Siviglia, fiesta al barrio Triana

Dove ancora si incontrano ballerine di flamenco e artisti gitani

 

La si conosce per il Barrio de Santa Cruz, un insieme di vicoli e piazzette a traffico limitato, la Giralda, il minareto accanto alla cattedrale, Plaza de Toros de la Maestranza, l’arena che ospita la corrida, e i numerosi teatri dove si può assistere a un’esibizione di flamenco. Ma il cuore pulsante di Siviglia si trova lungo le rive del fiume Guadalquivir. È qui che si anima la vita notturna. Il ritrovo è sempre lo stesso: calle Betis, la lunga via piena di piccoli locali, uno accanto all’altro, che si affaccia sul fiume. È questo il punto di partenza per addentrasi nel quartiere di Triana (il nome deriva dal passato di colonia romana ed è legato a quello di Traiano), dove l’antico e il moderno si incontrano. Dove la tradizione e l’innovazione si intrecciano celebrando il passato e il futuro di questa città in pieno fermento. Voy a Sevilla!, dicono gli abitanti di Triana, un tempo abitato da marinai, operai, e ceramisti, ogni volta che attraversano il Ponte Isabel II per andare a fare un po’ di shopping in città. Fieri di essere i custodi delle tradizioni popolari, della buona cucina e delle belle arti, ai trianesi piace molto sottolineare la loro indipendenza: nei negozi di souvenir sulle magliette è spesso stampata la scritta “Triana indipendente”. Girando fra i vicoli di questo borgo antico si ha la percezione di essere in un piccolo paese: un luogo dove l’antica passionalità artigianale e la storia andalusa s'incontrano con la vitalità di giovani menti che sperimentano linguaggi creativi per raccontare, sì la vita passata, ma soprattutto per liberare la voglia di emergere dando un nuovo aspetto all’intero quartiere.

Basta entrare nel Castillo de San Jorge, alla destra del ponte, per rendersene conto. Sede, dal 1481 al 1785, della Santa Inquisizione in Spagna, e icona di questa istituzione in tutta Europa, dal 5 dicembre 2009 è stato trasformato in un museo permanente. Attraverso installazioni, resti archeologici e fotografie il castello si impegna a diventare uno spazio di riflessione in cui il pensiero si coniuga con l’interattività: schiacciando un pulsante accanto a un monitor ecco che alcune immagini ricostruiscono le vicende degli ebrei perseguitati. Ma ai sivigliani non piacciono volti tristi e corrucciati. Qui vige la leggerezza e l’allegria. Si prega, quindi, di accomodarsi verso l’uscita per immergersi nella confusione del grande mercato municipale: frutta, verdura, jamon, formaggio esposti sulle bancarelle riportano alla vita di tutti i giorni.

un contagioso teatro di strada

Al bar La Muralla si fa colazione a base di churros (frittelle preparate con farina, lievito, sale e acqua), da inzuppare nella cioccolata calda, sardinas o tostada, pane, cioè, con olio e pomodoro. Il bon ton consiglia di buttare i tovaglioli nel cestino, ma alcuni abitanti del posto, fedeli a un'antica tradizione, gettano i fazzoletti di carta accanto al bancone. Spostando lo sguardo più in là una ragazza francese vende piatti, vassoi e altri oggetti decorati a mano. Les Genereuse è la sua boutique. «Sono a Siviglia da quattro anni – racconta Malorie Haffner – e non ho intenzione di tornate in Francia». Malorie, come molti altri stranieri, si è innamorata di Siviglia durante il periodo dell’Erasmus. La risata di alcuni signori attira la nostra attenzione: è Francisco Bernal, proprietario di Berna&Juan, la miglior jamoneria di tutta Triana che intrattiene i suoi clienti con alcuni aneddoti di gioventù. Partecipiamo con la speranza di ottenere un assaggio di questa specialità. A desiderio esaudito proseguiamo per calle Castilla dove ci viene aperto il cancello del Corral de Vecino, una sorta di comune formata da piccole case, arricchite da azulejos blu, bianchi e gialli, un tempo abitata dai gitani. Appena superata la soglia d’ingresso un forte profumo di cocidos, piatto a base di cipolla, peperoni, legumi e carne di manzo, ci fa intuire che qualcuno è ai fornelli. Seguiamo la scia e arriviamo in un piccolo cortile sul retro che si affaccia sul fiume. Come ogni villaggio che si rispetti anche Triana ha la sua chiesa principale: è Santa Ana, da molti paragonata a una cattedrale per la sua imponenza. Dall’ingresso, infatti, si sviluppa un lungo trascoro che conduce, in una sorta di pellegrinaggio, all’altare. Qui si trova la Madonna della Vittoria, la protettrice dei navigatori che prima di imbarcarsi si inchinavano davanti alla sua immagine per la benedizione. Le campane suonano mezzogiorno e mezzo: è il momento delle tapas. Prima di cominciare il tour gastronomico un uomo all’ingresso di un piccolo laboratorio in calle Puerza ci invita a entrare. È José Lucena, imagineros, scultore di statue realizzate per la Semana Santa che anticipa la Pasqua. All’interno scalpelli, attrezzi vari, colori, volti di bambini e busti senza testa sono sistemati alla rinfusa in ogni angolo del negozio. «Solitamente -dice José- creo una o due sculture l’anno, anche perché per realizzarne una ci vogliono mesi». Una passione quella di Josè cominciata da ragazzo, «quando - racconta - spazzavo il pavimento del laboratorio dove ho iniziato guadagnando 25 pesetas»

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