Booming Bangkok

L’altra città degli angeli “fiorisce” tra hotel-space art, avveniristici mall e bizzarri design center. Un mix originale che unisce energia e spiritualità asiatica con influenze pop e visioni molto “avanti”

 

E' veloce come una pallina da flipper, colorata e rumorosa: energia allo stato puro. Bangkok oggi è la metropoli del Sudest asiatico dove i cambiamenti si succedono alla velocità dei secondi. Grazie a una new wave di giovani e creativi che ne assecondano il carattere pop e visionario, declinandolo nelle architetture e nel design più audace. Da quello che vince premi internazionali a quello che si esibisce all’Hara Museum di Tokyo o al Centre Pompidou di Parigi. Anche lo stile di vita che qui è espressione artistica: dinamico, aperto, si muove in un equilibrato intreccio di energia e spiritualità. Da un lato c’è l’essenzialità del buddismo. Dall’altro il sanuk, il piacere di vivere e di sorridere tipico dei thailandesi. Seguire il senso di Bangkok per la leggerezza è il modo perfetto per entrare in sintonia con la città degli eccessi, insaziabile e egocentrica. Edonista ed eterea. Uscita dalla recessione, tra scontri e lotte che continuano a tormentarla, Krung Thep (“la città degli angeli” in thailandese), è la megalopoli del futuro, in un divenire costante che la sospinge verso orizzonti imprevisti. Il cuore di uno straordinario crossover culturale fatto di Asia e Occidente, di tradizione e avanguardia che merita di essere esplorato con occhi nuovi e senza pregiudizi.

La meglio gioventù della città degli angeli

«L’accelerazione al cambiamento è molto forte e le cose iniziano a trasformarsi ancor prima che siano concluse: i giovani, gli artisti si lasciano influenzare dalla modernità. L’assorbono e la trasformano in modo molto personale senza perdere il senso delle proprie origini», dice Denis Scholvien direttore di bangkokrecorder.com, aggiornatissima guida online per chi viaggia e per i fashion addicted. In questa metropoli multicentrica che accoglie 12 milioni di abitanti, la vita si racconta attraverso i riti della contemporaneità asiatica, tra locali trendy dove passa la meglio gioventù della nuova Bangkok. Quella hi-so che s’infila in abiti griffati, parla e si muove come in un film di Tarantino. E quando se ne va saluta inchinando il capo con le mani a mo’ di preghiera davanti al volto. Quella che medita al mattino e balla ambience alla notte. L’opulenza moderna orbita intorno a storia e tradizioni e accanto alla nuova, resiste la vecchia Bangkok quella dei monumenti storici, del Palazzo Reale e del Wat Phra Kaew, un tempio variopinto e colorato dedicato al Buddha più sontuoso di tutta la Thailandia. I vecchi quartieri di Ko Ratanakosin, Thonburi e Banglamphu sono le mete principali di chi vuole visitare i templi cittadini e lasciarsi incantare dalla grazia silenziosa delle preghiere. Tradizione e spiritualità continuano a sopravvivere e i fedeli a portare fiori e candele al Wat Pathumwanaram, tempio di strada dove l’odore dell’incenso si mescola a quello dei gas di scarico delle automobili. E davanti a ogni casa non manca mai un san phra phum, il tempietto dedicato agli spiriti del luogo e degli antenati. Insomma, nella città celeste corpo e spirito cammino a braccetto ogni giorno e l’accostamento di opposti apparentemente inconciliabile dà vita a un mix affascinante. Surreale. «è esattamente quello che accade nel design», dice Eggarat Wonghcharit, poco più che trentenne, direttore creativo della compagnia Crafactor (carafactor.Com): sedute stravaganti che hanno fatto il giro degli showroom internazionali. «Nell’arredamento come nella moda, lo stile è deciso, contemporaneo, ma con accenti asiatici ben marcati. Una sensuale ispirazione thai mescolata con equilibrio a un frizzante eclettismo. Non siamo mai stati colonizzati ed è forse questo il motivo per cui abbiamo un modo di pensare e di creare davvero libero». Lo si vede nei centri commerciali più avveniristici, grattacieli dalle ali di vetro e le forme azzardate che si innalzano di fronte a megaschermi lampeggianti: un grande show antigravitazionale che si ripete ogni giorno intorno alle zone di Sukhumvit, Silom Road e, soprattutto in Siam Square, la piazza per eccellenza. Qui, tra torri e uffici, sta nascendo un panorama modaiolo, dove lo shopping è l’attività principale. Se qualche anno fa ospitavano solo grandi firme internazionali, oggi gli spazi sono occupati anche da negozi di créateur locali. Panta (al Siam Discovery Center), ad esempio, realizza mobili e oggetti per la casa semplici ma originali: quasi tutti in materiali naturali, perfetti anche per un loft cittadino londinese. Come quelli di Ml Pawinee Santisiri della compagnia di designer Ayodhya (ayodhyatrade.com). Mobili di giacinto d’acqua e teak, intrecci di bambù, cesti in rattan. Le linee sono perlopiù arrotondate, morbide, e le tonalità vanno dall’ecru all’ocra, al rosso. «Noi thailandesi siamo legati ai prodotti della terra. Li utilizziamo secondo le tecniche del vecchio artigianato ma cercando nuovi modi per esprimerne la bellezza». Lo stesso concetto che fa da leitmotiv ai gioielli e agli oggetti di arredamento che si trovano nei grandi megastore disegnati dal Trimode Studio (trimodestudio.com), tre giovani creativi che utilizzano nuovi materiali – dalla plastica alla gomma, alla fibra di vetro – in un equilibrato accostamento zen: «Il buddismo, la filosofia dell’essenzialità fanno parte di noi. Anche nella sperimentazione più estrema», dice Pirada Senivongse Na Ayudhya. La sensazione è evidente quando si entra nei grandi mall come il Siam Dicovery Center e il Siam Paragon nuove agorà della vita sociale e vere e proprie cattedrali della modernità più globalizzata. Eppure anche qui il senso dell’identità ancora esiste. Gli amuleti stanno accanto ai gioielli di Chopard, le Ferrari agli incensi e i tavoli d’acciaio sono bassissimi, perfetti per i morbidi cuscini di seta che li circondano, dove sedersi (rigorosamente a terra) con la playstation in mano.

Dalle food arena più trendy al cibo di strada

Se nelle food arena mangiare è un’esperienza globale all’insegna della fusion più spinta, appena fuori, circondano la piazza, le bancarelle di strada: odore di curry che esce dai grandi pentoloni fumanti, vassoi di pesce e torri di frutta fresca. E accanto alla pubblicità della Coca Cola un tempio dove la preghiera s’impone anche in mezzo al traffico più esasperato. I thai vi trascorrono gran parte del proprio tempo libero, zigzagando tra boutique, locali, eventi d’arte e manifestazioni. Ed è in strada che la vita di Bangkok si compie. Entrare in contatto è semplice, basta immergersi. La gente ti accoglie e si apre agli altri in modo molto genuino. «In fondo, per secoli si è aperta ad influenze esterne. I thailandesi sono abituati al cambiamento: è ciò che li ha resi flessibili, sebbene ancorati alla loro più pura essenza», dice Philip-Cornwell Smith editore di Time Out Bangkok e autore di Very Thai che a breve manderà alle stampe Very Bangkok ». «Il grande cambiamento», continua, «sembra stare nel nuovo atteggiamento dei giovani. Non accettano più alcun tipo di gerarchia o di oppressione culturale e etnica come successe alle generazioni precedenti. Originalità, merito e qualità sono i valori e il risultato lo si vede in ogni campo creativo. Allo stesso tempo, qualcuno cerca di fermare questo atteggiamento. Ed è esattamente una delle cause, forse la più importante, della divisione politica degli ultimi anni». Non lontano da Siam Square c’è un altro mondo ancora: a Silom Road e dintorni si spalanca un universo parallelo in alta quota. È qui che svetta la State Tower, grattacielo sormontato da colonne neoclassiche e un cupolone che ospita il Breeze Restaurant al 52° piano, vera e propria apoteosi della tecno-architettura aerea. Un’illusione dalle sfumature cromatiche mutanti, sospesa sopra il mondo. Ci si arriva camminando su un ponte di vetro di 25 metri: rosa, blu, viola si accendono nel cielo scuro a rotazione creando giochi di luce dall’effetto teatrale. In cucina, il sogno continua: ottimo seafood e vini pregiati vengono serviti a tavola come fossero opere d’arte astratta. Ma non è ancora l’apice. Altri 12 piani e si spalanca il Sirocco Sky Bar, un trampolino sospeso a 250 metri sopra Bangkok. Il ristorante è open air, il più alto del mondo, per esperienze culinarie a precipizio sulla città. Sotto c’è la metropoli, un’infilata di luci lontane e mute che attraversano il nero della notte. Da un locale all’altro Bangkok svela un mondo magico che solo in alto appare lento e silenzioso.

Chatuchak: luci al neon e whisky & soda

Dall’Olimpo tutto ha un’allure diversa e anche il Chao Praya, il fiume che non ha trasparenze (ma è una striscia marrone sorvegliata da uno skyline river-view) ha il suo fascino. La vertigine del volo continua al Baiyoke Sky Hotel, l’albergo più alto d’Asia, che tocca i 310 metri e al Vertigo, un raffinato club a nido d’aquila, proprio sopra il Banyan Tree Hotel da dove apprezzare la città a 360°, unendo all’ebbrezza dell’altitudine quella del cibo. Se, invece, si è attratti dallo spirito di improvvisazione e da un massimalismo global trash basta raggiungere il quartiere che circonda il Weekend Night Market di Chatuchak. Luci al neon, club per hippy zaino in spalla dove la musica funky si mescola a whisky e soda. A cinque minuti di tuk tuk dal mercato, Anusorn Ngernyuang – per gli amici Nong – ha dato vita a Reflections Rooms (reflections-thai.com), un hotel molto speciale: facciata rosa e blu è il tempio della follia creativa. Venticinque art room “sostenibili” create da altrettanti designer, esclusivamente con materiali di riciclo. L’effetto è sorprendete: trash-chic. A fare da fil rouge un gusto estetico colorato e pop che è la cifra stilistica di Nong e che l’ha reso popolare in tutta Europa. Accanto all’hotel, un negozio di oggettistica tutta firmata da lui, uno spazio versatile e trasformista che è anche galleria d’arte e punto di incontro di giovani artisti. «L’hotel, le mie creazioni sono la rappresentazione della fantasia. Il luogo dove tutto è possibile, un po’ come Bangkok, un po’ come le sue strade».

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