Yunnan: la frontiera cinese sospesa tra tradizione e avanguardia

Viaggio in una terra in cui si alternano post-modernità e stili di vita fuori dal tempo, utilizzando mezzi di trasporto locali e alloggiando in ostelli e pensioni

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  • di mnz86
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Lungo la strada che dall’aeroporto porta alla città, la prima cosa che si nota sono i grattacieli residenziali in buona parte in costruzione. Alti mediamente una trentina di piani, l’uno identico all’altro (se non per piccoli elementi modificati per dare l’illusione del movimento: un paio di piani in più o in meno, la distribuzione dei colori leggermente diversa), sorgono in file ordinate a grappoli di 10, 20 o anche 50. Come se, per un numero inferiore, da queste parti non valesse nemmeno la pena di fare un progetto e di aprire un cantiere.

Avvicinandosi alla città lungo l’autostrada, compaiono poi i primi vecchi palazzi popolari in calcestruzzo a vista forse costruiti dagli anni ’60-‘70. Hanno 4 o 5 piani, e i balconi presenti nel progetto originario sono stati interamente murati o verandati. Spesso, all’esterno della veranda, è stato aggiunto un secondo ordine di davanzali o bovindi raccolti all’interno di fitte inferriate che, più che per proteggere dall’esterno, sembrano fatte per contenere la gran massa di oggetti e forse di persone che devono essere accatastati all’interno di quegli spazi inadatti a ospitare tutte le suppellettili della modernità di una popolazione urbana in incredibile espansione.

Il traffico è fitto e lento, ma tutto sommato ordinato nonostante la tendenza di tutti a stare sulla più aspirazionale corsia di sorpasso che costringe a frequenti sorpassi a destra e genera un costante rumore di sottofondo di clacson. Le corsie sono però ben delimitate, e i grandi viali sono affiancati da alberi e da ampie piste laterali su cui circola un flusso costante di scooter elettrici silenziosi su cui viaggiano due o tre persone senza casco. Le automobili, che procedono a passo d’uomo di semaforo in semaforo, sono in media di grandi dimensioni (SUV cinesi ma anche molti Nissan, Toyota, VW, BMW): l’utilitaria non sembra al momento essere contemplata. Idem dicasi per le biciclette, quasi del tutto assenti, se non per qualche giovane hip che prova a destreggiarsi tra gli scooter.

Le strade sono affiancate da due ali di negozi spesso minuscoli e del tutto aperti sulla strada. Partendo dalla periferia, si susseguono senza soste tavole calde (i locali appaiono sempre intenti a masticare qualcosa, e mangiare fuori casa è la norma), negozietti di abbigliamento, drogherie, ricambisti, ferramenta, parafarmacie (dove integratori e pillole sono affiancati da vasi pieni di funghi e radici) e negozi di cellulari (vera e propria ossessione nazionale, con l’immaginario dominato da Apple e i volumi sostenuti da un gran numero di produttori cinesi). Le insegne al neon e la musica dance a tutto volume solo la norma, così come gli “strilloni” che muniti di microfono declamano le ultime offerte invitando la gente ad entrare.

Avvicinandosi al cuore della città, compaiono poi anche i primi negozi “moderni” (con vere vetrine e manichini) ed i centri commerciali, i fast food internazionali (soprattutto KFC) e qualche Ipermercato (anche un WalMart). Gli angoli tra le strade sono invece affollati di venditrici di frutta e di street food (pannocchie lessate, patate abbrustolite, wurstel speziati, spiedini di polpo), un apparente retaggio del passato in una città dove lo showroom Rolex si trova a poche decine di metri dai venditori ambulanti di frutta, e dove gli attuali miliardari sono cresciuti spesso senza l’acqua corrente in casa.

Giunti al terminal dell’Airport Express (presso il parcheggio dell’hotel West Inn, in centro) recuperiamo gli zaini e cerchiamo un mezzo per raggiungere l’ostello. Prima si offrono di accompagnarci due scooteristi-tassisti abusivi, poi raggiunta la strada fermiamo un taxi.

I taxi, almeno in questa parte della Cina, sono una manna

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