L’hanno costruita in appena 100 giorni: questa strada tra le montagne è un capolavoro di ingegneria unico al mondo

Giuseppe Coppola, 26 Mar 2026
l'hanno costruita in appena 100 giorni: questa strada tra le montagne è un capolavoro di ingegneria unico al mondo

Un luogo che custodisce l’immensità della natura e ne racconta le sfumature più romantiche. Il passaggio da una valle all’altra scavato tra le montagne che ha fatto innamorare, negli anni, sia gli appassionati di ciclismo che gli amanti delle escursioni. Tutto grazie allo scenario mozzafiato costruito tra questi pendii, per un’esigenza trasformata da progetto in realtà in appena cento giorni. 

Passo San Boldo, la meraviglia del Veneto

Protagonista di questo scenario da favola è il passo San Boldo. Si tratta di un valico che permette la comunicazione tra i due versanti delle prealpi Bellunesi: da una parte la Vallata Trevigiana, dall’altra invece la Valbelluna. Un luogo che gli amanti della montagna e delle passeggiate in quota hanno imparato ad apprezzare e a vivere già nel corso del tempo, che spicca per la sua particolarità e per i tempi, rapidissimi, di realizzazione. Da un lato il col de Moi, con i suoi 1358 metri. Dall’altro, invece, il monte Cimone e i 1290 metri d’altitudine: in mezzo la sella che ospita il passo San Boldo nata, secondo alcune fonti, da una parte del ghiacciaio del Piave. Storia e paesaggi si incrociano in questa fetta di prealpi Bellunesi che offre, oggi, la vista a una galleria molto particolare. 

Come nasce il passo San Boldo

Le pendenze notevoli del luogo non hanno mai influenzato il passaggio in quest’angolo del Veneto. Alcune fonti riportano infatti attraversamenti già in epoca antica: al tempo dei Romani, infatti, si presume che in questa stessa fetta di prealpi Bellunesi transitasse una strada compresa nella via Claudia Augusta. Una zona soprattutto di confine che ospitava, in epoca bizantina, un’antica torre di guardia durante l’invasione dei Longobardi. E che veniva spesso attraversata da pellegrini, soldati e mercanti: molto particolare è il caso degli zattieri che utilizzavano questo passaggio per rientrare in Cadore dopo aver raggiunto Venezia lungo il Piave trasportando lì il legno. La necessità di una trasformazione dal sentiero a una strada carrozzabile, però, nasce solo nell’Ottocento. 

I Cento Giorni

Il passo San Boldo viene definito anche la strada dei Cento Giorni per un aspetto molto particolare che riguarda la sua realizzazione. I lavori iniziarono ufficialmente nel 1914 e videro, due anni più tardi, la conclusione solo del primo tratto che ricalcava la vecchia mulattiera. Fu decisiva la svolta del gennaio 1918 da parte degli Austriaci, nel periodo legato alla Prima Guerra Mondiale. In vista della battaglia del giugno di quell’anno, chiamata poi ‘Battaglia del Solstizio’, la VI Armata austriaca ordinò la realizzazione del passo entro tre mesi a partire dal 1° marzo. Ai lavori per il completamento dell’opera partecipò tantissima manovalanza locale, dalle donne agli anziani e i ragazzi passando anche per i prigionieri russi dell’epoca, in una corsa contro il tempo chiusa con la realizzazione del passo del Boldo, proprio in cento giorni.

L’Osteria più antica d’Italia

Aperta nel 1470, proprio sullo scollinamento del passo San Boldo c’è Osteria La Muda, una delle attività di ristorazione più antiche d’Italia. Tavoli in legno, splendide portate di carne, il tutto in un’osteria che in realtà è uno scrigno di accoglienza, circondati da tavoli in legno massiccio e con al centro un focolare che fa subito casa. Se si decide di salire qui su, affrontando i ripidi pendii e i tornanti del valico, una sosta di gusto all’osteria è d’obbligo.

Come raggiungerlo e cosa fare nei dintorni

Il passo San Boldo si trova precisamente lungo la statale 635 che ha inizio da Bribano di Sedico per poi sfociare a Conegliano. L’inizio del valico storico “Passo San Boldo” è fissato al chilometro 15.6 e prevede l’attraversamento di 18 tornanti per poi chiudersi al chilometro 20.9, dove è indicata la fine del valico. Un giro in queste zone è consigliato soprattutto agli amanti della natura, tra i panorami mozzafiato sulle Dolomiti e gli sguardi innamorati tra le cime circostanti. Così come non può mancare una passeggiata tra i sentieri della zona, dando uno sguardo alle escursioni più o meno semplici da poter effettuare nei dintorni. E per gli amanti del ciclismo, percorrere il passo San Boldo vorrà dire anche seguire le orme di Jacques Anquetil al Giro d’Italia del 1966, in un racconto che ha trasformato questo campione in un mito assoluto.



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