Chiaccherata con Syusy sul nuovo viaggio in Africa e Medio Oriente

Syusy è appena tornata da una nuova tappa del viaggio in Africa e Medio Oriente che verrà raccontato nelle <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=216'>prossime puntate estive</a> di Turisti per caso. L’abbiamo incontrata per farci raccontare il viaggio in <a href='/viaggi/mappamondo/menu.asp?paese=senegal'>Senegal</a>, <a href='/viaggi/mappamondo/menu.asp?paese=mali'>Togo e ...

 

Syusy è appena tornata da una nuova tappa del viaggio in Africa e Medio Oriente che verrà raccontato nelle prossime puntate estiveSenegal, Togo e Mali che l’ha vista impegnata per più di venti giorni nell’Africa sub sahariana, proprio mentre stava lavorando al montaggio delle nuove puntate. Ecco come è andata, tra un tramezzino e una spremuta per riempire l’intervista e lo stomaco.

Allora Syusy, raccontaci come sono andati questi venti giorni in Africa... Tutto è andato come avevamo progettato. Sono partita con Raffaella, una ragazza di Bologna che andava a sposarsi in Senegal col mio amico Jesus Issa Sek. Con lui abbiamo partecipato a una cerimonia animista. Jesus è nato in Senegal, ma da venticinque anni gira per il mondo, ed è stato la guida perfetta per me! Lui è nato a Bargny, un villaggio poco lontano da Dakar abitato dall’etnia Lebou. È tornato lì perché è destinato a succedere alla nonna nelle cerimonie animiste, per cui deve passare attraverso dei riti di iniziazione. La prima parte del viaggio ha avuto lo scopo di seguire il rito, è stato molto interessante perché era come essere suoi parenti.

Raccontaci del matrimonio. Raffaella e Jesus si sono sposati ufficialmente in municipio, a Bargny. Poi c’è stata la cerimonia, detta “Tuuru”, che ha coinvolto anche Raffaella. È stato un modo per entrare a fare parte della famiglia. Sono molto contenta di avere partecipato a questo rito.

Perché hai scelto di andare in Africa con Jesus? Per andare in Africa con un africano, anche se “sui generis”, visto che ha vissuto in America e in Europa. Per molto tempo è stato anche a Roma e Bologna. Volevo evitare di farmi raccontare l’Africa da un bianco, come spesso succede, così ho deciso di andare con lui. In realtà Jesus, come dice Raffaella, è più animista degli animisti, malgrado sia stato per lungo tempo lontano dal suo villaggio...

O forse proprio per questo. Forse proprio per questo, esatto.

Il suo punto di vista, che spesso coincide col mio, è molto mistico-religioso nel senso che cerca di cogliere la tradizione animista più vera, quella dei Dogon documentata da Marcel Griaule. Questo antropologo francese li studiò per quindici anni a partire dal 1931, le sue opere più famose sono “Il dio d'Acqua” e “La volpe pallida”. La cultura Dogon in realtà sottende tutta la religione animista di quella parte dell’Africa occidentale, è una cultura orale che contiene tutti i miti delle origini. Il merito di Griaule è stato di trascrivere tutto il racconto del vecchio cacciatore cieco Ogotemmeli, una sorta di Omero o Esiodo africano che ha ricostruito i miti e le leggende del proprio popolo. La cosa fondamentale era farsi raccontare l’Africa da un africano, di italiani che ci raccontavano la loro esperienza ne abbiamo trovati tanti, molti artisti per esempio, ma era sempre un punto di vista esterno.

E Dakar? Abbiamo visitato a fondo Dakar: è una grande capitale, si può dire la città per eccellenza di quella parte d’Africa, soprattutto per la sua storia coloniale. È una città che nasce con la colonizzazione del continente africano e da lì partivano gli schiavi per l’America. La prima visita infatti è stata all’isola di Gorée, di fronte a Dakar

Cosa ha di particolare l’isola di Gorée? Gorée è detta anche “isola degli schiavi” perché lì arrivavano tutti gli schiavi dalla Costa d’avorio, dove ora ci sono il Togo e il Benin, prima della deportazione. In quel tempo quella terra era abitata dalla popolazione Uruba che è stata decimata dalle deportazioni di massa. Giunta in America ha dato le radici alla cultura afroamericana moderna. È stata un’esperienza spaventosa, se si pensa che sono state portate via tutte le persone più belle e forti di una popolazione, con un terribile depauperamento della cultura e della storia locali. In Benin nel 1600 i portoghesi trovarono una cultura fiorente, un’arte meravigliosa, quasi un rinascimento africano, ma hanno perpetrato un vero e proprio genocidio, una deportazione di massa, un massacro. La responsabilità coinvolge quasi tutti i paesi europei, Portogallo, Olanda, Inghilterra e anche la Chiesa, tanto che il papa è andato a chiedere ufficialmente scusa del comportamento di molti vescovi conniventi. Come vedrete nelle puntate è molto interessante andare a vedere direttamente lì cosa è successo in quel periodo triste per la storia africana

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