Al Festival della Musica e della Genetica protagonista la Mongolia

Carissimi Turisti per Caso, qualcuno di voi ha partecipato agli appuntamenti del <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=326'>Festival della Musica e della Genetica</a> che si è tenuto la scorsa settimana a Bologna? Come abbiamo <a href='/viaggi/itinerari/testotpc.asp?ID=12632'>anticipato sul sito</a>, quest'anno il tema era la Mongolia ...

 

Carissimi Turisti per Caso, qualcuno di voi ha partecipato agli appuntamenti del Festival della Musica e della Genetica che si è tenuto la scorsa settimana a Bologna? Come abbiamo anticipato sul sito, quest'anno il tema era la Mongolia e anche Pat, Syusy e Martino sono stati coinvolti direttamente nell'organizzazione. Guido Barbujani (genetista, già nostro complice a bordo di Adriatica sulla Rotta di Darwin) ha spiegato "Ogni anno il Festival adotta un paese come ospite d'onore, della Mongolia ci interessavano la musica e le tecniche canore così particolari, che stanno cominciando ad essere conosciute anche in occidente. E ci interessano le incertezze sulla storia della sua popolazione, che in parte oggi riusciamo ad affrontare studiando i geni e confrontandoli con quelli di altre popolazioni". In particolare la giornata di domenica è stata un vero successo, a partire dal grande pranzo nomade - stanziale organizzato grazie alla preziosa collaborazione di Donatella Venturi, dello Chef Massimo e di tutto lo staff Cir Food. Accompagnati dal sottofondo musicale di un quartetto di suonatori mongoli con strumenti tradizionali, Pat e Martino hanno introdotto il menu agli ospiti del banchetto, spiegando con dovizia di particolari le sfumature culturali e gastronomiche di ogni piatto. Anche la sala da pranzo era allestita per metà all'occidentale (con belle tovaglie ricamate, bouquet di fiori e comode sedie) e per metà orientaleggiante (con preziosi tappeti, cuscini e manufatti dell'Asia Centrale): un colpo d'occhio ad effetto per l'armonia dell'incontro culturale. Ogni commensale poteva scegliere liberamente se adottare lo stile nomade e tentare virtuosismi con le bacchette, o sedersi a tavola con forchetta e coltello. A stomaco pieno abbiamo raccolto tra i commensali pareri entusiastici, soprattutto riferiti ai piatti mongoli nel menu: la "Marmitta", la "Marmotta", il the al burro e lo yoghurt al miele. Martino ha fatto la prova del nove facendo assaggiare la Marmitta anche ai ragazzi mongoli dell'orchestra, grazie alla traduzione di Surong Badeng (il nostro amico che al Raduno ha battezzato la yurta secondo il rito tradizionale) abbiamo capito che il commento più o meno è stato: "E' come quella di mia madre, solo più buona!". Se volete provare a farla anche voi leggete la ricetta sul Giornale del Cibo, farete bella figura invitando a cena qualche amico asiatico che ha nostalgia di casa...

In una sala contigua a quella del pranzo, i presenti hanno avuto modo di visitare una mostra etnografica sulla Mongolia. In esposizione capi di abbigliamento tradizionale, stoffe e manufatti per approfondire attraverso l'arte e l'artigianato storia e tradizioni di un paese lontano e affascinante. Grande successo anche per il filmato inedito di Turisti per Caso, Syusy nel cuore della steppa mongola alle prese con una stele ribattezzata "di zia Rosina": una stele trovata nel bel mezzo del paese raffigurante una lupa che allatta due gemelle, con delle iscrizioni in lingua runica. Nel video Syusy si interroga sulle simbologie che ritornano circolarmente in luoghi così lontani nel mondo, sulle contaminazioni tra culture e tra lingue, fino a domandarsi "Siamo tutti figli di Gengis Khan? Infondo aveva trecento mogli e qualcuno dei figli dei suoi figli potrebbe essere ancora in giro!" Nel filmato è documentata anche l'incursione nel villaggio di yurte, con cui ormai noi Turisti per Caso abbiamo grande confidenza! Chissà, forse ha ragione Syusy ed è vero che siamo un po' tutti figli di Gengis Khan...

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