Cina, l’invasione degli ultracorpi - (il MILLINO)

I viaggi sono i viaggiatori; ciò che vediamo è ciò che siamo. Quello che troverete di seguito non è la verità, ma la mia personale interpretazione delle sensazioni che in quei luoghi ho avuto. È stato scritto per permettere allo ...

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  • di ermagghe
    pubblicato il
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

I costi: la Cina è ancora una nazione abbastanza economica, ce la siamo cavata con una media di 24 € al giorno compreso qualche oggetto di artigianato locale. Il Cambio all’epoca del nostro viaggio: 1,00 € = 9,25 Y (yuan) – 10 Y = 1,08 €

Il clima: 46 giorni nei quali ha fatto caldo, freddo e tiepido; il clima era ottimo nello Yunnan, piovoso nel Guizhou, nebbioso a Pechino, piuttosto grigio nello Sichuan e fresco ma soleggiato nel Quinghai. Le nostre stanze: sempre doppie con bagno, sempre pulite anche se spesso con poca personalità, hanno sempre l’acqua calda, asciugamani, finestra, presa di corrente, carta igienica, a volte la tv e costano tra i 60 e i 180 Y a notte ovviamente trattabili. Abbiamo sempre trovato camere libere in qualsiasi albergo quindi direi che non serve prenotare città per città, ma non tutti gli alberghi economici accettano turisti stranieri.

I viaggiatori: Mag e Sabri pollo.vagante@gmail.com

Itinerario I Parte: da Lao Cai (Vietnam) attraversiamo il confine; da HèKou autobus fino a Xinjie; autobus notturno fino a Kunming; treno notturno fino a Kaili; rientro con treno notturno a Kunming; autobus fino a New Dali e successivo bus fino a Dali; autobus fino al bivio per Shaxi e successivo taxi fino in centro; taxi fino al bivio e autobus fino a Lijiang; autobus per Shangri-la (Zhongdian) e a ritroso fino a Lijiang; Itinerario II Parte: volo per Beijing (Pechino) e bus fino in centro; treno per Pingyao; treno notturno per Xian; tre autobus e un taxi per Tongren; autobus per Xining; volo per Chengdu e successivo volo per Kathmandu (Nepal).

Martedì 23 febbraio 2010 – gg 133

Ci facciamo lasciare dall’autobus all’incrocio in modo da non fare molta strada a piedi; il confine con la Cina è a poche centinaia di metri, già possiamo intravedere l’arco (se così si può chiamare) sulla cui sommità vi è un incomprensibile scritta in ideogrammi sovrastata dall’emblema della Repubblica Popolare. I festeggiamenti per il capodanno cinese sono appena terminati. La giornata è grigia, il cielo lattiginoso e, mentre passiamo il check alla frontiera del Vietnam gli ultimi scocciatori si offrono di portarci i bagagli, sperando in qualche mancia, e provando a venderci yuan ad un tasso di cambio osceno. Fortunatamente i nostri bagagli sono leggeri ed ho già cambiato un centinaio euro in valuta cinese ad un mercato nel nord del Laos. Non mi sembra vero, sono mesi che aspetto di arrivarci e farla a piedi amplifica la mia gioia. I pochi viaggiatori che ci sono stati ed a cui abbiamo chiesto informazioni ci hanno detto “peste e corna” dei cinesi; “non potranno essere peggio dei vietnamiti” penso tra me e comunque non mi importa. Mentre attraverso il ponte sull’affluente del Fiume Rosso ma dall’acqua decisamente grigiastra guardo dritto davanti a me e ripenso alla mia missione. Il piano è semplice ma diabolico: entrerò in Cina come un comune turista, arriverò fino a Pechino, e lì contagerò il maggior numero di persone possibile con il virus della Laotite (detta anche: poca voglia di sbattersi) che ho contratto a Luang Prabang. Dalla capitale il terribile morbo si diffonderà in tutte le province, e presto, i laboriosi cinesi diventeranno un miliardo di sonnacchiosi nullafacenti. L’economia cinese a quel punto tracollerà e noi occidentali potremo nuovamente governare economicamente e culturalmente il mondo come abbiamo sempre fatto*. Lo so che detto così sembra una c*****a, ma fidatevi, funzionerà! Oltrepassato il ponte si viene invitati ad entrare in un edificio in cemento e vetro per sbrigare le formalità

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Commenti
  1. ermagghe
    , 11/4/2012 14:07
    aaa

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