Negli Emirati Arabi il futuro è già arrivato. Con qualche assurdità e contraddizione...
"Abu Dabi e Dubai sono l’Oriente e l’Occidente che si incontrano tra passato e futuro!" Questa bella frase, molto evocativa, è di Marco Livadiotti, il mio amico che già mi aveva fatto da guida straordinaria in Yemen, e che mi ha accompagnato anche negli Emirati Arabi. Effettivamente, se il viaggio in Giappone è stato una specie di viaggio su Marte, cioè in un’altra dimensione, il viaggio negli Emirati è stato davvero un'incursione in un mondo da una parte molto antico ma dall’altra del tutto futuribile. E’ stato come veder realizzata fino in fondo una idea (meglio dire ideologia), quella del libero mercato e libero sviluppo e della cosiddetta meritocrazia capitalistica. Il viaggio mi è piaciuto moltissimo, è stato uno dei viaggi più – letteralmente – interessanti che ho fatto. (Che poi mi sia piaciuta questa anticipazione del “mondo che verrà”, è tutta un’altra storia…). Un viaggio nel lusso, ma non necessariamente carissimo.
Sono arrivato ad Abu Dhabi, un’isola in cui la densità di grattacieli è superiore a quella di Manhattan, dove c’è il lungomare più lungo e lussuoso del mondo. E ho scoperto che gran parte dell’esiguo territorio è letteralmente strappato al mare. Ho avuto giusto il tempo di fare tappa all’Emirate Palace, forse l’albergo più faraonico del mondo: corridoi lunghi 150 metri, stanze che si aprono con una chiave a forma di moneta d’oro. Il mio amico Orso non ha chiuso occhio, perché non è riuscito a spegnere la luce in camera. Infatti tutti i servizi interni erano regolati dalla tastiera (touch screen!) di un computer. Io, molto modestamente, ho inchiodato per mezz’ora la gentile maitre (bella come una Principessa) per avere spiegazioni. Lui, timidone, no. Quindi non è riuscito né ad aprire il frigo, né ad accendere il mega-tv, né a spegnere le luci… Si è rifatto la mattina dopo, e io con lui: la colazione dell’Emirate Palace è la summa di tutto quello che puoi sognare di mangiare. Ed è tutto compreso nel prezzo. O, forse, lo era prima che io e Orso approfittassimo: dopo secondo me hanno scoperto che non gli conviene…
Tra i due Emirati “fratelli”, Abu Dhabi è quello ricco, cioè quello col petrolio. Dopo una corsa in autostrada (100 km che di notte sono tutti illuminati, come se fossero un viale cittadino) siamo arrivati a Dubai, il fratello “povero”, cioè con pochissimo petrolio, che quindi ha dovuto darsi da fare. Dubai, per intenderci, è il posto del famosissimo Burj Al Arab, la “cartolina” degli Emirati, un simbolo ormai popolare quanto la Torre di Pisa o il Taj Mahal. Il Burj è fatto a forma di vela, appoggiato sul mare. Ci si arriva preferibilmente in elicottero, o in limousine. Io ci sono arrivato con la macchina di Marco Livadiotti, ma sono stati gentili lo stesso. Dentro è un trionfo di neo-barocco, progettato da architetti indiani, con gli appartamenti enormi, con il biliardo e i letti col baldacchino-birichino (cioè sopra al letto hanno uno specchio!). Non ci ho dormito, però sono “sceso” al ristorante: ho preso un ascensore tipo Nautilus del Capitano Nemo che mi ha portato sotto il livello del mare, al ristorante subacqueo, allietato da una parete di un acquario immenso, che contiene 400.000 litri d’acqua e centinaia di specie di pesci.
Ma Dubai è famosa anche per le altre idee urbanistiche-futuristiche: La Palma e The World. La palma è un'enorme isola (una serie di isole) artificiale, a forma di palma appunto. The World è fatta da 300 isole (sempre fatte dall’uomo) che disegnano dall’alto il planisfero. Sono in pratica dei quartieri residenziali, dove un’isola intera (vuota, ancora da edificare) costa 10 milioni di dollari e un appartamentino 600.000 euro. Il tutto corredato dall’Aeroporto più grande del mondo, attorniato dal Canale artificiale più lungo del mondo. Mentre io ero là si stava costruendo – ovviamente – anche il grattacielo più alto del mondo, che ora è quasi finito. Quasi, perché nel frattempo è arrivata anche là la crisi economica, ma questa è un’altra storia… La prima cosa che balza all’occhio comunque sono le file di auto lungo le strade: anche a Dubai ci sono gli ingorghi. E, naturalmente, ti vien da pensare: ma già che han fatto tutto nuovo, non potevano farlo meglio, e pensarci prima? Ma là non esiste proprio il concetto di servizio pubblico: gli autobus sono privati, dei cantieri, che prelevano gli operai e li portano a lavorare.
Ma cosa fa un turista a Dubai? Certo può visitare i grandi alberghi, può stare in spiaggia. Può anche andare alla Moschea, che – fedele ad un modello di apertura culturale – organizza anche delle visite guidate per turisti (fornisce anche i veli alle donne). Ma un turista soprattutto può “vivere” dentro i grandissimi Centri Commerciali, che in realtà rappresentano un mondo a sé. Meglio: rappresentano (o hanno l’ambizione di rappresentare) il mondo. Ce n’è uno tutto Indiano, dove sembra di stare nel Palazzo delle Mille e una notte. Ce n’è un altro perfettamente cinese. Un altro costruito dentro a delle vere piramidi egizie. Poi ci sono Alberghi costruiti secondo lo stile Assiro. Va molto anche lo stile Antica Roma. Ovviamente Venezia è citata e imitata qua e là
rosarita, 19/11/2010 17:34
steme61, 20/10/2010 08:44
Ciao Rosarita, dal 31 dic al 4 genn sarò a Dubai, prima tappa del mio viaggio in Oriente. Puoi consigliarmi un hotel dove pernottare? O comunque qual'è la zona migliore? Ti preciso che non amo il lusso sfrenato e vorrei una soluzione che sia più in buona posizione che costosa. Ti ringrazio in anticipo per il tuo aiuto.
rosarita, 1/10/2010 16:44