Un nuovo viaggio, non verso mete esotiche, ma dentro la scuola media italiana

<em>Syusy ci accompagna in un nuovo viaggio, questa volta non verso mete esotiche e lontane, ma dentro la scuola media italiana. Un “territorio” che sta esplorando attraverso l’esperienza di Zoe, che fa riemergere il suo bagaglio di studi pedagogici. Ne ...

 

Syusy ci accompagna in un nuovo viaggio, questa volta non verso mete esotiche e lontane, ma dentro la scuola media italiana. Un “territorio” che sta esplorando attraverso l’esperienza di Zoe, che fa riemergere il suo bagaglio di studi pedagogici. Ne parla con la professoressa Cesarina Dalmonte, dell’Istituto comprensivo 16 di Bologna (Scuola Media Guido Reni e Elementare Luigi Zamboni) e con Olga Durano, coordinatrice delle attività teatrali.

Syusy: La scuola media è un momento di passaggio critico, il non facile ingresso nell’adolescenza. Per questo la suola riveste un ruolo cruciale. So che il vostro approccio è particolare, Patrizio ed io abbiamo incontrato i ragazzi di alcune vostre classi e li abbiamo trovati svegli e motivati. Ci spieghi come insegnate? Cesarina Dalmonte: La nostra è una scuola molto progettuale che mira a fornire ai ragazzi stimoli in tutti i campi. Grazie alla lungimiranza della vecchia preside, la professoressa Zoboli, ci siamo dotati fin da subito di laboratori accessoriati per ogni materia:artistico, linguistico, informatico, scientifico, teatrale, musicaei. Organizziamo scambi con scuole straniere, promuoviamo la partecipazione a concorsi di lettura, di scrittura creativa e giochi linguistici, a rassegne cinematografiche dedicate ai ragazzi che trasmettano film fuori dai soliti circuiti. Il tutto nel tempo normale, semplicemente mantenendo un equilibrio tra gli insegnamenti tradizionali e l’innovazione progettuale.

Syusy: Voi fate “Musica d’insieme”, con un approccio quasi anglosassone allo studio degli strumenti, come in conservatorio. La musica rappresenta perfettamente l’equilibrio tradizione innovazione, in fondo è un fatto matematico che parte dalla rigidità delle note per creare armonia... Cesarina: I ragazzi qui studiano uno strumento in modo serio, possono scegliere fra pianoforte, chitarra, violino e clarinetto. L’apprendimento non è un passatempo, ma viene intrapreso con grande impegno, fino a sviluppare alcune eccellenze. Ogni anno organizziamo saggi individuali e collettivi, alcuni dei nostri studenti hanno vinto anche premi. Però vorrei sottolineare che oltre alla tecnica e al puro e semplice strumento, la musica sviluppa la socializzazione: i ragazzi stanno insieme, collaborano, imparano a lavorare in gruppo e a condividere la soddisfazione dei risultati.

Syusy: Perché una scuola così? Cesarina: Cerchiamo di privilegiare l’aspetto educativo e culturale, per creare una mentalità di discussione alternativa a certa televisione che veicola modelli più forti dei nostri... I ragazzi devono prima di tutto imparare a comportarsi bene, a lavorare in gruppo e collaborare. Nell’appassionarli all’Italiano, ad esempio, scegliamo dalla nostra biblioteca testi che abbiano un’attinenza con l’attualità, per sviluppare un certo senso critico rispetto a quel che si legge. Anche se spesso, per provocarli, dico loro che per farmi ascoltare dovrei parlare dentro una TV!

Syusy: Qui ti volevo! La televisione. Ho l’impressione che si sviluppino forme nuove di bullismo, dove i bambini più scaltri nell’ambito scemo del seguire le mode che crea la televisione e del padroneggiare le tecnologie e gli oggetti, trascinano gli altri. Mi sembra si creino meccanismi di inclusione e esclusione al gruppo basati su valori negativi, o almeno molto superficiali. Cesarina: Nel nostro lavoro si nota a occhio nudo come le nuove tecnologie (penso a telefonini e I Pod) portino a una progressiva individualizzazione dei rapporti sociali. Senza voler per forza generalizzare, mi vengono in mente le gite di classe dove molti si atomizzano con le cuffiette e i videogiochi. Si è un po’ abbandonato il gioco, anche quello di strada, in compagnia... E la televisione collabora a diffondere l’idea che a fare successo non sono quelli che studiano. In fondo basta poco, dei genitori più presenti ad esempio. I ragazzi sono tradizionalisti e conservatori, nonostante tutto il genitore (e il professore) resta il modello adulto di riferimento e deve essere lì per ascoltare. Le tecnologie sono grandi opportunità, dipende tutto dall’utilizzo che se ne fa. Penso a un progetto portato avanti in Geografia, qualche anno fa: creare attraverso l’uso di internet un atlante dei paesi delle guerre dimenticate. Questo è un uso costruttivo!

Syusy: Giusto, so di un appuntamento a breve termine col vostro gruppo teatrale. Mi sembra proprio il caso di invitare tutti a partecipare, per diffondere il buon esempio di didattica della scuola. Olga, io e te ci conosciamo dai tempi del Gran Pavese Varietà, raccontaci del tuo lavoro qui alle Scuole Guido Reni Olga Durano: Grazie Syusy, la mia collaborazione è iniziata tempo fa, facevo parte del consiglio di istituto e mi ha colpito uno dei saggi: una bambina che sarebbe stata perfetta per cantare Over the rainbow! Mi sono proposta allora per dei laboratori teatrali pomeridiani, in sinergia coi docenti di musica, per arrivare a mettere in piedi dei musical. Finora abbiamo preparato il “Mago di Oz”, un Varietà e “L’America”, adattato da un testo di Baricco. Il nostro lavoro di laboratorio teatrale prevede delle basi propedeutiche di recitazione, come prove e esercizi di controllo del ritmo, improvvisazione su temi, il tutto attraverso dei giochi da fare in gruppo. Poi si collabora allo spettacolo finale, con risultati davvero eccellenti e una platea finora sempre gremita

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