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Due ragazze a Cuba, di Syusy e Zoe

<em>In esclusiva dal numero di febbraio di Turistipercaso Magazine ecco lo speciale su Cuba scritto a quattro mani da Syusy e Zoe. <a href='/imgTpc/novita/2009/02/070-075.pdf' target='_blank'>Scarica il pdf tratto dalla rivista</a>!</em> Madre (Syusy) e figlia (Zoe) in viaggio nell’isola del Caribe ...

 

Syusy: Sono andata a Cuba due volte, la prima ero incinta di Zoe di 6 mesi, la seconda sono tornata con lei quando abbiamo fatto il giro del mondo con Adriatica, la barca dei Velistipercaso, 7 anni dopo. Sarà perché distesa nella vasca da bagno cantavo al pancione la canzone dedicata a Che Guevara «...Tua querida presenzia comandante Che Guevara...» che mi era rimasta nell’orecchio, o perché Zoe è molto perspicace, ma quel secondo viaggio che abbiamo fatto assieme le è rimasto nel cuore, lei ha capito subito che Cuba è un posto diverso. Adesso è il momento giusto per riparlarne assieme, lei è grande, ha 14 anni, ragiona, pensa dice la sua: cosa ci ricordiamo di quel viaggio? Qui di seguito abbiamo buttato giù prima il suo, poi il mio taccuino di “impressioni da Cuba”.

Zoe: Sono andata a Cuba per la prima volta che non ero ancora nata, e la mia casa era la pancia di mia madre. La seconda volta, avevo sette anni, ed era il mio primo viaggio. E Cuba mi ha segnato, nel profondo. In tutti i viaggi che sono venuti dopo, mai mi sono trovata meglio, a dire il vero. In seguito siamo andati alle Fiji, a Tonga, alle Maldive, in Egitto, al Cairo, in Libia, nel deserto nel Sahara (dove mia madre mi ha trascinato a forza in una tenda che quasi volava via per la tempesta di sabbia). Insomma, tutti posti meravigliosi. Ma niente, in confronto a Cuba. E magari voi mi chiedete: «Perché, fra tutti i posti più ricchi e belli che ci sono al mondo, proprio Cuba è quella che ti ha colpito?» Dovendo rispondere a forza, penso che la (grande) differenza la facciano le persone.

I cubani, accidenti a loro, sono unici! E quindi Cuba è un altro mondo. Logico. Il fatto è che noi occidentali siamo troppo abituati alla diffidenza, alla paura e all’arroganza. Se incontriamo una persona in un vicolo buio, subito pensiamo al pericolo, alla violenza, in modo quasi automatico. E non ditemi di no. Quando per strada guardiamo le persone, spesso ci preoccupiamo del loro giudizio. Quando in autobus siamo accanto a una di quelle vecchiette che guardano con uno sguardo che uccide te e il tuo zainetto da studente o, al contrario, quando ci soffermiamo noi a guardare con sguardo truce lo studente svogliato che ascolta la musica a tutto volume e non si accorge se ti sta pestando un piede, ci viene automatico il fatto di mandare a quel paese il mondo, la vecchietta e lo studente svogliato. A Cuba, invece, le persone ti fermavano per far conversazione, perché volevano conoscerti, perché erano curiosi – non per violentarti o farti la multa! La differenza è sostanziale, l’animo completamente disponibile. Non c’era sospetto, solo fin troppi sorrisi, ma tutti sorrisi veri! Le persone suonavano per strada, tenevano la finestra aperta per condividere con gli altri il loro amore per la musica. Ben strano, in effetti, considerando che da noi, se si suona una sola nota senza il permesso del condominio, ci ritroviamo lapidati! Anche se è stato il mio primo viaggio, Cuba è il viaggio che riesco a ricordare meglio, rispetto agli altri. Per tutto il periodo della vacanza mia madre ed io non ci siamo fermate un minuto, tanto era entusiasmante e bellissimo il luogo. Alcune case erano grigie, ancora da ristrutturare, ma molte erano ritornate al loro vecchio splendore, conservando tuttavia quelle finestre e quelle caratteristiche che fino a quel momento potevo solo immaginare dai racconti di mia nonna o vedere nei film anni ’50 o in quelli dei telefilm sui gialli di Agata Christie anni ’30. Mi ricordo che per strada, un giorno, abbiamo conosciuto dei cubani che stavano ridipingendo di bianco la loro auto. Di solito i colori delle automobili passavano dal blu al rosso, con sprazzi bianchi, ma erano sempre colorate, e mai di uno stesso colore e mai tutte uguali, come invece sono le nostre moderne. Con l’embargo, a Cuba si cerca di riutilizzare il più possibile, e di non sprecare nulla. Cosa che, nonostante tutti i gravi disagi, all’isola fa anche bene, a mio parere, perché almeno mantiene i centri storici, l’ambiente e altro, a differenza di quello che facciamo noi. Quando siamo arrivati sull’Isola della Gioventù abbiamo abbandonato per un paio di giorni la Barca Adriatica e io e mia madre siamo andate a stare in una casa cubana, che faceva da pensione (le chiamano case particular). E alla sera, in strada, le bambine della mia età mi hanno subito fatto giocare con loro. Ho giocato per la prima volta a “campana”, un gioco che fino ad allora i miei compagni di scuola italiani non avevano mai avuto la pazienza d’ insegnarmi. Ci capivamo benissimo, anche se non parlavamo la stessa lingua. Lì ho giurato però che avrei imparato lo spagnolo, per tornare un giorno a Cuba. Forse per questo adesso sto facendo un liceo Linguistico... Tra le esperienze più belle credo ci sia stata quella di poter visitare una piantagione di canna da zucchero, per vedere davvero come si taglia la canna, per chiedere alle persone che ci stavano lavorando come si produce. Oppure ricordo di quando siamo andati da una vecchietta che produceva sigari. Tutt’ora odio l’odore del fumo, ma vado in fibrillazione a quello del tabacco: il veder arrotolare una foglia, e tutto ciò che c’è dietro, e il suo odore, la definirei una delle cose che più mi sono piaciute. Infine, dopo un paio di giorni ci siamo uniti a un gruppo di teatranti italiani, che recitavano Pinocchio in giro per Cuba, con la marionetta che parlava in toscano (ride), e che ho adorato! A parte quando mi hanno costretto la prima volta a recitare Pinocchio bambino (io, con tanto di genitori saltimbanchi, sono timida). In pulmino, mentre viaggiavamo per l’isola, era tutto un recitare, un giocare, un fare la marionetta, e alla fine anch’io mi sono appassionata. Penso che se li potessi rivedere farei di tutto per fuggire con la compagnia! Vorrei poter scrivere di ogni incontro, ogni meraviglia di Cuba, ma credo di aver finito le pagine a mia disposizione, e il tempo che mi ha fornito mia madre. Ah Cuba, che linda es Cuba!!

Tra le vie dell'Avana Vecchia

Syusy: Il 27 ottobre 1492 a Cuba sbarcò Cristoforo Colombo, dichiarando di avere scoperto un’isola che era già abbondantemente e lungamente abitata dagli Indios Taino che la chiamavano già così: Cuba. La birra cubana a tutt’oggi è dedicata ad Hatuei, cioè all’indio che per primo non cedette alla colonizzazione e lottò per l’indipendenza dell’isola, perché questo è lo spirito del luogo, uno spirito ribelle e indipendente, fiero di qualche cosa che in passato è stato grande, come se questa isola e le isole Bahamas che stanno poco sopra fossero veramente il luogo della misteriosa Atlantide. Mentre suo figlio Ernesto e Zoe guardavano assieme il film a cartoni della Disney Atlantide, ho chiesto a Debora Andollo, cubana, primatista mondiale di immersione in apnea, se aveva mai visto qualche reperto atlantideo sul fondo marino e lei mi ha detto che effettivamente Cuba è Cuba perché qui c’è qualche cosa di speciale, che genera un orgoglio irriducibile. Gente così ha voglia di primeggiare e di distinguersi. I cubani sono i medici più bravi dell’America Latina, hanno un’assistenza pubblica gratuita invidiabile (come ha ampiamente dimostrato nel suo ultimo documentario Michael Moore). L’ho constatato anch’io: appena arrivata Zoe si sente male, ha mal di pancia, io penso alla Deng, una specie di influenza che si prende con la puntura di una zanzara e che può essere grave, ma arriva subito il medico e dice che non è niente, solo diarrea del turista, ma intanto per la città affumicano macchine e quartieri per debellare la zanzara, ci sono squadre di giovani che girano allegramente per le strade con una specie di lanciafiamme tipo ghostbuster che produce fumo e disinfetta. Io e Zoe percorriamo il centro della città vecchia. Lei si è messa in testa di tenere un diario in diretta, ogni cosa che vede l’annota subito, tanto che se cambiamo idea o itinerario all’improvviso, lei si trova a dover cambiare quello che ha scritto. Scrive dappertutto, anche per terra, e prende nota di tutte le cose del Che che vede in giro. Mi dà appunto anche una sua interpretazione del personaggio: «è come un loro santo perché ha salvato l’isola dal cattivo che voleva tenere tutto per sé e non dare niente agli altri». Aveva 7 anni e aveva un’amica con la mamma particolarmente politicizzata, credo sia stata lei a raccontarle la storia di Che Guevara... Comunque siamo qui nel centro dell’Avana che è da visitare assolutamente, per vedere anche come procede l’operazione che ha un’importanza internazionale: la ristrutturazione del centro storico. Rimasto fermo, miracolosamente, al periodo pre-rivoluzione, quindi agli anni ’50, il centro dell’Avana è un esempio splendido di architettura decò. Il governo cubano ha iniziato un’operazione di recupero e di restauro, ma senza dimenticare l’identità del quartiere: non ha permesso speculazioni di banche o di nuovi ricchi ma viceversa, dopo la ristrutturazione, ha restituito le case agli abitanti che ci sono sempre stati. Giravamo per il centro con una sensazione positiva di luogo ancora vero,abitato da bambini che fanno rumore, da gente che si gode un luogo bello che era dei ricchi cubani all’epoca di Batista, e che da ora in poi sarà loro. Che differenza dai nostri centri storici “riqualificati”, cioè spogliati dai loro abitanti e diventati centri commerciali con boutique chic e banche fredde e antipatiche ovunque!

Gli dei della santeria

Syusy: All’Avana bisogna farsi portare a vedere anche i quartieri più periferici, magari fermandosi in qualche edicola di qualche madonna o santo, immagini sincretizzate della Santeria. La Santeria è un fenomeno molto importante, dal punto di vista culturale e religioso, che ha una grande influenza sulla vita dei cubani. Io, tra un cortile dove si pratica la box, un gruppo di musicanti che prova sulla strada e un gruppo di ragazzi che si esercita nei giardinetti pubblici a judo, sono arrivata alla chiesa di S. Maria del Carmen, tutta vestita di bianco come O’Batalà, una delle figure sacre appunto della Santeria. Un’amica mi ha portata a conoscere due santeri. L’amica, ex ballerina della rivista, si fece male alla schiena e chiese chi poteva aiutarla. Le rispondono: Jemangià (la dea delle acque) e così diventò una sua devota, organizzando anche incontri e feste in onore di tutti gli dei della Santeria, che poi non sono altro che gli idoli dei neri africani della tradizione Jouruba, arrivati con gli schiavi dal Togo e dal Benin e poi mimetizzati (sincretizzati) sotto l’aspetto dei santi cristiani. Ma quegli dei (come ho visto poi nella cerimonia Woodo che ho seguito a Lomè in Togo) sono a loro volta molto simili agli dei egizi e sumeri. E “chiamarli” ogni tanto, attraverso il trance per farli partecipare alla vita degli esseri umani, è un modo per tenerli buoni e farli essere il tramite tra noi e il grande capo che sta lassù in cielo. In questo, appunto, consiste il Woodo. La dea che rappresenta più di altri Cuba comunque è Ochun. Il suo colore è il giallo, è la più cocotte tra le divinità, ama le belle cose, i profumi e bisogna chiamarla con un campanellino dal suono flebile e dolce. Se ci si chiede chi è il suo uomo, tra i vari dei, si deve dire... Tutti! E quindi, in un certo senso, questo la fa assomigliare alla Histar dei Sumeri. Ma ama soprattutto Xangoo, il dio guerriero, e questo l’accomuna a Venere... Lei però non è solo leggera: certo mostra sempre un volto allegro alla vita, ma è l’uni-ca tra gli Dei che è volata così in alto da poter vedere il vero volto di Dio

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Commenti
  1. allioska
    , 3/2/2011 21:50
    Devo dire che mi sono sùbito fermato davvanti all bloog a leggere tutto, ci sono al interno delle riflezioni che mi hanno fatto pensare a lungho, a volte anche preoccupato, mi spiegerò meglio,essendo un Cubano a mettá, cioè 32 anni dei qualli 10 in Italia, l'orgolgio dell patriota mi fa' specificare che mi sento molto attaccato alle mie radici, però per forza delle cose quando stai per tanto tempo in un posto diverso a quello che ti ha visto crecere diventa automaticamente tuo, senza che te ne accorgi, per ciò L'Italia la mia terra adottiva, l'italiani, miei fratelli che pur avendo un po perso il sorriso rimangono delle persone che li trovi dappertutto nel mondo, sia come turisti che faccendo dell bene in aiuti umanitari.
    Non sto faccendo un complimento per riccambiare le belle cose dette a noi Cubani, nasce dall cuore veramente, non dimetico mai la signora Dolore, mamma Romana che mi accolssi come un figlio, quando appena arrivato mi trovai a girovagare senza un domicilio fisso, senza pensare che appena mi conosceva, persone benestanti e umane, dificile a trovare ma essistono...
    Tutto questo racconto, amici miei, serve a trasmetere un messagio importante, forse anche una risposta al signore Rossi, come vi possiamo vedere noi Cubani a voi turisti ( yumas), dipende di como vi comportate nella vita in genere, cosí otterrete... Sicuramente se cercate di manggiare il nostro pane senza farci sentire che non è del migliore ma che non è importante la qualitá del pane, ben si la qualitá delle persone radunate vicine al tavolo, si chiama umiltá, ho un anedoto interesante di pocchi giorni fá, in fila da 2 ore all'avana, sabato sera, un loccale x ballare un pò, un turista spagnolo molto nervoso urlava destra e manca che a Madrid non ci sarebbe stata una attessa cosí, che sarebbe andato a fare il furbo con 10 dollari in mano dare ai portieri, i Cubani in fila cercavano de farli capire che era un fatto normale di controllo di armi dell tipo cortelli, rasoi, etc, che facceva ralentare la fila, nel frá tempo, a dire il vero si staba bene anche cosí, si facceva amicizia, si rideva, battute tra persone che non si conoscevano, credo che abbia fatto cosí, 10 dollari, il portiere non dici mai no, ma le persone che erano vicine a lui chiedevano a noi scusa per il comportamento suo, lui dopo tentava il avvicinamento ad altri grupi, niente...

    Tutto questo e in linea di massima, puoi trovare delle persone che cercherano di fregarti i soldi faccendo finta di essere dei amici, daltronde capita dappertutto, ma non serve parlare una stessa lingua per capire le persone e qualitá di persone, come diceva Syusy. Basta voler capire...
  2. Sadiel Gonzalez
    , 18/6/2010 18:44
    Sr. Rossi quello che gli posso dire è che deve fidarsi (ma non troppo come già detto ne anche qua si deve fidare). Io sono qui adesso e continuo a regale tutti quei sorrisi, faccio il possibile per trasmettere a le persone che mi circondano tutta la mia felicità e gli posso assicurare che adesso non ho più bisogno di nessuno, ho tutto quello che a Cuba è solo un sogno. La mia terra, la sua gente sono persone magnifiche di quelle che girando il mondo ne troverà poche. Di là ci sono mille problemi ma non rinunciamo a ballare, divertirci e far sentire bene le persone che ci sono in torno. Il mio consiglio è di fare lo stesso viva la vità non importa quanti problemi ti possa far arrivare, lascia indietro tutti i suoi problemi e pensa che la vita è molto ma molto belle ma è solo una e ch dobbiamo viverla al meglio. Alla tomba non ci portiamo nulla rimane solo il aprezzo di quelle persone che ci erano vicini e sopratutto quello che siamo riusciti a fare quando eravamo ancora vivi. Questo è il mio pensiero e mi faccio portavoce di quei piu di 11 millioni di cubani che sono a cuba pero che oltre a vivere nella miseria non rinunciano a quello che sono a quello che è la loro identità. Comunque posso dire che la vostra vacanza nella mia terra sara indimenticabile come già ha detto Zoe e Suzy perchè il posto è bellisimo come tanti nel mondo, la differenza la fà su gente, in quello che credono e tutte le sue tradizione!!!
  3. Sadiel Gonzalez
    , 18/6/2010 18:30
    Salve Fabio Rossi

    Io sono cubano e vivo en Italia da quasi 4 anni. Sono uno di quelli che ha avuto la fortuna di poter uscire di quella bellisima isola che però anche se bella per noi è una prigione permanente. Si, una prigione che ci obbliga a imparare a vivere (ma sempre con un sorriso), imparare a crescere in una società che ti impone vivere al di sotto di una perspertiva di vità. Come hai già raccontato prima noi cubano viviamo grazie a quello che in Cuba si chiama "ilegal" cioè illegale... Ma alla fine se pensiamoci bene non facciamo niente che non sia giusto dato che se un stato non ci da quello che ci apartiene dobbiamo noi prencerlo da soli. Però oltre a tutto siamo della gente fantastica con tanta voglia di vivere, che sogna con tante cose che per quelli che vivono in questo bel paese che è l'Italia sono scontate. Adesso rispondo la tua domanda al meno dal mio punto di vista da per tutto ci sono persone interessate a quello che abbiamo, che ci brindano la sua amicizia per la nostra posizione sociale o per quanti soldi abbiamo. Ci sono a Cuba e ci sono pure qui in Italia. In Cuba succede molto spesso e bisogna sempre stare attenti non perchè ti facciano del male ma per il fatto che magari la loro amicizia non è sincera. Ma non siamo in grado di giudicarli completamente come dici tu perchè per loro la amicizia con un turista è sempre un modo di poter andare avanti e magari con i piccoli regali che gli potete fare continuare a vivere il meglio che possono. Sò ben io cosa può pensare un cubano, Io che ho visuto per 18 anni là, che ho sofferto nella mia propia pelle quello che hai già raccontato.Ovviamente per me in quel periodo era una fortuna enorme fare amicizia con una persona che vivese al stero (è uguale dove) già che con il più semplice regalo mi facevano felice ad essempio un polo che qua può costare 3€ in un mercato, di là per me era una fortuna perchè io quei soldi non gli avevo a o magari se gli avevo non potevo spedergli in quel oggeto dato che dopo non saprei come fare la spessa per manggiare. Però in cambio potevo dare tante altre cose in cambio; un sorriso (sincero) una amicizia,
  4. Fabio Rossi 3
    , 29/3/2010 01:47
    Complimenti per questa segnalazione/testimonianza, soprattutto a Zoe che davvero sembra molto più matura dei suoi 14 anni, e forse questo dimostra che viaggiare ti fa maturare, ti apre la mente, soprattutto se si hanno due genitori così intelligenti come Sizy e Patrizio.
    Io ho scritto anche su questo sito alcuni miei racconti di viaggio su Cuba, e condivido tutto ciò che avete detto.
    Mi sono chiesto più volte perché Cuba è così, ovvero perché per noi i cubani sono così fantastici.
    In realtà poi provate a viverci, con i salari da cubano medio, non dico povero, perché non è vero che a Cuba sono tutti uguali, ci sono tante differenze, e molto ampie.
    Provate andare su alcuni siti Internet di compravendita. Troverete PS3 da 600 Chiavitos (circa 500 Euro) in vendita. Ma un cubano medio ne guadagna dallo stato massimo 15 al mese. E poi come fanno a vedere Internet, se per la maggior parte della popolazione è proibito? E come fanno ad avere un computer con quei salari e con prezzi ancora più alti dei nostri?
    Allora dicevo, provate a vivere con il solo lavoro che da lo stato, perché gli altri sono illegali, e vedrete che dopo poche ore fuggirete dal paradiso caraibico (voi che potete, perché loro, se non hanno chi li invita e li ospita, non possono farlo!!).
    Certo che i turisti si trovano bene con tutti, perché tutti vogliono lavorare con i turisti che portano quei soldi che lo stato non può (o non vuole) dare.

    Ma vorrei effettivamente entrare nella testa di un Cubano e capire cosa pensano veramente di noi turisti (Yuma), cosa si nasconde veramente dietro i loro sorrisi, anche di quelli che sembrano amici, magari di lunga data.

    Non bisogna stupirsi di queste cose, le faremmo anche noi (italiani)i, quando ancora non eravamo primo mondo, e la ricchezza, il capitalismo, non era così evoluto.

    Resta il fatto che tutto quello che dice Zoe è assolutamente condivisibile, tanto è vero che continuo a frequentare la isola da tanti anni.

    Grazie Zoe, grazie Suzy

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