Zanzibar, l'isola dei bambini

Una settimana di fuga nella perla dell'Oceano Indiano, tra spiagge bianche, natura lussureggiante e un popolo da scoprire. E un bagaglio di emozioni da conservare.

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  • di madeinflorence
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Ad ogni ora del giorno si vedono bambini che giocano e corrono nei presi delle scuole: il loro numero è così cospicuo che le lezioni vengono svolte in due turni, uno mattutino e uno pomeridiano.

La simpatia coinvolgente di Gianduiotto, uno dei beach boys che staziona quotidianamente sulla spiaggia antistante il My Blue ci ha convinto ad affidarci a lui e al gruppo capitanato da Suleman, nome d’arte Nino D’Angelo, per le escursioni in tutta l’isola. Sono ragazzi del posto che, grazie al turismo italiano, sono riusciti a trovare una occupazione stabile e fruttuosa e sfuggire così alla dilagante disoccupazione che investe trasversalmente tutto il sistema sociale. Offrono escursioni ben organizzate ed affidabili, identiche nei programmi a quelle proposte dal resort ma a prezzi leggermente più bassi. Sono dotati di permessi appositi, rilasciati dal governo al termine di un corso di studio specifico. Fare le escursioni con chi è nato e cresciuto nell’isola ha un sapore autentico e genuino. Considerando inoltre il caos che regna lungo le strade di Zanzibar e la spavalderia degli autisti al volante, non è molto prudente aggirarsi da soli.

I beach boys parlano perfettamente italiano, spesso anche il dialetto (Gianduiotto è “specializzato” nel toscano), sono informati su artisti, politici e cantanti italiani e su quanto accade nel nostro paese. Ogni volta che ti vedono è un’occasione buona per salutarti e parlarti, orgogliosi di chi apprende qualche vocabolo in lingua swahili: Jambo, hakuna matata, asante sana, poa, pole pole, chakula chema sono le parole più ricorrenti che entrano inevitabilmente a far parte del “vocabolario del turista”.

Ho trascorso tante ore a discutere in riva al mare con loro, traendone una interessante opportunità di confronto. Da un lato il nostro mondo occidentalizzato, liberale e convulso dall’altro la loro religione islamica moderata, la difficile convivenza con la Tanzania e l’insito concetto di vivere giorno per giorno.

Una realtà a tratti parallela ed a tratti discordante da quella dei beach boys, è rappresentata dai Masai, ragazzi provenienti dalla Tanzania che lasciano il continente per cercare fortuna e soldi a Zanzibar durante la stagione turistica. Alcuni trovano impiego come sorveglianti del villaggio: ben presto ci si abitua alla loro presenza discreta e silenziosa, quasi in contrasto con la vivacità del rosso acceso delle vesti che indossano. Gli altri invece, la maggior parte, si arrangiano vendendo collane, quadri, braccialetti e manufatti di legno. Una fitta serie di bancarelle, o come le chiamano loro “uffici”, fiancheggiano l’esterno del villaggio. Simpatici cartelli in italiano invitano il turista a fare affari in quello che è il regno della contrattazione. Se volete acquistare, armatevi di pazienza ed intavolate una trattativa da veri mercanti. All’istante impareranno il vostro nome, vi inviteranno a dare “ solo un’occhiata” alla loro mercanzia, anche se “oggi tanto non si compra”. Difficile non fare amicizia con alcuni di loro: Giacomino, il masai in miniatura, il giovane Holly, punto di forza delle partite a calcio Tanzania vs Italia giocate sulla spiaggia, Peppino di Capri che passeggia con la scimmietta Shakira, Carlo e le sue immancabili treccine. Prima di tutto abili venditori certo, ma anche simpatici personaggi che non negano mai un sorriso. Non mancano i momenti in cui le loro richieste di acquisto diventano pressanti: essenziale essere sinceri, se non si è interessati meglio farlo presente piuttosto che posticipare un “improbabile acquisto”. Ognuno di loro incarna una bizzarra fusione tra elementi tradizionali masai ed influenze moderne: lobi delle orecchie perforati, l’ampia shuka a scacchi, gli spessi bracciali di perline e i sandali ricavati da copertoni di pneumatici sono accostati a occhiali da sole alla moda, tracolla trendy e cellulare con la suoneria di Fabri Fibra… Se vedete Peppino di Capri con indosso una maglietta eclettica e un po’ trash sappiate che è “colpa” mia: quello che era un ricordo di una vacanza a Ibiza, ormai di qualche estate fa, è stata barattata con un paio di foto con Shakira (la scimmia e non la cantante purtroppo!)

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