Zanzibar, l'isola dei bambini

Una settimana di fuga nella perla dell'Oceano Indiano, tra spiagge bianche, natura lussureggiante e un popolo da scoprire. E un bagaglio di emozioni da conservare.

Diario letto 22592 volte

  • di madeinflorence
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Wageni wakaribishwa, Zanzibar yetu Hakuna matata

Zanzibar nchi nzuri, hakuna matata.

[Stranieri siete i benvenuti, a Zanzibar non c’è alcun problema

Zanzibar è un paese bellissimo, non c’è alcun problema]

Queste poche parole riassumono perfettamente cos’è Zanzibar. Riprese da una famosa canzone in lingua swahili, Jambo Jambo, dal ritmo orecchiabile e coinvolgente, costituiscono la colonna sonora di ogni vacanza in questa splendida isola.

Fatta questa premessa, è quasi superfluo sottolineare quanto abbia positivamente impressionato questo gioiello incastonato nell’Oceano Indiano, che non ha deluso le aspettative e ha confermato le ottime recensioni di cui gode il paese a livello turistico.

Il lungo e nevoso inverno italico invoglia ad una settimana di ferie al caldo… e quale migliore meta di Zanzibar, con la sua natura, la sua storia e il suo splendido mare. Non essendo i prototipi del “turista da villaggio” alla ricerca della sequenza giornaliera colazione-sdraio-pranzo-lettino-cena, la possibilità di visitare l’isola con un ventaglio di escursioni, alternate a momenti di relax sulla spiaggia, ha rappresentato un invito irrinunciabile.

Il fenomeno delle maree, vera e propria peculiarità del luogo, non ha pesato nella scelta del villaggio. Incuriositi e niente affatto intimoriti dall’effetto delle maree, abbiamo optato più per necessità che per scelta per il My blue Boutique a Nungwi, all’estremità nord, dove la conformazione della costa rende tale fenomeno meno energico rispetto al versante orientale. A conti fatti, devo ammettere che tale scelta si è rivelata vincente. L’alternanza ciclica di bassa ed alta marea è infatti comunque ben visibile ma non tale da pregiudicare la balneazione: un giusto compromesso tra chi non desidera percorrere centinaia di metri per bagnarsi i piedi e chi vuole comunque godersi questo affascinante fenomeno naturale.

Il My Blue è un ottimo resort che offre servizi di qualità. Le camere standard sono a piano terra e si affacciano sullo splendido giardino, meticolosamente curato; le camere deluxe sono invece al primo piano e hanno un piccolo terrazzo. Punto di forza del complesso è la splendida sala dove vengono serviti i pasti: un buffet vario e assai apprezzato è a disposizione a colazione, pranzo e cena; eccellenti l’angolo della frutta fresca, dove vengono tagliati sul momento ananas, manghi, papaie, cocomeri e frutti della passione e il barbecue su cui si alternano carni o pesci a seconda del giorno. Il menù include solitamente sia piatti internazionali che locali; durante la settimana non mancano una cena a base di ricette zanzibarine e una dedicata alla cucina italiana.

La spiaggia attrezzata con lettini ed ombrelloni è sempre sorvegliata dal personale della struttura e non manca mai l’assistenza; è esigua però rispetto al numero di ospiti. Se l’intenzione è quella di dormire fino a tardi, il rischio è quello di non trovare posto facilmente.

L’animazione è soft, mai invadente. Il venerdì e il sabato sera sono organizzate due serate a base di musica, cocktail e divertimento in altrettanti locali sulla spiaggia. Il primo, il Waikiki, non merita considerati i 45 minuti di auto che ci vogliono per raggiungere la località di Pwani Mchangani; il Kendwa Rocks invece, a poche centinaia di metri dal My Blue, è una gradevole soluzione per ballare a piedi nudi sulla sabbia.

Di tutt’altro tenore l’escursione pomeridiana a piedi al vicino villaggio di Nungwi: un forte impatto con la realtà che circonda gli ovattati villaggi turistici. Edifici fatiscenti, piccole bancarelle con frutta e canna da zucchero, alici essiccate al sole su luride stuoie stese in terra, tanta sporcizia, polvere e povertà. Toccante la visita alla scuola, dove centinaia di bambini, con le loro divise bianche e blu, si accalcano nelle aule ben disposti a distrarsi per battere il cinque al turista di turno. Quaderni, matite e penne portati dall’Italia sembrano non bastare mai: i piccoli alunni scalpitano per accaparrarsi una semplice penna e si entusiasmano per il dono ricevuto. I loro grandi occhi scuri commuovono e gli enormi sorrisi conquistano. Qui non si sceglie, ma si apprezza ciò che si ha o ciò che si ha la fortuna di ricevere. La frequenza della scuola pubblica è essa stessa un privilegio. Ogni villaggio, anche il più piccolo, ha una scuola ma le famiglie che non possono permettersi di comprare la divisa ai propri figli non possono mandarli a scuola

  • 22592 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social