A Bologna Syusy in piazza per l'ecocompatibilità

Giusto prima di Natale Syusy è scesa in piazza per lanciare una nuova provocazione. La piazza è una delle più belle e sacre di Bologna, piazza Santo Stefano. La provocazione, più che una provocazione, in realtà è un'esigenza e una ...

 

Giusto prima di Natale Syusy è scesa in piazza per lanciare una nuova provocazione. La piazza è una delle più belle e sacre di Bologna, piazza Santo Stefano. La provocazione, più che una provocazione, in realtà è un'esigenza e una giusta preoccupazione: quanto siamo ecocompatibili? Quanto il pianeta potrà ancora sopportare i nostri consumi, i nostri sprechi e i nostri abusi energetici? Poco, ben poco... Per quattro giorni Syusy ha ospitato all'interno di una yurta (tenda-abitazione delle popolazioni nomadi della Mongolia) professori, esperti e scienziati, per delle predicazioni a tema sostenibilità e risparmio energetico. Sotto la tenda mongola allestita lunedì 18 proprio di fronte al complesso delle Sette Chiese, si sono raccolti a gruppi gli ospiti più diversi: assessori e ingegneri, economisti e architetti, frati e sciamani, alunni di scuola media e artisti. Tutti chiamati a pronunciarsi sullo stato di salute delle nostre città e sull'impegno di istituzioni e singoli individui verso l'ecocompatibilità... Che inizia dai gesti quotidiani, fino alle innovazioni tecnologiche "verdi" che già esistono, ma ancora faticano ad essere prodotte e commercializzate. Ne sono esempi i pannelli fotovoltaici esposti e descritti dai complici dell'ENEA, i veicoli elettrici forniti dall'azienda imolese Micro-vett, gli scooter alimentati a idrogeno che hanno portato i rappresentanti del Comune di Rimini.

La proposta ecocompatibile di Syusy:

Girare tanto per il mondo, come è successo a me, ha i suoi vantaggi ma se uno ha un minimo di sensibilità non riesce a uscire indenne dall'angoscia che ti procura vedere un mondo che va velocemente all'esaurimento delle proprie risorse energetiche. Modelli di vita diversi da quelli "moderni", che hanno resistito indenni a secoli di cambiamenti ora diventano obsoleti, tutti corrono ad inurbarsi, tutti vogliono partecipare alla grande giostra dello sviluppo che ormai sviluppo vero, originale veramente utile non è più. Come sempre chi ha goduto prima di certi privilegi ha prima la sensazione di fine degli stessi e del fatto che lo sviluppo dovrà essere ecocompatibile o non sarà. Io, da tempo, cercavo il modo per poter esemplificare e divulgare i temi del vivere ecosostenibile, volevo filmare un processo di adattamento al nostro mutato ambiente a rischio di esaurimento delle risorse fino ad ora in uso, il gas, il petrolio e tutti i suoi derivati. Avevo pensato a costruirmi una casa ecologica, in legno, ma non mi soddisfava l'idea. Non esprimeva la mia ribellione al permanere in un luogo, a farlo proprio, a violentarlo, piegandolo alle esigenze di una gettata in cemento, di fognature ecc. E poi, costruita una casa così come si fa per mostrarla? Tutta la gente interessata a vederla deve spostarsi, e se fossi io, con la mia 'casa' a spostarmi?! Se ogni posto fosse casa mia e nello stesso tempo non lo fosse? Cosa c'è di meglio di una yurta per esprimere la nostra permanenza precaria sul territorio che una volta usato, goduto, apprezzato poi viene lasciato com'era? Basta cemento, non abbiamo certo più bisogno di continuare a costruire. Possiamo vivere la natura, protetti ed adattati, ma poi togliere le tende e andare altrove. Nomadizziamoci! La yurta è esempio di un modo di vivere diverso, a impatto zero. Dove non ci sono né chiodi, né picchetti, solo incastri, corde annodate e sovrapposizioni di feltri. Perché - nelle parole di Syusy - "E' un ambiente accogliente e femminile, che somiglia tanto a un seno materno. Oppure a un UFO, chissà...". Per quattro giorni, chi è passato (per caso o meno) in Piazza Santo Stefano sarà stato incuriosito e catturato da questo oggetto esotico e da quello che succedeva al suo interno. Sonate di cembalo, dibattiti, riti sciamanici, chiacchierate informali, musiche e danze tradizionali, incontri e interviste tra un the verde e una tisana. Speriamo che molti di voi siano entrati, anche solo per ammirare il prezioso intaglio del legno di pino che sorregge lo scheletro della yurta. Così come speriamo siano usciti con un dubbio in più sulle proprie abitudini di consumo e con un bagaglio più nutrito di informazioni

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