India e Nepal: un groviglio di immagini

Un viaggio immaginato già un anno prima di partire, un paese che ha iniziato a conquistarci da qualche foto vista in giro, con i suoi splendidi monumenti, i suoi paesaggi verdi, i sari colorati delle donne e i sorrisi aperti ...

  • di misidori
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Un viaggio immaginato già un anno prima di partire, un paese che ha iniziato a conquistarci da qualche foto vista in giro, con i suoi splendidi monumenti, i suoi paesaggi verdi, i sari colorati delle donne e i sorrisi aperti di questa accogliente popolazione. Eppure nessuna foto, nessun racconto, nessuna guida, per quanto dettagliata sia e studiata a puntino, avrebbe potuto prepararci all’impatto con una realtà così coinvolgente ...Ad un mondo talmente diverso da non poterlo neppure immaginare...Ad una disperazione e ad un'energia disarmanti...

Gente dappertutto, non si riesce a fare un passo senza un corteo di piccoli indiani che ci segue; all’inizio avvertiamo un certo disagio, non nascondo neppure una sottile preoccupazione, ben presto però non si può fare a meno di abituarsi e di lasciarsi conquistare da quest’estrema socievolezza. Chiunque è pronto a offrire consigli e suggerimenti non richiesti, a indicare la strada giusta nel dedalo di viuzze labirintiche dei paesi, persino i venditori insistenti diventano una compagnia consueta, con cui scambiare quattro chiacchiere e magari farsi pure due risate insieme. La povertà è sconvolgente, si tocca con cuore e con mano, permea ogni angolo di questo mondo. Passeggiare per le viuzze costipate della vecchia Varanasi mi ha tolto dieci anni di vita...Osservare una popolazione infinita che si abbarbica pressante in vicoli strettissimi, dove c’è più spazio per le mucche che per i bambini, gli anziani che vengono qui a esalare l’ultimo respiro sopravvivendo di elemosina, gli storpi che ci si aggrappano alle caviglie. Varanasi è tristezza infinita, e insieme forza spirituale sconvolgente. Nel mese d’agosto centinaia di migliaia di pellegrini vestiti d’arancio arrivano fin qui da ogni parte, a piedi nudi e sanguinanti, urlando e cantando a squarciagola le loro preghiere, per raccogliere una boccetta di quell’acqua sacra del Gange, dove si svolgono i più importanti rituali della loro vita. Ne abbiamo incontrati a gruppi foltissimi, macchie d’arancio che camminano a passo svelto ignorando tutto ciò che scorre a fianco, con un’unica meta. La spiritualità che si respira in questa parte di mondo coinvolge e stupisce. I templi induisti sono costantemente brulicanti di gente, che porta offerte, prega e canta. E’ una religiosità così diversa dalla nostra compostezza, è festa, è coinvolgimento, è sacro e profano, è gente che urla, balla, fa code interminabili per aspettare il proprio turno di accesso, e non si stanca di farlo. Dall’altra, in particolare in Nepal, c’è la minoranza buddista, accogliente e silenziosa, calma e serena, agli antipodi eppure così integrata e fusa insieme nel credo della gente. Gli unici con cui abbiamo avuto talvolta da ridire sono i musulmani, rigidi nelle loro regole, scortesi nel modo, così simili a noi nel loro porsi al di sopra sulla difensiva.

La pace conviviale dei piccoli paesi nepalesi, in cui la gente vive sull’uscio, fuori dalle case, dove la vita è intessuta di relazioni sociali, di conversazione, di tutte quelle cose per cui noi non abbiamo più tempo, noi che ci chiudiamo nei nostri spazi chiusi, davanti ad un computer. Che belle le piazze di campagna festanti di urla giocose dei bambini...Non abbiamo sentito un bimbo piangere in Nepal! Da questo lato l’India è diversa, è più popolosa, è più povera, i bambini non giocano sereni nei villaggi, ma ti si aggrappano ai vestiti per racimolare qualche spicciolo, magari si inventano un piccolo spettacolo in cambio di qualche rupia. Non dimenticherò mai gli occhi intensi di quel bimbo che giocava con me all’ingresso del ristorante e, quando si è accorto che sarei entrata, la corsa contenta verso la pubblicità del gelato, ad indicarmi che voleva proprio quello lì. Non c’era più quando sono uscita con le patatine fritte da portargli, ma la sua energia ce l’ho nel cuore

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