Due distretti per due idee diverse di città: questi quartieri raccontano la vera Shanghai oltre i grattacieli
È una delle metropoli più tecnologicamente avanzate al mondo, un polo di sviluppo e modernità che lascia interdetto il visitatore sin dal primo sguardo. Luci della ribalta, luci del progresso, eppure Shanghai non è solo la sua selva di iconici grattacieli. Al suo interno, diverse anime che convivono in 6.340 chilometri quadrati di territorio (quasi 5 volte l’estensione di Roma) permettono di vivere una destinazione turistica e culturale articolata che va oltre lo skyline. E lo fa con due “quartieri”, se così si possono definire, che nel corso dell’ultima Milano Design Week hanno avuto il loro momento di fama. È arrivata l’ora di scoprire Putuo e Qingpu, i distretti più originali e alternativi della metropoliti cinese.
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Putuo, dove finisce il Fiume Azzurro
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Il distretto di Putuo, lì dove termina dopo 6.300 chilometri il percorso del Fiume Azzurro (o Yangtze, o Chang Jiang che dir si voglia), è il cuore pulsante dello sviluppo urbano di Shanghai. Un processo che, rispondendo in maniera concreta alla trasformazione digitale in corso in Cina, ha portato l’innovazione industriale all’interno della strategia di integrazione del Delta del Fiume Yangtze. Qui, uno dei progetti più ambiziosi riguarda l’espansione della cosiddetta cintura industriale Shanghai–Nanchino, un percorso di 300 chilometri su cui insistono alcuni degli hub produttivi più importanti della Cina. Ma non solo: il sub-centro urbano di Zhenru e la nascente Taopu Smart City rappresentano anche i simboli dell’elevata qualità della vita e la vivibilità su cui la Cina sta investendo.
Non a caso, l’intero distretto di Putuo ha deciso di abbracciare uno sviluppo basato sul modello della “città dei 15 minuti”, con politiche a sostegno di infanzia, anziani e lavoratori. Quello che ne deriva è dunque un ambiente urbano sostenibile e inclusivo, aperto anche ai visitatori, dove scoprire spazi verdi come il TOP Central Park e i poli culturali come l’M50 Creative Park. Ma anche il lungofiume del Suzhou Creek, un elemento identitario centrale che dimostra e racconta la millenaria tradizione culturale della Cina, terra modernissima ma dalle radici ancor più antiche.
Qingpu e Zhujiajiao, dove Venezia incontra l’Oriente
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Spostandosi verso Qingpu, si entra in contatto con la storia profonda e le radicali trasformazioni di Shangai. Questo, infatti, è il luogo dove 6.000 anni fa fiorì la cultura Songze, sulle sponde del Lago Tai, dando origine a uno dei tanti rami dello sviluppo cinese. Il territorio di Qingpu è incredibilmente ricco d’acqua, con i suoi 23 laghi naturali e quasi 2.000 corsi d’acqua. Ed è proprio qui che si trova Zhujiajiao, una delle città d’acqua più celebri della Cina, una perfetta Venezia orientale, tappa fondamentale del turismo internazionale nei borghi antichi.
Una località di quasi 100mila abitanti, ma che ha conservato intatto il suo stile millenario, fatto di pagode, canali su cui insistono ponti in pietra e perfettamente navigabili da piccole imbarcazioni con i tetti in paglia, versione orientale delle gondole veneziane. Tutt’intorno, un florilegio di lanterne rosso fuoco che scendono da tetti a scaglie e adornano magnifiche finestre istoriate in legno. La modernità, però, ha fatto capolino anche qui: la Linea 17 della metropolitana di Shanghai permette di collegare Zhujiajiao alla centrale stazione di Hongqiao, permettendo così di arrivare in questo “mondo a parte” in meno di 40 minuti.
Allo stesso modo, la vicina Qingpu è un hub globale, sede permanente della China International Import Expo (CIIE): la consacrazione come un vero “salotto del mondo” tra la Cina e l’Occidente, in cui anche l’Italia ha la sua voce in capitolo. Proprio qui, quest’anno si terrà la 10° edizione del Moyun Youth International Ink & Wash Painting Competition, un concorso internazionale di pittura a inchiostro che è nato a Roma nel 2017, e che oggi richiama 100mila giovani da 12 paesi nel mondo, fungendo da piattaforma per lo scambio artistico tra Oriente e Occidente.
