Patrizio nel suo viaggio in Italia ha incontrato un territorio protetto, ricco di storie e persone che hanno fatto della biodiversità uno stile di vita. Riscoprendo il lato migliore e più autentico del turismo...
Se si viene da Milano o da Firenze-Bologna si arriva in autostrada fino a Padova, poi avanti fino a Mestre, quindi si “volta a sinistra” su per l’autostrada che passa da Treviso e Conegliano. E a est di Belluno c’è l’Alpago: uno dei tanti sotto-insiemi culturali, climatici, storici di cui è composta la nostra Italia. Una zona relativamente omogenea ma ricca di situazioni climatiche diverse, fra Tambre, Puos, Chies, Pieve e Farra; tra il Monte Dolada, il Monte Cavallo e il Bosco del Cansiglio. Tra la pianura e l’altra montagna. Posti semi-sconosciuti, che però sono stati per me una gran bella scoperta. Col mio amico Sandro, che a Tambre ha una casa, ci sono stato due volte quest’anno: la prima “gita” l’ho fatta in pieno inverno, e la seconda alla fine della primavera. E in entrambi i casi mi sono divertito…
IL LAGO DI SANTA CROCE
La prima cosa che incontri è il Lago di Santa Croce, dove i tedeschi fanno il bagno da aprile a ottobre, e viceversa noi comuni mortali ci limitiamo ad immergerci da fine giugno ad agosto. Darwin diceva (e se non l’ha detto lo dico io) che l’uomo discende dalla papera: appena trova uno specchio d’acqua impazzisce di gioia. E il Lago di Santa Croce è un vero divertimentificio sportivo, attivo quasi tutto l’anno. D’inverno capita che si ghiacci. Negli altri mesi è la meta preferita di chi fa canoa, surf, kite-surf, windsurf e soprattutto vela. In particolare è diventato la palestra d’allenamento di un sacco di velisti-non-percaso, anche ad alto livello sportivo e agonistico. Ma il Lago di Santa Croce è soprattutto croce-e-delizia dei pescatori: si pescano, anzi si pescavano, anzi si pescano ancora, un sacco di specie di pesci (luccio, persico ecc). No, non sono del tutto impazzito: il fatto è che c’era una volta un sacco di pesce, poi non ce n’era più, e adesso ce n’è ancora tanto. E questa è una bella storia, e complicata. Il fatto è che il Lago di Santa Croce è “a livello variabile”, è soggetto ad alta e bassa marea… Ma come, bassa marea in un lago prealpino? Sulla riva del Lago c’è una piccola costruzione, ancora in via di completamento. È il Centro ittio-genetico. Che cos’è? Me lo spiegano quelli della Associazione Pescatori Sportivi, che mi raccontano tutta la storia. Dunque: c’era una volta il Lago di Santa Croce, con i suoi abitanti che pescavano felici e contenti. Poi è arrivata, a valle, una centrale idroelettrica, che ha cominciato ad utilizzare l’acqua del lago per produrre energia. Poi sono arrivati con i Consorzi di Bonifica, che hanno cominciato ad utilizzare le acque del Lago per l’irrigazione. E il lago si prosciuga, come una mamma che allatta i figli oltre ogni limite di sopportazione. Soprattutto ne ha risentito la fauna: i pesci, che lungo le rive depositano le uova. Qui fa freddo e lo sviluppo delle uova è lento e il continuo scoprirsi e coprirsi delle rive impedisce di fatto al pesce di riprodursi. Ed è così che è nato il Centro Ittio-genetico.
MUNGERE LE COREGONE
I pescatori d’inverno catturano il pesce, soprattutto il coregone, una sorta di trota, e lo mettono nelle vasche del Centro ittio-genetico, che in realtà è una sorta di Reparto Maternità. Si individuano le femmine, che in inverno sono quelle più cicciotte. E poi… si mungono. Ci ho provato anche io, con l’aiuto di Fortunato, il capo-pescatore: si prende la coregona per la testa e si stringe sulla pancia: salta fuori un fiotto liquido, che sembra latte,in realtà sono uova. Poi – detta così sembra una ricetta – si prendono un paio di maschi, li si munge in modo più o meno simile fino a spruzzare il loro sperma sulle uova, si mescola un attimo e poi si versa il tutto dentro una boccia di vetro, dove c’è acqua purissima di lago, che viene shakerata continuamente e quindi rimescolata, simulando il movimento delle acque del lago, che evita che tutto si raggrumi. Dopo due mesi nasceranno gli avannotti, che verranno rilasciati nel Lago. E i coregoni sono salvi!
CONTRADDIZIONI
Dopodiché uno pensa che l’uomo è un disastro, che si consuma le sue stesse risorse da sé. Perché vuotare il lago? Perché almeno non accordare in un sistema coordinato le varie esigenze di pescisurfisti-contadini ed elettricisti? Ma mai azzardare giudizi affrettati, non è finita: mentre guardo sconsolato le rive asciutte del Lago, mi si avvicina un signore che mi dice che quello in realtà è il livello “naturale” del bacino. E scopro che una volta il lago era più piccolo e più basso, poi circa 80 anni fa è stato chiuso e quindi allargato per alimentare la centrale. Il lago poi successivamente è stato sfruttato e quindi ridimensionato, e ora va su e giù in base alle esigenze di contadini e centrale Enel… Una volta c’era il pesce, poi no, poi sì… è tutto un fare e disfare. È tutto un rovinare l’equilibrio e poi darsi da fare disperatamente per ricostruirlo. Paradossalmente il disequilibrio della centrale e del prelievo a scopi agricoli, ha “restaurato filologicamente” il vecchio lago naturale. Ora comunque c’è un buon coordinamento fra le varie esigenze, e il livello del lago è diventato finalmente molto più stabile