Partenza il 24/12/2016 · Ritorno il 13/1/2017
Viaggiatori: 2 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Affascinante Vietnam

di Dodi - pubblicato il

Le vespe di Hanoi

A Bangkok c’è cordoglio. Pochi mesi fa è morto Bhumibol Adulyadej, Re della Thailandia, ed è stato indetto un anno di lutto. E’ impossibile non notare la gente vestita di nero, alcuni con un fiocco attaccato alla camicia o un nastrino fra i capelli, e gli striscioni appesi ai muri. Uomini, donne, ragazze e ragazzi, nessuno fa eccezione. Il Re, amato come una divinità, ha regnato per settant’anni, per cui quasi tutti i thailandesi hanno conosciuto solo il suo regno. Al trono è ora salito il figlio Maha Vajiralongkorn.

Come altre volte prima di un viaggio in Asia, Bangkok è una tappa intermedia, mentre la meta di quest’anno è il Vietnam. Consapevoli che in poco più di due settimane non sarà possibile visitarlo per intero, per iniziare il nostro viaggio atterriamo a Hanoi, nel nord del Paese.

Il desiderio di scoprire anche questo pezzo di sud est asiatico nasce dai bei ricordi di altre visite: le emozioni vissute dagli incontri con la gente, la filosofia buddhista, che infonde tanta serenità, la natura da scoprire, la pace dei monasteri.

L’impatto con il traffico di motorini della capitale, quindi, ci coglie di sorpresa. Sembrano sciami di vespe irritate e ronzanti, pronte ad attaccare gli sprovveduti pedoni come me, che si azzardano a passarci in mezzo. L’unico modo per attraversare le strade, seguendo con un certo timore il consiglio di altri viaggiatori che mi hanno preceduto, è non fermarsi e lasciare che siano loro, le vespe, pardon, i conducenti, a schivarmi. Facile a dirsi. Questa situazione si ripresenterà in tutte le città, quindi tanto vale farsene una ragione.

Sono anche sorpresa da tutto quanto riescono a trasportare sui loro mezzi: bidoni, casse di frutta, mobili. In pratica la casa. Gli adulti portano quasi tutti dei caschetti sulla testa, mentre i bambini, spesso tenuti in braccio dai genitori, sono protetti solo da una mascherina anti-smog, che è senz’altro utile, visto l’inquinamento delle città, ma mi pare del tutto superflua in un caso, insperato, d’incidente.

Tornando a Hanoi, la zona intorno al lago Hoan Kiem è un’oasi di pace. In tanti si ritrovano sulle panchine a chiacchierare mentre i bambini si divertono con gli artisti di strada o gustando un gelato.

Per visitare la città senza perdere troppo tempo decidiamo di seguire un tour organizzato che ci ha portato, fra l’altro, al Mausoleo di Ho Chi Mihn, solo per passare intorno alla salma imbalsamata dell’ex leader comunista, scortati e guardati a vista dai soldati. Per fortuna nel tour erano incluse anche visite ad alcuni templi buddhisti, che erano molto più interessanti e illuminanti.

Invece, lo spettacolo delle marionette sull’acqua della compagnia Thang Long Water Puppet, a cui abbiamo assistito nell’omonimo teatro, è stato un piacevole momento di svago. Dietro a un paravento, immersi nell’acqua fino al petto, gli artisti muovevano i loro burattini attaccati a dei pali orizzontali. Le scene, soprattutto rivisitazioni di leggende e di vita quotidiana, erano accompagnate da un gruppo di musicisti e cantanti, e da piccoli fuochi d’artificio.

Dopo alcuni giorni un treno notturno con cuccette ci ha portati da Hanoi a Sa Pa, nell’estremo nord, vicino alla frontiera con la Cina. Questa cittadina ci ha ricordato San Moritz, con il suo piccolo lago, l’aria frizzante e le montagne circostanti. I lineamenti delle persone, di diverse etnie, mi fanno pensare ai popoli himalayani, che hanno avuto un’influenza sulla regione in passato. Le donne portano ampie gonne, spessi calzettoni e sciarpe colorate in testa.

Di turisti ce ne sono pochi, per lo più sono asiatici, di mezza età e ben equipaggiati per le temperature a volte rigide a queste altitudini (Sa Pa è a 1600 msm) e per affrontare i trekking nei villaggi etnici, maggiore attrattiva della regione e attività che ha impegnato anche noi nei due giorni successivi.

Il tempo si era messo al brutto e la pioggia ci ha accompagnato fin dal mattino sui pendii resi scivolosi dal fango, circondati da terrazzamenti coltivati a riso. Alcune ragazzine del posto, nei loro stivali di gomma, ci hanno guidato e fatto da “mamme”, tenendoci per mano per evitarci troppe scivolate. E’ stata un’esperienza esilarante e per nulla imbarazzante.

Dopo una giornata di cammino, infangati da capo a piedi, siamo quindi giunti a un villaggio etnico. La doccia, calda, del tutto inattesa in quell’ambiente rurale, è stata un toccasana. Ci ha ospitato una gentile famiglia che ha preparato una buona cena, gustata a una tavolata con altri turisti stranieri. Al piano superiore, su una balconata che seguiva il perimetro del locale sottostante, a nostra disposizione abbiamo trovato dei materassi, cuscini e coperte per la notte. La camminata di ritorno a Sa Pa per fortuna si è svolta con tempo asciutto e la sera stessa abbiamo fatto ritorno a Hanoi. Dopo avere raggiunto Haiphong in treno, un aliscafo ci ha fatto sbarcare all’isola di Cat Ba, nell’omonimo villaggio punteggiato, al largo, da pescherecci abbelliti dalle tante bandierine vietnamite. Non era molto caldo ma le spiagge ci hanno invogliato a fare una passeggiata con i piedi nell’acqua e sopra la scogliera. Peccato che dal bel paesaggio marino spuntassero anche alcuni eco-mostri, cioè mega strutture alberghiere in costruzione. Anche nei dintorni di Cat Ba ci sono risaie e i contadini al lavoro con il loro tipico cappello di paglia a cono erano sorridenti e ci salutavano al nostro passaggio. Le montagne circostanti sono definite “a schiena di drago” per la loro particolare configurazione ma l’attrazione dell’isola è la vicina baia di Ha Long, dalle cui acque spuntano pinnacoli calcarei. La giornata in barca, seppur uggiosa, o forse proprio per quello, creava un’atmosfera mistica per le nebbie che sbucavano dal mare. Il viaggio in bus da Haiphong a Hué è durato tutta notte e buona parte della giornata successiva, con una sola sosta effettuata dopo undici ore. Il mezzo era dotato di brandine strette e ravvicinate una all’altra e sembrava di essere in gabbia. Al contrario del treno, che era, tra l’altro, pulito e confortevole, non c’era la possibilità di alzarsi per sgranchirsi le gambe e non c’era il WC. Hué era la capitale dell’impero Nguyen, ultima dinastia del Vietnam fino al 1945. E’ attraversata dal Fiume dei profumi e vanta una cittadella cinta da mura al cui interno si trova l’antica città imperiale. Si possono inoltre visitare alcuni mausolei e antiche pagode.

Anche Hué, a mio avviso, è un posto caotico per cui ero contenta di ritrovare un po’ di quiete a Hoi An, il cui centro è chiuso al traffico per buona parte della giornata e sui due lati della strada che costeggia il fiume si snoda un mercato del pesce, verdura, frutta e fiori.

Lungo le vie le case sono decorate da lanterne colorate che quando vengono accese, di sera, creano un’atmosfera suggestiva.

Il nostro parziale giro del Vietnam è finito a Hoi An. Nonostante la pioggia che ci ha accompagnato in tutte le escursioni, il nord del Paese è affascinante, con i villaggi etnici nelle montagne, le donne nei loro abiti colorati, il misticismo della baia di Ha Long, le lanterne illuminate di Hoi An, e ha lasciato il segno. Non perché sia stata punta da una vespa (motorizzata), però. La mia speranza, ora, è che gli scooter non si trasformino in automobili, anzi, in calabroni.

di Dodi - pubblicato il
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