Oltre la solita Sardegna: il mio viaggio di 4 giorni nel cuore minerario dell’Isola che nessuno ti racconta

Doveva essere spiaggia, abbiamo scoperto il territorio
Scritto da: fabri979
oltre la solita sardegna: il mio viaggio di 4 giorni nel cuore minerario dell'isola che nessuno ti racconta

Con l’approssimarsi della primavera torna prepotente il desiderio di muoversi, così, approfittando di una buona offerta dal nostro aeroporto San Francesco mi organizzo un viaggio in Sardegna; saranno quattro giorni dedicati al sud – ovest, in una zona di fantastiche spiagge che non avremo modo di godere, causa un non ipotizzabile peggioramento delle condizioni atmosferiche che interesserà la penisola per i giorni delle feste pasquali. Sarà comunque una vacanza da incorniciare.

I dettagli del nostro viaggio

  • Volo: Ryanair da Perugia per Cagliari Elmas ad euro 137,96 (due persone)
  • Pernottamento: al BB “la Mimosa” a Pula, 298,08 euro per quattro notti con colazione
  • Noleggio auto: con Sicily by Car, 265,37 euro per cinque giorni con copertura totale.

Diario di viaggio in Sardegna

Giorno 1 – Pula

Il volo parte con dieci minuti di anticipo, ed alle quattro meno un quarto siamo a Cagliari, dove prendiamo possesso dell’auto noleggiata all’ufficio dedicato, giusto all’ingresso del parcheggio multipiano, all’esterno dell’area aeroportuale. Ritiriamo una Opel Corsa nera seminuova e ci dirigiamo verso Pula seguendo un itinerario che affianca il mare, prima transitando per la laguna e poi, dopo Capoterra, costeggiando il polo petrolchimico di Sarroch, una bruttura immane, fino a giungere a destinazione, il BB “La Mimosa”, dove lasciamo l’auto nel parcheggio privato e facciamo il dovuto Check-in. Ultimate le operazioni di registrazione ci avviamo verso il vicinissimo centro città per una prima esplorazione. Tira un tagliente e freddo vento di tramontana, in un borgo semi deserto dove il più delle attività commerciali sono ancora chiuse, in attesa dell’ imminente apertura in occasione della Pasqua. Il primo approccio è abbastanza deludente, e ci limitiamo a fare quattro passi lungo la via principale, corso Vittorio Emanuele I; superando il municipio ci infiliamo nella galleria, dove una gioielleria espone i tipici “bottoni” in oro, per uscire in piazza Giovanni XXIII di fronte alla Cattedrale di San Giovanni Battista. Veloce sopralluogo in chiesa e poi risalendo via Nora sbuchiamo in piazza del Popolo, il fulcro della vita cittadina, con ristoranti disposti di fronte ad un palco coperto dove presumibilmente con l’avvio della bella stagione si terranno spettacoli e concerti. Tornando alla nostra base, in piazza del municipio focalizziamo il chiosco del locale ufficio del turismo dove chiedere le dovute informazioni. Domattina ci organizzeremo per i giorni a venire. La sera scegliamo una pizzeria dove assaggiamo la pizza sarda: una autentica bomba calorica formata da una base di pasta veramente fatta bene ma ricoperta da una tonnellata di pecorino e salsiccia sarda. Una tormentatissima nottata ed un ettolitro di acqua non saranno sufficienti alla digestione.

Giorno 2 – Sant’Antioco

Dopo colazione ci avviamo verso la piazza del Municipio in attesa delle 9,30 per l’apertura dell’ufficio turistico, che avviene in perfetto orario. L’impiegata ci illustra le (poche) cose da vedere in città, consigliandoci l’area archeologica di Nora e le spiagge circostanti, ma anche oggi è nuvoloso e, sebbene con inferiore intensità, soffia ancora un fastidioso vento. Otteniamo comunque una mappa, e decidiamo di fare una puntata all’isola di Sant’Antioco, a circa 80 chilometri. La strada non è il massimo, una percorrenza media inferiore ai 50 Km/h lungo un tragitto collinare impervio che alla fine fortunatamente digrada verso il mare. Dopo circa un’ora e mezza giungiamo finalmente in vista dell’isola, oggi collegata all’isola madre mediante un istmo, e raggiungiamo la sommità del colle dove sono concentrate le maggiori attrazioni di nostro interesse. Raggiungiamo la basilica di Sant’Antioco Martire, e troviamo un comodo parcheggio dietro la chiesa, ma le nostre aspettative vengono subito disattese: l’oggetto principale della nostra visita, le catacombe, uniche in tutta la Sardegna, non sono visitabili causa una scelta molto discutibile del parroco, che ne ha negato l’accesso per tutta la durata della settimana Santa. Ci limitiamo quindi ad una breve sosta all’ingresso dell’ipogeo, dove in una teca sono state raccolte le spoglie del Santo, e concludiamo la visita. Prendendo una via sul lato opposto della strada maestra, dopo una breve camminata troviamo la sede dell’ufficio turistico locale, dove l’addetto ci invita a proseguire lungo la stessa strada per raggiungere la biglietteria. Siamo nell’area archeologica, ed abbiamo la possibilità di visitare cinque siti con un biglietto cumulativo di 10,00 euro: necropoli, acropoli, forte sabaudo, città ipogea e museo etnografico. Le visite sono guidate, ed iniziamo con la necropoli punico/romana, una miriade di tombe puniche riprese successivamente dai romani, scavate sotto il livello del suolo ed ancora oggi oggetto di lavori di recupero. Scendiamo nella tomba principale, formata da tre camere, creata in epoca successiva con l’abbattimento delle pareti confinanti di tre singole sepolture; in una si nota l’accesso originario murato, mentre nell’ultima, dove è stata ricavata l’uscita, è ancora conservato un bell’affresco a parete. Tutte le altre tombe non meritano particolare interesse, quindi risaliamo all’acropoli, dove ancora sono presenti i monconi delle sei colonne che ornavano la facciata del tempio.

Saliamo ora all’apice della collina ed entriamo nel forte sabaudo, Su Pisu, costruito sui resti di una antica torre di avvistamento o addirittura di un nuraghe, teatro di una cruenta battaglia in occasione dell’ultima scorreria barbaresca del 1815. Cambiamo la guida, e scendiamo al sottostante villaggio ipogeo, una parte dell’antica necropoli punica abitata dalle famiglie meno abbienti di Sant’Antioco fino alla fine degli anni 70 del secolo scorso, senza elettricità, acqua e servizi igienici. Su alcuni ingressi delle grotte rimane ancora apposto il numero civico; ne visitiamo alcune, le ultimissime abitate dove era arrivata finalmente l’energia elettrica, nelle quali sono state lasciate le testimonianze, a memoria storica, della vita quotidiana di allora. Conclusa la visita raggiungiamo il museo etnografico, la vera memoria della vita contadina, una rassegna di quella che era l’arte di arrangiarsi per la sopravvivenza, ma dove sono esposti veri capolavori dell’arte tessile. Sono le tredici passate, e torniamo alla Basilica, dove facciamo una breve sosta al bar di fronte per rifocillarci giusto con un panino.

Ripresa l’autovettura ci dirigiamo alla volta della parte bassa del colle fino al museo archeologico “Ferruccio Barreca” (7,00 euro l’ingresso), dove l’addetta alla biglietteria ci fa una esaustiva presentazione delle varie fasi storiche e ci mostra  tramite l’ausilio di appositi dispositivi, una ricostruzione tridimensionale di questi luoghi tremila anni fa. Dopo le visite delle sale disposte in ordine cronologico usciamo dal museo e saliamo al Tofet, un vasto cimitero a cielo aperto dove venivano collocate urne e piccoli sarcofagi contenenti i resti dei bambini, presenti in quantità impressionante. Comincia a cadere qualche goccia di pioggia, quindi decidiamo di rientrare a Pula. La sera andiamo a cena al ristorante Ama, uno dei pochi aperti, ma rispetto a quanto consumato, seppur senza aver nulla da ridire sui cibi, il prezzo pagato ritengo sia eccessivo.

Giorno 3 – Iglesias

Anche oggi è nuvoloso, e sebbene il vento si sia calmato, la temperatura non è di certo primaverile; niente spiagge, decidiamo di andare ad Iglesias, anche questa a circa 80 chilometri in direzione nord. Il tragitto è migliore di quello di ieri, ed in poco più di un’ora giungiamo a destinazione, in una città che si presenta con un maestoso Cimitero Monumentale, ma dove edifici moderni dai forti e vivaci colori pastello si contrappongono a bei (al loro tempo) palazzi d’epoca che cadono a pezzi. Troviamo un comodo parcheggio nei pressi della stazione ferroviaria, e dopo Piazza Oberdan, con il monumento ai Caduti sulla sinistra, entriamo nel centro storico, in una zona pedonale che si presenta subito come una vecchia signora di una nobiltà ancora in auge. Percorsi circa duecento metri sbuchiamo in piazza Lamarmora, dove ci troviamo di fronte la sede della vecchia omonima Pasticceria, un palazzo di tre piani che fa da spartiacque a due vicoli, e sul quale sono stati disegnati e restaurati nove immagini pubblicitarie di altrettanti marchi storici di prodotti nazionali, dal fernet Branca ai biscotti Lazzaroni o al marsala Florio, solo per citarne alcuni. Prendiamo la via di sinistra e, passando in mezzo ad uno stuolo di bambini incappucciati e vestiti di bianco, in occasione dei riti tradizionali della Pasqua, raggiungiamo il locale ufficio del turismo per chiedere informazioni. Veniamo a conoscenza che è disponibile una visita guidata per il centro storico di lì a dieci minuti al costo di dieci euro per persona, della durata di circa due ore, e ci prenotiamo. Non arriva altra gente, e così iniziamo la visita: ci soffermiamo un attimo fuori dall’ufficio, di fianco alla ex Premiata Farmacia Murroni, oggi sede di un bar che curiosamente si chiama “ex farmacia bar & Focaccini” per via della storia particolare. Oltre al brevetto di un callifugo che ancora oggi va per la maggiore, si deve ad un dipendente (o socio) della farmacia, un certo Falqui, la composizione di un arcinoto confetto lassativo, che però non ha potuto essere riconosciuto come prodotto della Premiata Farmacia. Pochi passi e siamo nella piazza del municipio, con la Cattedrale di Santa Chiara (merita sicuramente una visita di almeno un quarto d’ora) e l’annesso Vescovado in esterno, quindi la chiesa di San Michele sede della Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Sacro Monte, che contiene una antica acquasantiera con dei pesci a rilievo alla base della conca, poi via della zecca, dove si coniavano le monete (tornese, aquilino ed alfonsino) con l’argento proveniente dalle vicine miniere, la chiesa di San Francesco (chiusa) con il suo chiostro solo in esterno; costeggiamo ora un tratto delle vecchie mura per risalire dietro il convento dei frati fino alla chiesa di Maria delle Grazie, per finire sulla via principale ed ammirare splendidi palazzi signorili. Rientrati in piazza ci congediamo dalla nostra guida, e saliamo sulla parte alta della città fino al tratto di mura pisane meglio conservate e salire sulla torre di guardia, da dove si gode di uno splendido panorama. Sono le quattordici, e tutti sono a pranzo, quindi attraverso vie deserte raggiungiamo il punto di parcheggio e rientriamo. Vorremmo fare una sosta al Cimitero Monumentale, lungo il tragitto, ma lo troviamo chiuso. Una volta tornati a Pula ci incamminiamo per i vicoli e facciamo una sosta in uno dei pochi bar aperti per un caffè, quindi attendiamo le diciotto e trenta per la funzione del Venerdì Santo. La sera ceniamo al ristorante Radici, nei pressi del cimitero; spaghetti alla bottarga, spaghetti alla chitarra con seppioline e zucchine croccanti, fritto imperiale, una bottiglia di super – vermentino, due sorbetti al limone per 92,00 euro. Ottima cena.  

Giorno 4 – Nora, Chia, Su Giudeu

Sole, finalmente! Oggi è giornata dedicata alla zona archeologica di Nora ed alle spiagge. Dopo colazione raggiungiamo la ben segnalata zona archeologica sotto il dolce tepore del sole, e raggiungiamo la biglietteria, nel momento in cui le impiegate stanno governando una colonia felina di sedici gatti, tutti paffuti e tirati a lucido; una micetta, la più intraprendente, reclama insistentemente la sua parte all’interno dell’ufficio. Il costo dei biglietti è di quattro euro per la Torre del Coltellazzo e di dieci per il parco; dodici e cinquanta per il cumulativo, ed entrambe le visite sono guidate. Optiamo naturalmente per quest’ultimo, e di lì a poco, alle dieci in punto, si comincia salendo alla torre, visitabile anche all’interno eccezion fatta per il tetto in quanto, essendo occupato dalla Marina Militare, dispone di attrezzature di segnalazione. Una colonia infinita di gabbiani ci osserva bellicosa a guardia dei propri nidi: la guida ci consiglia di ignorarli in quanto molto aggressivi.

Terminata la visita torniamo all’area della biglietteria, ed alle undici iniziamo un vero e proprio tour in mezzo alle rovine, sotto l’eccellente regìa di Andrea, una competentissima guida che in due ore ci illustra di tutto e di più su quella che era una fiorente città romana, già porto punico. Tante le cose da ricordare, su tutte il teatro, le terme ed i mosaici. Usciamo dagli scavi giusto in tempo per evitare una multa da parte della polizia locale, che sta distribuendo contravvenzioni per divieto di sosta in aree che, sebbene segnalate, non creano alcun tipo di intralcio alla circolazione. A mio avviso una pessima caduta di stile ed ancor più una pessima pubblicità. Solerti ci spostiamo quindi di centro metri giusto per vedere dall’esterno la chiesa di Sant’Efisio, edificata sul luogo dove avvenne il martirio del Santo, quindi togliamo il disturbo piuttosto seccati. Ci dirigiamo ora verso Chia, ed appena superato il centro abitato, alla prima rotatoria voltiamo a sinistra per giungere dopo un breve tragitto alla spiaggia Su Porto, una piccola baia con acqua calma e trasparente. All’inizio della stradina di accesso è presente una guardiola per il pagamento del parcheggio, e mi auguro che sia un accesso a numero chiuso, perché diversamente le auto arriverebbero fino all’acqua. Una nube copre il sole e l’effetto magico svanisce; varcato il cancello alle spalle della spiaggia prendiamo la strada che conduce alla torre ed agli scavi dell’acropoli. L’area è chiusa causa i lavori e la torre visibile solo dall’esterno, ma la vista che si gode da quassù è impagabile: sotto di noi le lingue bianche di sabbia che finiscono in un mare multicolore azzurro – blu – turchese. Sono, in ordine, le spiagge di Sa Colonia, Monte Cogoni e Cala del Morto, uno spettacolo. Poca gente al sole, e qualche temerario in acqua. Ripresa l’auto e voltando a sinistra prima della rotatoria raggiungiamo queste meraviglie, ma proseguiamo oltre, il nostro obiettivo è la spiaggia di Su Giudeu, a detta di molti la migliore della Sardegna. Non sono d’accordo, ma almeno un ex aequo con altre, tipo La Pelosa a Stintino, se lo merita certamente. Non oso pensare cosa possa avvenire qui in alta stagione, con tutti gli annessi e “sconnessi”; a colpo d’occhio si capisce che le strutture (parcheggi in primis) non sono minimamente sufficienti ad accogliere tutta la gente che possono ospitare le spiagge. Ci godiamo il momento in quasi totale solitudine, poi facciamo inversione e ci dirigiamo verso Santa Margherita di Pula, per un’ultima sosta alla Torre di Cala d’Ostia ed una camminata lungo la spiaggia, questa rocciosa, ma a “terrazza” e meritevole di attenzione. Sotto la torre facciamo la conoscenza di una famiglia di Assemini, e riceviamo una serie interminabile di consigli ed informazioni utili per una eventuale nuova scorribanda da queste parti della Sardegna. Fra una chiacchiera e l’altra riusciamo a prendere una scottatura, dato che il sole questo pomeriggio si è vendicato delle nuvole. Durante il ritorno, appena prima di Pula voltiamo a sinistra per una rapida visita al Santuario della Madonna della Consolazione, dove è stata edificata una copia della grotta di Lourdes, e poi via fino a casa. La sera chiudiamo in bellezza al ristorante Radici; degustazione di sei portate di pesce, tagliolini alle seppie con bottarga ed una bottiglia di rosato semplicemente delizioso; il mirto offerto dalla casa metterà a posto i succhi gastrici. Il portafogli si lamenta, ma ne è valsa la pena.

Giorno 5 – Rientro

È finita. Fatti i bagagli salutiamo il gentilissimo proprietario che ci ha permesso la colazione anticipata, e via verso Elmas, lungo una strada praticamente deserta. Consegniamo l’auto al deposito noleggi, e ci avviamo al nostro gate per il volo, che parte addirittura in anticipo, permettendoci di giungere a casa a tavola apparecchiata per la libagione pasquale.

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