Un sogno chiamato Zanzibar

Il paesaggio che ci circonda è nuovo, ma allo stesso tempo già visto... in uno di quei documentari che ti affascinano con racconti di posti lontani che speri sempre di avere la fortuna di incontrare... benvenuti in Africa!

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  • di Lara Trieste
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Febbraio 2012: l'inverno ci ha riservato quest'ultimo colpo di coda con tanto di Bora, gelo, freddo e neve... quale occasione migliore per scappare e migrare al caldo? E' la prima volta che ho l'occasione di fare un viaggetto nel bel mezzo dell'inverno, così io e il mio compagno Stefano decidiamo di concederci una settimana di relax. Tralasciando le mete che minacciavano monsoni, uragani e nubifragi ci siamo orientati verso Zanzibar! Nell'organizzare il viaggio ci siamo affidati ad un'agenzia turistica in quanto il fai da te non è consigliabile per questo tipo di viaggio. Grazie alla disponibilità e ai preziosi consigli della nostra agente di viaggio Alma, abbiamo optato per il villaggio vacanze Eden al Kendwa beach, scelta che si è rivelata azzeccatissima soprattutto dopo aver esplorato altre spiagge dell'isola. Partenza da Venezia, volo diretto verso Zanzibar!

Siamo partiti con piumini, sciarpe e guanti e una pioggia misto neve che non dava tregua... dopo 8 ore di volo, con un po' di coraggio cominciamo a spogliarci dei vestiti pesanti, l'aria condizionata nell'aereo non ci aveva preparato al cambio di temperatura! Appena scendiamo dall'aereo veniamo assaliti da una morsa di caldo umido che ti toglie l'aria ma che in compenso ti ripaga con quella sensazione di estate che da troppo tempo non assaporavamo! Il paesaggio che ci circonda è nuovo ma allo stesso tempo già visto... sì, già visto ma alla tv, in quei documentari che ti affascinano con racconti di posti lontani, fuori tempo e che speri sempre di avere la fortuna un giorno di incontrare... benvenuti in Africa! Ad accoglierci, un singolare aeroporto, molto spartano, con poliziotti altrettanto folkloristici! Il controllo dei passaporti sembra una pesca di beneficenza: uno fa il giro e raccoglie tutti i passaporti con dentro i soldi per il visto, poi consegna il mucchietto ad altri due che controllano e registrano i nomi e poi urlando e storpiando i nomi vengono riconsegnati i documenti d'identità a chi assomiglia di più alla foto sul passaporto! Stesso dicasi per la consegna delle valige... una stanzetta a cielo aperto accoglie le valige che vengono letteralmente buttate e ammassate nel mezzo, seguite da un gregge di persone che si arrabbatta per individuare il proprio bagaglio, che cerca di farsi largo tra la folla e spera di acciuffarlo prima che un tedesco grande e grosso scambi una valigia per l'altra e cerchi di rivendicarla con tutta la grazia che lo contaddistingue. Per fortuna io ho mandato Stefano in avanscoperta che con il suo metro e 90 è riuscito ad individuare la valigia prima di altri turisti incazzosi. Eravamo talmente euforici che anche questo siparietto ci ha fatto entrare subito nel vivo della vacanza, da quel giorno dovevamo lasciare a casa per una settimana i nostri schemi europei e nel male ma soprattutto nel bene affidarci alla cultura dell'Hakuna matata!!! Un pulmino ci aspettava per portarci nel nostro villaggio, mentre un altro camioncino ammassava le valige, le fissava con due corde e le portava a destinazione, non senza qualche scongiuro!

Due orette di strada ci hanno dato una panoramica dell'isola: terra rossa, alte palme che sovrastano una vegetazione rigogliosa anche se il clima sembra piuttosto secco, case di paglia e fango, ma soprattutto quello che ci colpisce da subito e che ci accompagnerà per tutto il viaggio è la gente! Occhi buoni, vestiti colorati, visi rilassati e sorrisi sinceri, questi sono gli elementi che rendono unici i zanzibarini, dagli adulti ai bambini..

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