Umbria, tra luoghi e sapori antichi

Itinerario slow in una delle terre più verdi d’Italia, alla scoperta di un territorio denso di storia, spiritualità e tradizioni, dove si vive il culto dei tartufi e della cioccolata

 

Il nostro Slow Tour per l’Italia non poteva prescindere dall’Umbria, il cuore verde dellItalia. Il nostro viaggio inizia dalla splendida Norcia, che si trova sulla piana di Santa Scolastica, a circa 600 metri d’altitudine. Il suo nome deriva da Northia, guarda caso la Dea Fortuna venerata dagli Etruschi. Io-Patrizio, alle 17,30 in punto, sono andato prima ad assaggiare la famosa birra dei monaci (squisita), che un tempo serviva ad alleviare i morsi della fame nei periodi di digiuno, e poi ho assistito alla preghiera e ai canti gregoriani nella cripta della basilica benedettina. Mi ha colpito il gruppo dei frati: molto giovani e provenienti da tutte le parti del mondo. Sembravano quasi... un gruppo rock, nel senso che il taglio dei capelli, delle barbe e l’abbigliamento funzionano come evidenti “segni di riconoscimento” e di appartenenza e li caratterizzano come “gruppo”, che osserva determinate (e ferree) regole comportamentali che ormai – rispetto all’andazzo generale – possono essere considerate quasi devianti e rivoluzionarie.

LA MISTERIOSA SIBILLA

A proposito di Sibillini e di Northia, Io-Syusy dico che la Dea Fortuna non bisogna dimenticarla perché – percorrendo la strada verso Castelluccio – mi sono resa conto di essere nella terra della Sibilla, che, guarda caso, era colei che prediceva il futuro. La sua iconografia classica la raffigura come un’eremita che abita in una grotta: capelli lunghi, vestita con una tunica e di età indefinita. Tra le mani un volume, il Libro dei Destini degli Uomini. In realtà la Sibilla era una Pizia, un oracolo, come ce ne sono state tante nell’antichità e prediceva il futuro.

IL REGNO DELL E LENTICCHIE

Prima di arrivare a Castelluccio, Io-Patrizio mi fermo lungo la strada: all’inizio della valle, sono attratto da un gruppo di contadini al lavoro attorno a una grossa e un po’ arrugginita mietitrebbia. Qui stanno raccogliendo le lenticchie, il prodotto tipico del luogo. Oramai da queste parti si coltiva soprattutto il prezioso legume: ci raccontano che fino a pochi anni fa non era così, si lavorava un po’ di tutto ma ormai le colture “normali” non rendono quasi niente, conviene soltanto il prodotto “tipico”. Adesso è tutto meccanizzato, ma una signora ottantenne ci fa vedere come si faceva un tempo a separare a mano la lenticchia dalle stoppie, passandole in un setaccio e facendolo roteare abilmente con un sinuoso movimento del polso. La cosa bella è che anche da queste parti esistono le regole, cioè una sorta di “diritto agricolo” in base al quale la terra è di tutti e di nessuno: dopo la raccolta, il terreno torna libero e a disposizione di tutti per il pascolo del bestiame.

Il "Lago" Di Nebbia

Abbiamo dormito al rifugio di Colle Le Cese, per poter esser pronti la mattina seguente per un’esperienza che sognavamo da tempo: un trekking con gli asini sui Monti Sibillini, nella zona di Castelluccio di Norcia che sta in alto, al centro di una valle straordinaria dominata dal monte Vettore. Valle che cambia colore in base alle stagioni e alle varie ore del giorno, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Qui si respira un’aria “arcaica”, dove ancora transitano le greggi di pecore e dove mancherebbe soltanto un villaggio di yurte per pensare di essere in Mongolia. Qui ancora si parla della Sibilla come di una presenza reale. Al mattino presto, la valle sparisce: è coperta di nebbia e sembra quasi un lago

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