Questione di Eolie!

Stromboli e Panarea: due modi di vivere il Mediterraneo, al largo della Sicilia

 

Così vicine, eppure così diverse.

Stromboli, che lega il proprio destino al vulcano sempre attivo, Iddu, "lui", come lo chiamano gli abitanti del posto con rispetto e timore. E Panarea, la perla mondana adorata da celebrities e aspiranti tali, con mare cristallino, muretti di calce bianca, bouganvillee e spiagge di ghiaia finissima. Separate da un braccio di mare largo dieci miglia marine, quasi diciannove chilometri, le due isole insieme alle altre cinque sorelle – Lipari, Alicudi, Filicudi, Salina e Vulcano – compongono l’arcipelago del le Eolie, parco archeologico e naturalistico ricco di grotte, insenature, faraglioni, fondi marini, spiagge e cale di bellezza incomparabile, proclamato dall'Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Che Stromboli sia una delle icone più significative del paesaggio siciliano, del resto, con il magnetismo metafisico che sgorga dal suo cuore di lava, nel mondo del cinema è evidente dai tempi del celebre Stromboli-Terra di Dio (1949), il film di Roberto Rossellini con la radiosa Ingrid Bergman. Fino a Caro Diario (1993) di Nanni Moretti, che all’arcipelago di origine vulcanica dedicò l’episodio Isole della pellicola palma d’oro al Festival di Cannes. Ma il mondo della mitologia classica aveva scoperto le Eolie molti secoli prima. A cominciare da Ulisse, il primo grande esploratore di queste isole, che qui ricevette dal re Eolo l’otre pieno dei venti di tempesta. Molto più tardi, nel Settecento, le isole divennero meta dei Grand Tour, i viaggi che tutti i nobili dovevano intraprendere come parte della loro formazione personale per essere accolti nell’alta società. Impressioni, descrizioni e appunti raccolti sui loro diari di bordo, alcuni dei quali – nel caso degli scrittori francesi Guy De Maupassant e Alexandre Dumas - entrarono nella storia della letteratura.

un cono con immancabile nuvoletta

Stromboli, l'isola più giovane e settentrionale del gruppo, inconfondibile per la forma conica e la nuvola di fumo nerastro che cinge in ogni momento la vetta della montagna, presenta coste rocciose e a picco a differenza del lato nordorientale, verdeggiante e coltivato. La cima, a 926 metri, costituisce la sommità di un apparato che si eleva dal fondo marino per 3.500 metri, mentre i crateri sono situati più in basso, verso nordovest, all’apice dello scivolo chiamato Sciara del Fuoco, lungo il quale la lava giunge al mare. Un muro di roccia nero come la pece che sprofonda negli abissi più profondi, inaccessibili ai subacquei, puntando verso la Fossa del Tirreno profonda oltre tremila metri. Sul versante più dolce, invece, i villaggi collinari di San Bartolomeo e San Vincenzo digradano verso il mare circondati da vigneti, fino alle spiagge di sabbia scura e ciottoli di Piscità, Scari e Ficogrande. Da qui si può ammirare Strombolicchio, lo scoglio connesso all’apparato del vulcano, mentre sul lato nord dell’isola, si trova l'altro centro abitato, Ginostra, con il porticciolo Pertuso dove può approdare una barca per volta. D’inverno, quando il mare è agitato, il villaggio resta fuori dal mondo per giorni interi. L’associazione Nesos (nesos.org, tel. 347 5768609), formata da guide qualificate, organizza escursioni naturalistiche in tutto l’arcipelago. A Stromboli, uno degli itinerari attraversa la colata lavica di San Bartolo, di epoca romana, e il Vallonazzo, la profonda incisione torrentizia che separa le formazioni geologiche più antiche di 13mila anni da quelle del Neo-Stromboli, fino a cinquemila anni fa. Un viaggio di tre ore fra eriche, ginestre odorose, corbezzoli, folti arbusti, lecci (Quercus ilex), canneti, fiordalisi delle Eolie (Centaurea aeolica)

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