruita dopo il sisma del 1703: è caratterizzata da una volta a crociera mentre le navate laterali sono più piccole e custodiscono delle tele settecentesche che raccontano la storia del martirio di Gesù e di Santo Stefano. Poco distante sorge il Palazzo del Capitano costruito dalla famiglia De’ Medici che lo utilizzò come residenza signorile. L’edificio in pietra calcarea si presenta con due grandi bastioni e due finestre bifore in stile tardo-gotico. La facciata del ‘500, invece, è decorata in stile rinascimentale.


Alessandro Cipolla
Alessandro Cipolla

Giornalista pubblicista e laureato al D.A.M.S., ama scrivere di tutte le cose belle che ci sono da vedere in Italia e in giro per il mondo.



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