Adriatica sulla rotta dei Popoli del Mare: i Ciclopi del Mediterraneo

In tutto il Mediterraneo, a partire circa dal 1500 a.C. In piena età del bronzo e per mille e più anni da allora, furono costruiti enormi edifici e lunghe cinta di mura di città utilizzando una tecnica spettacolare detta “poligonale” ...

 

In tutto il Mediterraneo, a partire circa dal 1500 a.C. In piena età del bronzo e per mille e più anni da allora, furono costruiti enormi edifici e lunghe cinta di mura di città utilizzando una tecnica spettacolare detta “poligonale” o anche “ciclopica”, attraverso la quale enormi macigni di pietra vengono incastrati perfettamente l’uno sull’altro, senza alcun tipo di legante.

Molti chilometri di mura megalitiche poligonali, spettacolari ed enigmatiche, anche se meno note rispetto alle costruzioni più famose (come quelle presenti a Micene, a Tirinto, ma anche nei grandi complessi nuragici della Sardegna), possono essere ammirate nel Centro e Sud Italia, dove esistono decine di città “ciclopiche”.

Il viaggio di Syusy lungo la rotta dei Popoli del Mare toccherà anche alcuni di questi luoghi affascinanti, con la speranza di capire qualcosa di più sul pensiero e sulle opere dei costruttori megalitici. Ad esempio quando farà tappa nel Salento, per visitare le mura ciclopiche di Ugento. L’intera civiltà megalitica del Mediterraneo rappresenta tutt’oggi un’eredità sottovalutata dall’archeologia che potrebbe, invece, offrire la soluzione alle origini di una tradizione culturale a sfondo astronomico che coinvolse diverse civiltà del mondo antico.

Il fisico Giulio Magli, in uscita con un saggio dal titolo rivelatore dei suoi intenti “I segreti delle antiche civiltà megalitiche”, intervistato da Michele Melchiorre per la rivista Hera espone alcune importanti tesi sull’argomento. In primo luogo, secondo lo studioso, si tratterebbe di costruzioni che hanno un profondo contenuto simbolico, senz’altro molto più complesso e profondo rispetto a quel generico “simbolo di potere” che gli archeologi attribuiscono loro. In molti di questi luoghi, infatti, sono ancora evidenti le tracce dei profondi legami degli antichi con la natura, ed in particolare, con il cielo e con le stelle. A tal riguardo, come era prevedibile date le competenze specifiche del suo autore, la parte archeoastronomica, cioè lo studio del rapporto dei costruttori con il cielo e le stelle, avrebbe un ruolo fondamentale. Attraverso l’analisi degli allineamenti astronomici delle acropoli che non erano mai stati analizzati in precedenza, lungo la linea di una vera e propria “religione stellare”, Giulio Magli è riuscito a legare ancora più strettamente le costruzioni poligonali alle stelle, attraverso il concetto di “replica cielo-terra” il cui esempio più famoso è, naturalmente, Giza-Orione. Inoltre, poiché la datazione assoluta delle strutture in pietra è quasi impossibile e, nella maggior parte dei casi, non vi è alcuna vera prova che siano stati i romani a costruirle (come comunemente si crede), non si può allora escludere del tutto che alcune di esse possano essere più antiche, come vuole la tradizione ottocentesca che le attribuisce ai mitici “Pelasgi” venuti dall’Egeo.

Avete mai sentito parlare dei Pelasgi? Ne parleremo qui sul sito nel prossimo approfondimento sui Popoli del Mare dedicato al viaggio di Syusy nel Mediterraneo.

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